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Restauro del Donizetti: cantiere nel 2017 e senza interruzione

Pare che sia stata trovata una soluzione che mette tutti d'accordo per il restauro del teatro Donizetti: il cantiere aprirà nel 2017 e si lavorerà senza interruzioni.

Bocche cucite su tutti i fronti, anche se pare che sia stata trovata una soluzione che mette tutti d’accordo per il restauro del teatro Donizetti: si sta lavorando alla stesura del bando per i prossimi mesi. I tempi? Ancora questo di preciso non si sa, se non che bisognerà aspettare il 2017 per vedere aperto il cantiere.

Se questo è l’epilogo bisogna narrare il retroscena perché il restauro del Teatro Donizetti aveva creato due scuole di pensiero sulle modalità di intervento che hanno allungato i tempi.

Due fazioni ben bilanciate di ingegneri, geometri e impresari che si contendevano il dibattito. Chiudere completamente il teatro cittadino per un anno e mezzo oppure scindere il cantiere in due tempi permettendo lo svolgimento di alcune stagioni e spettacoli?

Un dilemma che divideva e appassionava. Anzi, pareva fatto a puntate.

Tutto ha avuto inizio quando i saggi che compongono la Fondazione Teatro Donizetti (Domenico Bosatelli, Valerio Marabini e Roberto Sestini), costituita proprio per raccogliere i fondi necessari per il restauro, avevano chiesto ad Ance (Associazione dei costruttori bergamaschi) una collaborazione.

Il motivo era ed è semplice: dopo le esperienze negative di cantieri pubblici cittadini (per esempio: i sette anni di lavori all’Accademia Carrara e l’infinito cantiere dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII) sarebbe stato opportuno affidare il cantiere del Donizetti ad un’impresa bergamasca.

Tecnicamente alle Ati (le Associazione temporanee di imprese) che avevano presentato le loro proposte in base ai progetti definitivi. I saggi – tali sono, non solo per età ma per il corposo curriculum professionale – avevano chiesto integrazioni, spiegazioni, garanzie.

Oltre ai ribassi, si era entrati in dettagli sui sistemi di intervento del restauro. Basti pensare che si era scesi persino sull’impatto che avrebbero avuto i mezzi pesanti sul traffico cittadino. Il vero nocciolo però erano i tempi: spacchettare l’intervento oppure chiudere per un anno e mezzo il teatro e avere campo libero?

La fazione dei contrari a dividere in due tempi i lavori aveva ribadito che ci sarebbe stato un aumento dei costi, troppi operai sullo stesso cantiere e che si sarebbero dovuti costituire turni giornalieri e notturni per portare a termine i lavori in poco tempo. Si aggiungeva a tutto ciò l’imprevisto, che si sa: nella ristrutturazione di un’abitazione ha un peso, in un teatro come il Donizetti avrebbe gravato sull’intera città.

Al di là delle due correnti di pensiero sul cantiere la parola è tornata alla politica, con il sindaco Giorgio Gori nei panni del sensale delle diverse parti in gioco e che alla fine pare abbia trovato la quadra.

Si sarebbe quindi deciso per una chiusura di circa un anno e mezzo del teatro per permettere di intervenire su uno spazio libero da vincoli legati alle diverse stagioni.

Resta il desiderio che questo intervento rimetta a nuovo l’amato teatro della città. Se poi i lavori venissero affidati ad un gruppo di imprese bergamasche sarebbe la consacrazione per il rilancio di un settore, quello edile, da troppo tempo sofferente in terra orobica.

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