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Papa Francesco: a tanti non interessa il destino dei profughi

Papa Francesco nell'omelia della domenica delle Palme: “Gesù prova sulla sua pelle anche l’indifferenza. E penso a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati dei quali tanti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”.

Gesù fu a suo tempo vittima “dell’indifferenza” che oggi colpisce i emarginati e profughi nel mondo: quella di coloro “che non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa per la Domenica delle Palme, presieduta in una Piazza San Pietro gremita da circa 70 mila persone. La liturgia solenne è stata aperta dalla processione e dalla benedizione papale delle palme e degli ulivi e conclusa dal lungo giro di saluto di Francesco tra la folla, a bordo della papamobile. Il servizio di Alessandro De Carolis: La condizione di uomo, Lui che era Dio. Poi una vita da servo, Lui che era Re. E poi sempre più giù, lungo la scala di una spogliazione che nelle ultime ore di vita diventa atroce: venduto, tradito, falsamente accusato, insultato, frustato, preferito a un omicida, inchiodato sulla croce, marchiato con l’infamia da una esecuzione riservata alla feccia della società, Lui che dell’umanità era la redenzione.

Gesù entra nelle nostre città
Dopo aver preso parte alla consueta processione verso l’obelisco di Piazza San Pietro e aver benedetto le palme e gli ulivi alzati dalla folla, all’omelia della Messa che apre la Settimana Santa Papa Francesco elenca quasi con puntiglio ciò che la lettura del Passio ha appena rievocato nel silenzio delle circa 70 mila persone presenti: “l’abisso” dell’umiliazione patita da Gesù che, afferma, “sembra non avere fondo”. È il “mistero dell’annientamento”, dice, il quale tuttavia inizia senza lasciare presagire ciò che sarà, con gli osanna della folla lanciati al Maestro mite che entra a Gerusalemme cavalcando un asino: “Sì, come è entrato a Gerusalemme, Egli desidera entrare nelle nostre città e nelle nostre vite (…)

Niente poté fermare l’entusiasmo per l’ingresso di Gesù; niente ci impedisca di trovare in Lui la fonte della nostra gioia, la gioia vera, che rimane e dà la pace; perché solo Gesù ci salva dai lacci del peccato, della morte, della paura e della tristezza”.

Amore che si china
Ma la Settimana Santa è una discesa verso l’annullamento. Il Figlio di Dio che “svuotò sé stesso” per farsi “Figlio dell’uomo” – il “senza peccato” in “tutto solidale con noi peccatori” – sceglie, sottolinea Francesco, di lavare i piedi ai discepoli. Gesto da schiavo ma segno di quell’amore “sino alla fine”: “Ci ha mostrato con l’esempio che noi abbiamo bisogno di essere raggiunti dal suo amore, che si china su di noi; non possiamo farne a meno, non possiamo amare senza farci prima amare da Lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza e senza accettare che l’amore vero consiste nel servizio concreto”.

I profughi di nessuno
Dal Cenacolo in poi le ore si fanno convulse. Gesù, ricorda Francesco, è “umiliato nell’animo” con scherni e sputi e straziato nel corpo con violenza feroce, fino alla “condanna iniqua” da parte di autorità che hanno altri interessi che fare realmente giustizia. Una situazione che il Papa rivede in uno dei più grandi drammi di oggi: “Gesù prova sulla sua pelle anche l’indifferenza, perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino. E penso a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati dei quali tanti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”.

Perdono abissale
E c’è ancora il gradino più basso. Appeso al patibolo, oltre alla derisione, Gesù “sperimenta il misterioso abbandono del Padre”, al quale però Lui stesso si abbandona con fiducia totale, senza mai smettere di amare né chi gli è vicino, né chi lo ha messo a morte: “Gesù (…) all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio”.

La “cattedra di Dio”
“Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi – conclude Francesco – pare difficile persino dimenticarci un poco di noi” stessi: “Siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, è la ‘cattedra di Dio’. Vi invito in questa settimana a guardare spesso questa ‘cattedra di Dio’ per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama”.

«Mi viene in mente l’esempio del beato Pier Giorgio Frassati. Lui diceva: “Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri”». La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto il messaggio di Papa Francesco in preparazione alla 31ª Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata a Cracovia in Polonia dal 26 al 31 luglio 2016 e alla quale parteciperà il Pontefice. Il tema è: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Matteo 5,7). Sarà anche l’occasione per celebrare il 30° dell’iniziativa, celebrata ufficialmente per la prima volta nel 1986.

Ricorda il Pontefice: «Nel nostro lungo e impegnativo cammino siamo guidati dalle parole di Gesù tratte dal “discorso della montagna”. Abbiamo iniziato questo percorso nel 2014, meditando insieme sulla prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Matteo 5,3). Per il 2015 il tema è stato “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo 5,8). Nell’anno che ci sta davanti vogliamo lasciarci ispirare dalle parole:”Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Matteo 5,7)».

La Giornata è una felice intuizione e una provvida invenzione di Giovanni Paolo II come segno dell’attenzione della Chiesa ai problemi e alle attese, agli interrogativi e alle speranze dei giovani. Nel 1984 per l’Anno Santo straordinario 1983-84 per i 1.950 anni della Redenzione, il Papa invita i giovani a Roma per la Domenica delle palme: inaspettatamente rispondono in 250 mila da tutto il mondo. Nel 1985, per iniziativa dell’Onu, si celebra l’«Anno internazionale della gioventù» e a Roma convergono 300 mila giovani. Papa Wojtyla rimane talmente impressionato da istituire la «Giornata» nella Domenica delle palme. Il Pontefice – e lo fanno anche i successori Benedetto XVI e Francesco – presiede la celebrazione ogni tre anni in un Paese diverso; le diocesi la celebrano ogni anno all’inizio della Settimana Santa.

Ogni Giornata ha un tema illustrato da un messaggio papale. Quest’anno l’iniziativa si inserisce a buon diritto nell’Anno Santo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015-20 novembre 2016), «diventando un vero e proprio Giubileo dei giovani a livello mondiale – osserva Papa Francesco -. Non è la prima volta che un raduno internazionale dei giovani coincide con un Anno giubilare. Infatti, fu durante l’Anno Santo della Redenzione (1983-84) che san Giovanni Paolo II convocò per la prima volta i giovani di tutto il mondo per la Domenica delle palme. Fu poi durante il Grande Giubileo del 2000 che più di due milioni di giovani di circa 165 Paesi si riunirono a Roma per la XV Giornata mondiale della Gioventù. Come avvenne in questi due casi precedenti, sono sicuro che il Giubileo dei giovani a Cracovia sarà uno dei momenti forti di questo Anno Santo».

Parlando di Pier Giorgio Frassati – nel 90° della morte (1925-4 luglio-2015) e nel 25° della beatificazione (1990-20 maggio-2015) – Papa Francesco spiega: «Era un giovane che aveva capito che cosa vuol dire avere un cuore misericordioso, sensibile ai più bisognosi. A loro dava molto più che cose materiali; dava sé stesso, spendeva tempo, parole, capacità di ascolto. Serviva i poveri con grande discrezione, non mettendosi mai in mostra. Viveva realmente il Vangelo che dice: “Mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto” (Matteo 6,3-4). Pensate che un giorno prima della sua morte, gravemente ammalato, dava disposizioni su come aiutare i suoi amici disagiati. Ai suoi funerali, i famigliari e gli amici rimasero sbalorditi per la presenza di tanti poveri a loro sconosciuti, che erano stati seguiti e aiutati dal giovane Pier Giorgio».
Infatti il suo ultimo pensiero sul letto di morte fu uno squisito gesto di carità. Un poliomielite fulminante lo stroncò in appena sei giorni. La malattia si era manifestata il 29 giugno 1925, e nessuno immaginava che un giovane così forte e vigoroso potesse soccombere. Spira alle 19 del 4 luglio 1915 nella casa di corso Galileo Ferraris 70: dalla finestra della sua camera vede la chiesa parrocchiale della Crocetta dedicata alla Beata Vergine delle Grazie. Il giorno prima, venerdì 3 luglio, Pier Giorgio chiama presso il suo letto la sorella Luciana e le consegna una «polizza di pegno» e una confezione di iniezioni. Poi vuole scrivere, nonostante la grave spossatezza, un biglietto per Giuseppe Grimaldi, l’amico che avrebbe dovuto accompagnarlo nella consueta visita settimanale del venerdì ai poveri assistiti dalla Conferenza di san Vincenzo de’ Paoli della Crocetta.

Su quel biglietto c’è scritto, con una calligrafia stentatissima: «Ecco le iniezioni di Converso . La polizza è di Sappa: l’ho dimenticata. Rinnovala a mio conto».

Già nel messaggio per la Giornata mondiale del 2014 Papa Francesco cita Pier Giorgio che all’amico Isidoro Bonini il 27 febbraio 1925 scriveva: «Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere».

Lo scorso 4 luglio è iniziato l’«Anno frassatiano» che si concluderà alla Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia nel 2016. L’urna con le reliquie del beato Pier Giorgio sarà a Cracovia. È la sorpresa annunciata dall’arcivescovo Cesare Nosiglia annunciata ai centomila giovani presenti in piazza Vittorio Veneto domenica 21 giugno 2015, quando Papa Francesco, nella visita a Torino, in mattinata si soffermò in preghiera silenziosa davanti alla Sindone in Cattedrale e poi sostò all’altare di Pier Giorgio.

Nel pomeriggio Papa Bergoglio rivolse ai giovani un discorso controcorrente. Disse: «L’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone, l’amore è casto…Non vorrei fare il moralista – aggiunse – ma dire una parola che non piace, impopolare: anche il Papa alcune volte deve rischiare nelle cose, per dire la verità. In questo mondo edonista, dove conta soltanto la pubblicità, il piacere, “passarla bene”, io vi dico: siate casti». E per finire ripeté le parole di Pier Giorgio: «Se volete fare qualcosa di buono nella vita, “vivete, non vivacchiate”. Vivete!».

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