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Caso Yara, Bossetti al giudice: “Ecco perché quel furgone non è il mio” fotogallery video

Il presunto omicida della tredicenne di Brembate ha risposto alla Corte che lo giudicherà

“Il furgone ripreso quella sera a Brembate non è il mio”. Massimo Giuseppe Bossetti è tornato in Aula mercoledì 16 marzo per rispondere alle domande del giudice Antonella Bertoja.

La presidente della Corte d’Assise ha chiesto all’unico imputato per il brutale delitto della tredicenne Yara Gambirasio, da cosa identifica come non suo il furgone ripreso la sera della scomparsa della tredicenne.

Bossetti ha osservato con attenzione ogni singola immagine e poi ha spiegato: “La cabina può essere simile, ma l’allestimento è diverso. In particolare la barra di protezione sul cassone, che nel mio sporge meno, e la cassa degli attrezzi, che in questo è doppia”.

Ancora una volta numeroso il pubblico presente in aula. Tra loro anche la moglie di Bossetti, Marita Comi.

 

Nella scorsa udienza Bossetti aveva attaccato il lavoro degli inquirenti, in particolare riguardo le indagini sul dna ritrovato su slip e leggins del cadavere della giovane ginnasta: “Vi dico che non appartiene a me. Non è mio. Non riuscite nemmeno a capire che fluido sia, avete fatto delle indagini strampalate –  le sue accuse al pm – . Tiratemi fuori le prove vere piuttosto”.

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