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Un labirinto di forme e colori: è l’omaggio a Paolo Ghilardi

Si propone come un omaggio della città a due anni della scomparsa dell'artista la mostra "Paolo Ghilardi – I ritmi del colore, la danza delle forme", allestita fino al 3 aprile alla Ex Chiesa della Maddalena, in via Sant'Alessandro 39/d.

Si propone come un omaggio della città a due anni della scomparsa dell’artista la mostra “Paolo Ghilardi – I ritmi del colore, la danza delle forme”, allestita fino al 3 aprile alla Ex Chiesa della Maddalena, in via Sant’Alessandro 39/d.

Curata da Paolo e Silvia Ubiali e promossa dalla Fondazione Creberg, la mostra passa in rivista un quarantennio di attività di una personalità artistica eclettica e rigorosa, tra le più interdisciplinari e meno provinciali della Bergamo del secondo Novecento.

Artista di ricerca e d’ambiente, maestro e docente di Teoria del colore e pittura al Liceo Artistico e all’Accademia Carrara, consulente in ambito architettonico e urbanistico per il colore del centro storico di Bergamo, Ghilardi in 60 anni di attività indefessa ha dato un contributo eccezionale al mondo contemporaneo delle arti in termini di senso del colore, di gusto della composizione, di intelligenza spaziale e di freschezza espressiva.

La sua indagine insofferente all’omologazione del gusto, portata all’interazione tra pittura, musica, architettura, design, grafica, scultura, urbanistica, ha precorso operazioni artistiche e tendenze curatoriali divenute familiari oggi anche al grande pubblico, che vanno sotto il nome di contaminazioni, installazioni ambientali e interventi “site specific”.

“Per me l’artista è stato una grande scoperta – ha sottolineato all’inaugurazione Angelo Piazzoli, segretario generale Fondazione Creberg – prima che come artista come cittadino: vedo in lui un vero “civis bergomensis”, perché ha fatto bene alla cultura, all’insegnamento, all’arte. Quando l’ho conosciuto in occasione della sua mostra a Bergamo Arte Fiera nel 2010 l’avevo trovato simpaticamente umano, culturalmente intrigante, grandissimo per l’arte”.

In mostra spiccano i “Cervelli” di fine anni Sessanta, la serie dei quadrati policromi degli anni Settanta, con le variazioni sul tema dell’angolo e del movimento modulare, le dinamiche “Forme nello spazio” che preludono ai primi esperimenti di environment allestiti nel ’76 alla Galleria Lorenzelli e poi alla “Polena” di Genova, le sculture in metallo e plexiglass degli anni Ottanta e Novanta, ben collocate nell’abside dell’ex chiesa.

Un percorso studiato con attenzione, che sfrutta al meglio il dialogo suggestivo tra l’ambiente trecentesco e le opere dell’artista. Nello specifico, una selezione intelligente e mirata di opere, che la curatrice Paola Ubiali così riassume: “I cervelli-labirinto sono opere sintetiche, asciutte, assolutamente interessanti per la loro sintesi geometrica: è la prima volta che Ghilardi usa colori fluorescenti che strizzano l’occhio alla pop art che allora stava affascinando la sua generazione. Quadrati concentrici, bande modulari, colori pulsanti e sincopati si vedono bene soprattutto nel decennio Settanta che è quello centrale esposto in mostra. Negli anni ’80 l’artista ha ancora voglia di sperimentare materiali nuovi, come plexiglass e vetro, e recupera un discorso pittorico fatto di vibrazioni luminose, contrasti cromatici, piani che scivolano. La mostra si chiude su un’ opera del 1995: Ghilardi 65enne non ha perso verve e grinta, si mette in gioco e indaga nuovi materiali e soluzioni, tessuti colorati e industriali e ferro con i quali costruisce delle gabbie prospettiche, delle scatole in 3d: recupera e rielabora così quelle proiezioni ortogonali e giochi di ombre che aveva già indagato negli anni Sessanta per avviare il suo percorso nell’arte geometrica”.

In mostra è disponibile il catalogo, con un approfondito saggio critico della curatrice Paola Ubiali.
L’esposizione è aperta nei seguenti orari: da martedì a domenica, dalle 15.30 alle 19.30.

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