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Medici condannati, i colleghi “amareggiati dal clima d’assedio, certi della loro correttezza”

Una toccante lettera di solidarietà ai cinque medici dell'ospedale di Bergamo condannati a una anno con pena sospesa e insieme una denuncia sulle condizioni di stress in cui si lavora al pronto soccorso contrapposto alla sfiducia dell'opinione pubblica, arriva dall'Associazione dei medici e dirigenti del Papa Giovanni.

Una toccante lettera di solidarietà ai cinque medici dell’ospedale di Bergamo condannati a una anno con pena sospesa (leggi) e insieme una denuncia sulle condizioni di stress in cui si lavora al pronto soccorso contrapposto alla sfiducia dell’opinione pubblica, arriva dall’Associazione dei medici e dirigenti del Papa Giovanni.

L’ANAAO-ASSOMED dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII è vicina ai cinque Colleghi recentemente condannati per concorso in omicidio colposo ad un anno di reclusione con pena sospesa.

Se da un lato è doveroso attendere di conoscere le motivazioni della sentenza, dall’altro ci sentiamo di dover sin d’ora esprimere alcune riflessioni.

Come è ben noto, e più volte ribadito anche attraverso i media, i Medici che si trovano a lavorare in un Pronto Soccorso e quanti sono chiamati a prestarvi la loro collaborazione si trovano ad operare in condizioni di superlavoro e di stress dovuti all’elevata ed incontrollabile affluenza di utenti. Ciò nonostante, la scrupolosa applicazione di linee guida e protocolli sia clinici che diagnostici ed assistenziali, unitamente al costante aggiornamento e verifica dei risultati garantisce per la professionalità di ogni Operatore, orientata ad ottenere il miglior esito possibile.

A questo si contrappone lo sconfortante clima di sfiducia, e talora di accanimento, di parte della pubblica opinione nei nostri confronti, che ripetutamente sembra chiedere solo “Di chi è stata la colpa? Chi ha sbagliato?” senza neppure voler prima conoscere che cosa è successo e perché.

Testimonianza di tutto ciò ci sembra il lungo iter giudiziario e i ripensamenti che lo hanno costellato e che hanno portato ad una condanna che ci lascia stupiti, almeno considerando gli elementi a noi noti della storia clinica dello sfortunato paziente.

Ci pare così contraddittorio, date queste premesse, il pressante richiamare tutti gli Operatori Sanitari a rifuggire dalla medicina difensiva, generatrice di inutili costi e priva di ricadute positive sull’utenza.

Ci chiediamo come non si comprenda che il clima di assedio nel quale percepiamo di vivere le ore lavorative non possa che creare risposte di arroccamento.

Crediamo di essere sempre stati e di voler continuare ad essere coloro che contribuiscono a garantire il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione, anche quando questo significa sacrifici personali. Credeteci: anche se non appaiono, sono quotidiani e snervanti.

Purtroppo ripetuti sono gli episodi che ci feriscono e ci rendono dubbiosi.

Comprendiamo il dolore di chi ha perso un proprio congiunto e si chiede il perché. Con ognuno di loro anche noi desideriamo una risposta.

Per nostro conto, tuttavia, lasciateci confidare che nel prosieguo giudiziario i Colleghi vedano riconosciuta la loro estraneità e che ogni traccia di fango venga spazzata dalla loro persona.

Cogliamo l’occasione per rinnovare, anche da Bergamo, il pressante invito al Parlamento e alla politica a fare il proprio lavoro e portare avanti il più in fretta possibile il disegno di legge sulla responsabilità professionale.

Davvero se le cose proseguono in questo modo per noi medici sarà sempre più difficile curare i pazienti. Siamo sicuri che è quello che si vuole?

Tutto questo non servirà comunque a lenire la profonda amarezza che giorno dopo giorno caratterizza sempre più la nostra attività lavorativa e il nostro vissuto.

La segreteria Aziendale ANAAO-ASSOMED dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII

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