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Processo delitto Yara, Bossetti si commuove di fronte alla moglie fotogallery video

Marita Comi ha portato in Aula le figurine dei figli per dimostrare che il carpentiere passava spesso da Brembate Sopra

Rivede gli album delle figurine che aveva regalato ai figli, incrocia lo sguardo della moglie, e ripensando alle serate trascorse in casa con la famiglia si commuove. Massimo Giuseppe Bossetti ha chiuso mercoledì 16 marzo la lunga deposizione di fronte alla Corte d’Assise che fra qualche settimana deciderà se è stato lui a uccidere la piccola Yara Gambirasio.

Ma prima di tornare a sedere al proprio banco, il carpentiere di Mapello, sempre freddo di fronte agli inquirenti, ha offerto al pubblico una scena di umanità.

Sua moglie Marita Comi, su consiglio degli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ha portato in Aula una decina di album di figurine dei personaggi che il 45enne comprava anche nelle edicole di Brembate Sopra come regalo ai propri figli.

Un modo per cercare di dimostrare, a differenza di quanto raccontato di fronte al giudice dagli edicolanti stessi, che Bossetti passava spesso alla sera dal paese in cui abitava la giovane ginnasta, e in cui lui ha vissuto fino al matrimonio.

L’imputato, quando Marita apre la borsa che contiene le figurine, la guarda commossa e con la voce strozzata dall’emozione pensando ai suoi tre figli afferma: “Sì, sono queste. Ma ce ne sono molte altre a casa. Non tutte erano disponibili in edicola, infatti avevo lasciato il mio numero agli edicolanti, in modo che quando arrivavano alcune serie mi chiamassero. Io dovevo completare tutte le raccolte”.

L’udienza era iniziata con l’interrogatorio della Corte. Una sola domanda da parte del giudice Antonella Bertoja (dopo due udienze con la raffica di quesiti dalle varie parti) per capire perché secondo lui il furgone ripreso nelle vicinanze della palestra di Brembate, la sera della scomparsa di Yara, non sarebbe il suo.

Bossetti ha osservato con attenzione ogni singola immagine nel fascicolo che gli è stato consegnato sulle comparazioni tra il suo mezzo e quello immortalato, per poi spiegare: “La cabina può essere simile, ma l’allestimento è diverso. Il cavalletto di protezione del mio autocarro era stato montato male. Gli stessi rivenditori mi avevano fatto notare questo difetto. Quello ripreso invece ne monta uno installato correttamente. Sull’altro è stata anche installata una cassetta doppia rispetto alla mia. Il mio ha solo una maniglia di apertura, questo ne ha due”.

Mercoledì ha deposto anche un 17enne, che aveva 11 anni quando scomparve Yara e che aveva raccontato ai carabinieri di aver visto, nel novembre del 2010, mentre lasciava la palestra di Brembate, una ragazzina parlare con 3 uomini vicino a un furgone bianco.

Il giovane però in Aula non ha ricordato la data esatta di quell’avvistamento. “La ragazzina – ha detto il ragazzo – aveva i capelli raccolti in un chignon e indossava un giubbotto nero con la scritta Hello Kitty”. Una testimonianza che, in ogni caso, era già stata approfondita nel corso delle indagini e non aveva dato riscontri.

Ha parlato anche un tecnico informatico, che si era occupato dell’installazione e della manutenzione dei computer di casa Bossetti. Ha spiegato di non avere mai avuto particolari richieste tecniche da parte della coppia, nemmeno su programmi per eliminare le ricerche in internet.

Al termine dell’udienza. la difesa di Bossetti ha poi chiesto alla Corte di poter esaminare il fascicolo sulla morte di Sarbjit Kaur, 21enne di origini indiane scomparsa il 24 dicembre del 2010 e trovata senza vita sei giorni dopo a Cologno al Serio. Secondo i legali “le lesioni trovate sul corpo di quella ragazza sono sorprendentemente simili a quelle sul corpo di Yara”. Quel caso, di cui se ne occupò tra l’altro sempre il pubblico ministero Letizia Ruggeri, venne chiuso come suicidio.

Anche per questo il pm si è opposto alla richiesta. Il collegio presieduto da Antonella Bertoja si è riservato di decidere.

Si tornerà in aula venerdì 18 marzo, con una decina di testimoni convocati dai legali di Bossetti.

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