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La mia Crespi d’Adda? “Intelligente, sostenibile, culturale, smart” foto

Abbiamo chiesto a Michele Vianello, ex vice sindaco di Venezia nonché Digital Evangelist e profondo conoscitore della più avanzate realtà urbane, di dirci la sua sul progetto di riqualificazione dell'ex villaggio operaio.

Crespi d’Adda a rischio modernizzazione? Beh, dipende di quale modernizzazione si tratta: se di una modernizzazione arrogante, bulimica ed invasiva, destinata a consumarne nel tempo la bellezza; o di una modernizzazione al contrario virtuosa, consapevole, funzionale, che parli il linguaggio delle nuove tecnologie e sappia ridare lucentezza al volto incartapecorito dell’ex fabbrica; preservando, magari, quel meraviglioso equilibrio che natura e azione umana hanno contribuito a forgiare.

In una parola? illuminata. Aggettivo, quest’ultimo, che ben si presta alla figura di un Digital Evangelist come Michele Vianello, tra i più conosciuti ed apprezzati in Italia. Un guru nel campo delle smart cities, dell’innovazione del territorio e dell’impresa. Giusto per dare un’idea, stiamo parlando dell’ex vice sindaco di Venezia, nonché della mente che ha partorito l’infrastrutturazione banda larga e Wi-Fi del capoluogo veneto (sul suo profilo LinkedIn, comunque, trovate di tutto e di più).

Un uomo 3.0 che al progetto di riqualificazione di Crespi d’Adda farebbe tanto, tanto comodo:

L’Italia deve rendersi conto di una cosa: o innova o l’ambiente urbano muore, poiché la sostenibilità passa necessariamente dal cambiamento. Motivo per il quale ripensare in modo smart un villaggio industriale della fine del ‘800 sarebbe una sfida straordinaria sia per il Comune di Capriate San Gervasio che per il gruppo Percassi.

Secondo i dati raccolti dall’Anci sono 1.308 i progetti “smart” in Italia (per quanto isolati e non ancora organici), 15 milioni i cittadini coinvolti e 158 i Comuni interessati, per un investimento totale di 3,7 miliardi di euro. Numeri tuttavia da valutare con attenzione, poiché molti dei progetti sono ancora in attesa di approvazione o in fase di sviluppo. Work in progress”, tanto per non abbandonare l’inglese.

“Una città può essere definita smart quando gestisce in modo intelligente (“smart”, appunto) le attività economiche, la mobilità, le risorse ambientali, le relazioni tra le persone, le politiche dell’abitare e i metodi d’amministrazione“. Un po’ l’identikit di quel modello virtuoso che va cercando il sito di Crespi d’Adda.

Crespi

Già, ma come? “Avvalendosi delle infinite possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il consiglio che mi sento di dare agli attori coinvolti in questo straordinario progetto di riqualifica è quello di guardare all’universo di queste tecnologie: reti di sensori wireless, fibra ottica e internet degli oggetti.

Una città costantemente “connessa” e in simbiosi con l’ambiente circostante. Una sorta di laboratorio condiviso in grado, attraverso l’analisi di dati in tempo reale, di facilitare l’interpretazione della realtà e migliorare la qualità della vita, coniugando innovazione, efficienza e sostenibilità.

Ma attenzione: “Per realizzare tutto ciò è necessario investire sulle persone ancor prima che sulle macchine. Il punto di partenza della Smart City è insegnare l’innovazione al cittadino, il quale si trova al centro del processo di un cambiamento fatto di social network, app, cloud computing, device mobili e cose nuove ma anche vecchie che vanno riassemblate. Le tecnologie sono nulla senza qualcuno che sappia usufruirne e interagire con loro”.

Soprattutto in un periodo storico come questo, dove le risorse sono sempre più scarse e limitate, le pubbliche amministrazioni dovrebbero investire sul capitale umano e sociale, promuovendo piani di alfabetizzazione e inclusione digitale. Non possiamo pensare di governare il futuro e problemi sempre più complessi con strumenti vecchi e con una pubblica amministrazione ancora ferma al passato.

Quindi, come ripensare Crespi d’Adda? “Non voglio illudere nessuno. Un progetto smart richiede tempo e investimenti, economici ed intellettuali. Tuttavia, siamo di fronte ad un complesso storico architettonico di assoluto rilievo internazionale, che merita il massimo rispetto e sforzo per una giusta conservazione e valorizzazione. Non si può pensare di trasformare un posto simile in una succursale dell’Orio Center.

Detto questo, le richieste dell’imprenditore vanno ascoltate: a patto che alle attività commerciali se ne affianchino altre ad uso e destinazione culturale. Per esempio, Crespi d’Adda potrebbe diventare uno splendido centro di apprendimento e sperimentazione, dove stringere collaborazioni con università, centri di ricerca e costruire un Museo del Futuro sull’esempio delle città di Trento e Linz. Del resto, anche la cultura può portare lavoro”.

E ancora: “Uscire dall’autoreferenzialità. Anche Crespi può essere visitata e incrociare la curiosità del mondo. Certo, vanno pensate strutture viabilistiche adeguate”.

Un’idea di villaggio utopistica? Forse. Come, del resto, lo era a suo tempo quella di Benigno Crespi.

Crespi d'Adda

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