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Massimo Bossetti torna in Aula, ma non come imputato fotogallery video

Querelò il genetista Buzzi: in tv aveva detto che sul cadavere di Yara furono trovati peli del carpentiere

Massimo Bossetti torna in Aula, ma non come imputato. Il presunto omicida di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, è atteso stamattina (giovedì 10 marzo) al tribunale di via Borfuro per un procedimento contro il genetista Fabio Buzzi, querelato dallo stesso Bossetti per diffamazione dopo alcune dichiarazioni in un programma televisivo.

Il professor Buzzi, ex responsabile dell’Unità operativa di Medicina legale dell’Università di Pavia, era stato incaricato dalla Procura di Bergamo di analizzare i reperti piliferi (peli e capelli) ritrovati sul cadavere della tredicenne.

In un intervento alla trasmissione di Canale 5 “Segreti e delitti”, pochi giorni dopo l’arresto del carpentiere, Buzzi dichiarò che erano stati trovati peli di “Ignoto 1” (Massimo Bossetti, secondo gli inquirenti) sul corpo di Yara. Una dichiarazione pesante, che venne poi rilanciata da diversi giornali.

Ma il professore aveva sbagliato, tanto che lui stesso nel corso della serata cercò di rettificare quanto aveva detto, parlando di un fraintendimento.

Secondo l’esito delle analisi, infatti, delle 7 tracce umane rinvenute sulla giovane ginnasta, nessuna era di Bossetti.

Il carpentiere e il suo avvocato Claudio Salvagni decisero di querelare Buzzi. Un procedimento penale per diffamazione per cui il procuratore aggiunto Massimo Meroni, aveva già chiesto l’archiviazione.

Ma la difesa del 45enne si è opposta a quella richiesta, e il giudice per le indagini preliminari Marina Cavalleri ha così fissato un’udienza in camera di consiglio, in cui deciderà se archiviare definitivamente il procedimento o approfondire la questione.

Nel frattempo Bossetti tornerà in Aula anche domani, venerdì 11 marzo, per proseguire la sua deposizione al processo per il delitto di Yara (Leggi qui la prima parte).

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