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Dal mercato sbagliato al poco feeling con Reja: Sartori è meglio di Marino?

A Bergamo che si parli di Atalanta o di territori, quando non anche di banche, la verità pare sempre essere circoscritta o meglio proposta sotto argomentazioni mai chiare.

Premesso che alla proprietà bisogna riconoscere di essere subentrata in un momento delicato della famiglia Ruggeri e di avere sviluppato e investito in strutture come Zingonia, che rappresentano il fiore all’occhiello nel panorama calcistico italiano. Non tralasciando la iniziata ristrutturazione dello stadio.

Non altrettanto bene possiamo dire della gestione tecnica. A dir poco disastrosa se guardiamo alle due ultime stagioni. E Sartori alla luce dei risultati non ha fatto meglio di Marino.

La sensazione, suffragata dai fatti, ci porta ad affermare che Zingonia è visto solo come un hotel a 5 stelle per fare cassa.

Bergamo con grosso rammarico non riesce a godersi i prodotti del vivaio. Qualche esempio?
Gabbiadini a Bergamo, colpevole un allenatore sopravvalutato e ben pagato come Colantuono, trovava spazio solo nei finali di partita e in un ruolo, prima punta, poco adatto alle sue caratteristiche. Ben venduto si diceva, 10 milioni di cucuzzi, ma ora il Napoli ne ha rifiutati 25 dal Wolfsburg.

Baselli e Zappacosta, mandati a Torino fin dai primi giorni dell’ultimo mercato estivo per non più di 10 milioni, con il risultato che a destra stiamo ancora cercando un soggetto spendibile, oltre scoprire, come per Gabbiadini, che le caratteristiche di Baselli non erano certo quelle da centrale basso di metà campo, il che sarebbe stato oro colato per l’Atalanta, senza bisogno di trasformare Cigarini nel ruolo di interno. Quello che Baselli fa a Torino.

E qui Sartori dovrebbe spiegare. Era Cigarini da vendere, visto che le richieste non mancavano. Ma lo stesso responsabile dell’area tecnica dovrebbe dare ben altre risposte.

Sottovoce le ha lasciate trasparire Reja, scelto da Marino e mai in totale sintonia con le scelte di mercato di Sartori. Come per le ultime di gennaio, arrivate dopo una affermazione del tipo “non faremo movimenti perché la squadra ha una sua fisionomia accompagnata da ottimi risultati”.

Infatti via Maxi e Grassi, oltre a Denis, sostituiti da cinque elementi, compresi due svizzeri misteriosi, che Reja non impiega, con tanti saluti alla parte sinistra della classifica e lo spettro di essere risucchiati nelle ultime tre posizioni per retrocedere. Non può succedere, l’anno scorso ci salvò il crac del Parma, quest’anno Verona a parte c’è sempre Zamparini a darci una mano.

Ma con i Borriello e Diamanti, senza nulla togliere al loro valido passato, non investi per il futuro della squadra.

Aggiungi che Percassi in una intervista di fine anno spiegava che Reja non aveva bisogno di conferme di contratto in scadenza a giugno. “Solo una catastrofe potrebbe non farci continuare con lui”.
Ecco che ci siamo. Se non è una catastrofe non vincere da 14 partite.

Il mercato di gennaio ha trasformato la squadra. Un allenatore non confermato non trova più consenso nello spogliatoio. Borriello un quarto d’ora dopo essere arrivato già non accetta le osservazioni del tecnico. Così fanno Stendardo e Pinilla e la società tace.

Reja disarmante confessa di non capirci più nulla. La società gli conferma la fiducia solo fino alla gara di mezzogiorno con il Bologna: un altro modo poco elegante per sfiduciarlo.

In attesa di Prandelli, contattato da Percassi, che nicchia perché per rilanciarsi vuole vedere un progetto che, grand hotel Zingonia a parte, a Bergamo non si intravede se non con una rifondazione completa non solo di giocatori, anche di idee.

Ci penserà Sartori. Ha in mano Stramaccioni e Maran, non Corini impresentabile per il suo passato. Ma il modello Chievo è risorto solo dopo la sua partenza e ci guarda dalla parte sinistra della classifica. Ricordiamocelo.

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