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“Rimettetevi al tavolo con Percassi”: oltre 120 firme dai residenti di Crespi

I residenti di Crespi hanno protocollato al Comune di Capriate San Gervasio una lettera corredata da oltre 120 firme per chiedere al sindaco di porre fine alle schermaglie politiche e dare il via libera al progetto di riqualifica dell'ex fabbrica.

Una petizione per fare ripartire al più presto le trattative del progetto di riqualificazione di Crespi d’Adda. L’iniziativa parte direttamente dai residenti di Crespi. O meglio, da quella parte che vede nel progetto del gruppo Percassi l’occasione da non lasciarsi scappare al fine di risollevare le sorti dell’ex fabbrica.

Sabato 12 marzo è stata protocollata al Comune di Capriate San Gervasio una lettera corredata da oltre 120 firme per chiedere al sindaco Valeria Radaelli di porre fine alle schermaglie politiche e dare il via al progetto di riqualifica: “Non vi è dubbio alcuno che vi siate adoperati in ogni modo per gestire il progetto con attenzione, comprensione, buona volontà e integrità – si legge nella lettera in riferimento al lavoro svolto dall’amministrazione comunale – ma vorremmo che il cardine centrale della discussione verta sulla necessità di garantire ad un luogo, che definiamo solennemente “Patrimonio dell’Umanità”, un futuro all’altezza della sua gloriosa storia, senza che siano il denaro, un parcheggio, la viabilità, tutti aspetti importantissimi e che è giusto non sottovalutare, a indicarci la direzione, ma valori più alti a determinare la strada verso quale dovrà essere costruito il nostro domani”.

La petizione nasce anche in risposta all’antagonista comitato ‘No Parking’, espressione di quella fetta di popolazione che si è schierata contro la costruzione del parcheggio da 400 posti auto in zona ex-orti.

Riportiamo qui di seguito il testo integrale della lettera:

“Egregio Signor Sindaco,

Siamo con la presente a scriverle per esprimere la nostra sentita preoccupazione per quanto apprendiamo dai quotidiani circa lo svolgimento delle trattative per la riqualificazione dello stabilimento che fu, una volta, il Cotonificio Benigno Crespi.
È con viva apprensione che leggiamo di “distanze tra le parti” o della nascita di “comitati contro” che potrebbero condurre ad un “possibile abbandono del progetto”.
Mossi da questa inquietudine, vorremmo far sentire la nostra voce, quella di persone che a Crespi d’Adda vivono, o perché ci sono nate, o perché ci sono cresciute, perché ci sono finite a viverci, e che, comunque, conoscono questo luogo fin dai tempi in cui la fabbrica ne era ancora il baricentro assoluto. E ciò per evitare che si confonda la popolazione crespese con il manipolo di velleitari contestatori che si fanno paladini del proprio quieto vivere e per chiarire la nostra posizione riguardo come ci immaginiamo il futuro di questo luogo sottraendoci a qualsiasi fraintendimento, strumentalizzazione e mistificazione.
È nostra convinzione che l’intenzione di rivitalizzare il complesso industriale crespese, da parte del Gruppo Percassi, sia una occasione più unica che rara per la nostra città. Si tratta di un evento che attendiamo da tanto, tanto tempo. È, infatti, dal lontano 22 dicembre 2003 che, questo gigantesco e meraviglioso monumento alla fatica operaia e all’illuminata imprenditoria lombarda dell’Ottocento, è alla ricerca di un futuro diverso da quello di una lenta, malinconica ed inesorabile agonia.
Oggi vediamo affacciarsi un nuovo soggetto imprenditoriale che avrebbe tutte le potenzialità di “rifondare” il nostro villaggio e a quest’ultimo non possiamo che augurare la miglior fortuna per l’impresa che lo aspetta, nella speranza che anche lui trovi quella sensibilità che è necessaria a rinvigorire il genius loci di questo luogo come seppe fare, 138 anni fa, l’illuminato fondatore Cristoforo Benigno, coniugando lavoro e società.
Crespi d’Adda, infatti, fu fondata dal lavoro, più che sul lavoro: senza di esso, senza un forte progetto socioeconomico che riesca a coinvolgere di nuovo la comunità speciale di un luogo così speciale, rischia di perdere il suo significato fondante condannandolo a diventare soltanto un quieto e grazioso complesso di abitazioni.
È molto cambiato, da allora, il modo di intendere il lavoro e lo stesso modo di lavorare ma quello che ci piacerebbe vedere a Crespi d’Adda è una fabbrica viva e produttiva, un luogo dove le persone e le idee si incontrino per generare progetti e innovazione, un motore che possa riavviare anche la macchina abitativa di questo villaggio e che, a quest’ultimo, possa portare nuova linfa vitale. Riteniamo questa la assoluta priorità su cui basare la discussione ed il suo metro di giudizio. Non ci si fermi davanti alla paura di un cambiamento che sarà comunque imprescindibile.
Per questo Vi chiediamo che si intavoli con l’impresa privata un rapporto di strettissima collaborazione, basato su di un dialogo onesto e costruttivo, che si fondi sulla comprensione dei rispettivi ruoli e delle reciproche esigenze, sotto la guida di una integrità morale e accompagnati al fianco da una serie di innumerevoli e specifiche competenze, reclutate in funzione della importanza del luogo e del calibro dell’intervento.
Non vi è dubbio alcuno che vi siate adoperati in ogni modo per gestire il progetto con attenzione, comprensione, buona volontà e integrità ma vorremmo che il cardine centrale della discussione verta sulla necessità di garantire ad un luogo, che definiamo solennemente “Patrimonio dell’Umanità”, un futuro all’altezza della sua gloriosa storia, senza che siano il denaro, un parcheggio, la viabilità, tutti aspetti importantissimi e che è giusto non sottovalutare, a indicarci la direzione ma valori più alti a determinare la strada verso quale dovrà essere costruito il nostro domani.
Lo conosciamo tutti il detto: “l’operazione è riuscita perfettamente ma il paziente è morto”. Ecco, invitiamo tutti a pensare prima al paziente che all’operazione, tenendo a mente sempre che Crespi d’Adda non è soltanto un isolato quartiere residenziale ma è un villaggio ideale del lavoro che, in assenza di quest’ultimo e delle energie propulsive che esso emana, diviene soltanto un monumento funebre alla sua memoria ed un Patrimonio dell’Umanità su cui posare fiori”.

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