BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Un bimbo, il Kosovo non pacificato, l’amicizia: “Enclave” conquista il BFM

Non stupisce che il film di Goran Radovanovic sia stato selezionato a rappresentare la Serbia come miglior film straniero agli Oscar 2016.

Settimana decisamente in crescendo nella mostra-concorso che ha presentato mercoledì sera “Enclave”, pellicola matura e raffinata del regista serbo Goran Radovanovic.

Una fotografia limpida e curata, la ricerca di inquadrature originali e espressive, una sceneggiatura asciutta e pregnante, narrano la vicenda di Nenad, il bimbo serbo che vive in una piccola enclave cristiana in Kosovo. Sensibile e introverso, Nenad vive col padre che beve troppo e col nonno che sta morendo, e non ha amici.

Il film si apre proprio con il ragazzino che in un’aula deserta legge alla maestra il proprio componimento dal titolo “Il mio migliore amico” e dichiara che il suo migliore amico è il nonno col quale gioca a domino tutte le sere, che il padre beve e vorrebbe trasferirsi a Belgrado, che il nonno lo rimprovera e vuole morire dove è nato.

Quando la lezione finisce Nenad esce e trova ad aspettarlo un blindato della KFOR (le truppe di pace delle Nazioni Unite), all’interno del mezzo c’è un uomo anziano con cui durante il viaggio gioca e scambia qualche notizia sulla famiglia, lungo il tragitto due bimbi lanciano pietre contro il carrarmato.

A poco a poco siamo agganciati da questa situazione inconsueta e scopriamo che Nenad vive circondato dalla comunità kossovara musulmana, che il clima è teso e ostile (siamo a cinque anni dal conflitto), che l’uomo nel blindato è il sacerdote del villaggio che aspetta la nuova campana per il nuovo campanile della chiesa distrutta. La campana arriva, il nonno muore e bisogna chiamare il sacerdote per il funerale e la sepoltura; nel frattempo al villaggio si prepara un matrimonio secondo la tradizione musulmana, arriva la zia di Nenad da Belgrado, il padre viene arrestato per possesso di armi.

Nenad va in cerca del prete e s’imbatte nei ragazzini musulmani che lo coinvolgono più o meno amichevolmente nei loro giochi presso le macerie della chiesa, da dove poco prima il sacerdote ha sellato il cavallo, l’ha attaccato al carretto, e si è avviato verso casa di Nenad per le esequie del nonno.

La narrazione avanza con un ritmo ottimamente scandito dal viavai lungo la strada che attraversa l’enclave – col blindato, a piedi, in corriera, in carretto, con l’auto della polizia-; dalla contrapposizione di lutto e festa, botti celebrativi e colpi d’arma da fuoco, processioni di festa in auto imbandierate e camminate anche senza scarpe per tornare a casa a dare l’estremo saluto, azioni violente degli uomini e sguardi attoniti e saggi degli animali; dai parallelismi tra le due religioni, da colpi di scena e suspence.

Come si raccomanda per un buon componimento che prevede svolgimento, spannung e scioglimento (Radovanovic è ferrato in materia e lo enuncia anche per bocca della maestra in una delle ultime scene del film in cui Naned è di nuovo a scuola), anche questo film sviluppa tutte le fasi tipiche di un testo narrativo giungendo allo scioglimento della tensione massima quando Naned si ritrova nuovamente davanti al titolo del tema “Il mio migliore amico”. E’ allora che, attraverso le immagini che illustrano i suoi ricordi, si spiega fino in fondo l’epilogo della vicenda tra i ragazzini e si afferma la forza e la possibilità del perdono inaspettato tra rivali.

Tra i tanti film sulla guerra in Kossovo, perlopiù inclini al melodramma, “Enclave” si stacca nettamente per la dimensione nitida di una regia che riesce a sottolineare bene alcuni temi mantenendo dall’inizio alla fine l’attenzione dello spettatore.

Indimenticabile l’immagine di Naved che indossa un paio di jeans del padre esageratamente fuori taglia: indicano la dismisura di quello che gli accade attorno, della maturità che gli è richiesta, il pudore con cui li regge sembra quasi proteggere il suo corpo bambino e insieme la sua infanzia.

Non stupisce che sia stato selezionato a rappresentare la Serbia come miglior film straniero agli Oscar 2016.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.