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Luca, studente di Valbrembo: “Il mio tirocinio in Nepal dopo il terremoto” foto

Laureato in Ingegneria Edile all'Università degli Studi di Bergamo, ha fatto del suo tirocinio un tirocinio di vita. La meta? Kathmandu, capitale del Nepal devastata dal sisma.

C’è chi va su e giù dalle Ramblas, chi sogna un bacio sulla Tour Eiffel e chi di godersi Londra dalla Millenium Wheel. E poi c’è chi, invece, preferisce scuotere per bene il mappamondo e puntare il dito un po’ più in là, a circa 8.000 kilometri di distanza da casa.

Come Luca Innocenti, 26 anni, di Valbrembo. Laureato in Ingegneria Edile all’Università degli Studi di Bergamo, ha fatto del suo tirocinio un tirocinio di vita. La meta? Kathmandu, capitale del Nepal devastata dal sisma: non proprio il biglietto aereo che t’aspetti di trovare in tasca ad uno studente universitario.

“Dopo la laurea mi sono preso un po’ di ferie – racconta Luca – e ho deciso di visitare il Nepal. Ci sono rimasto un mese ed è stato amore a prima vista”. E non solo perché è appassionato di montagne e trekking. “Quando ho saputo che Kathmandu era stata vittima del terremoto, ho subito pensato di tornare come volontario per portare il mio contributo”.

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La catastrofe è quella dello scorso 25 aprile, quando un violentissimo terremoto di magnitudo locale 7,8 con epicentro a circa 34 km a est-sud-est di Lamjung causò più di 8.000 morti e gravissimi danni in Nepal oltre che nelle zone himalayane di India, Cina, Bangladesh e Pakistan. L’evento sismico più violento che abbia mai investito l’area dopo il 1934, quando un terremoto di magnitudo 8 provocò la morte di circa 10.600 persone.

Detto, fatto. Luca s’informa, partecipa ad un workshop sulle tecniche di costruzione antisismiche e viene messo in contatto con un ufficio del luogo, composto da una quindicina di giovani architetti e ingegneri. Zaino e coraggio in spalle, e parte. Con buona pace di mamma, papà e della sorella più grande.

Una volta giunto a destinazione, lavora ad un progetto pilota di costruzione di una scuola con caratteristiche di anti sismicità, con muratura in terra cruda e tetto in bambù: un progetto che è di recente stato approvato dal governo nepalese e sul quale verranno edificate le scuole del futuro. Costo del progetto, circa 20.000 euro.

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Inoltre, provvede alla ricostruzione della casa di una vedova e dei suoi due bambini: 30 metri quadrati d’abitazione equipaggiati con due piccole stanze e una cucina all’aperto: “In quel periodo ho dormito in tenda e mangiato nelle case della gente del posto”. Riso, zuppe, erbe, curry e pollo gli ingredienti del menù d’alta quota. “I nepalesi sono un popolo pacifico, socievole, disponibile e dignitoso. Non esitano ad offrirti quel poco che hanno e spalancano le porte di casa loro trattandoti come il più gradito degli ospiti”.

E ora, la situazione com’è? “Per fortuna quasi tutti hanno un tetto sotto il quale ripararsi, ma i problemi da affrontare restano molti”. A partire dall’allarme turismo (si parla di un calo del 70% delle visite dopo il terremoto dell’aprile scorso) e dall’embargo imposto dall’India, principale fornitore per le materie prime e per il cibo. “E’ dura constatare come un popolo già pesantemente messo alla prova dal terremoto debba anche subire atti di forza di questo genere”. Tuttavia, ad oggi, sembrano arrivare notizie parzialmente positive: dopo 5 mesi di blocco, il confine con l’India è stato riaperto il 10 febbraio scorso.

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