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Il vescovo Beschi chiede perdono per i peccati dei preti di Bergamo

Più di 500 preti si sono stretti in preghiera con monsignor Beschi che, ha rivolto una preghiera al Crocifisso, chiedendo perdono dei peccati e delle mancanze della Chiesa di Bergamo e dei suoi preti.

Il Vescovo di Bergamo Francesco Beschi, ha celebrato mercoledì 9 marzo, il Giubileo dei sacerdoti. Più di 500 preti si sono stretti in preghiera con monsignor Beschi che, ha rivolto una preghiera al Crocifisso, chiedendo perdono dei peccati e delle mancanze della Chiesa di Bergamo e dei suoi preti dopo aver proposto una riflessione sulla figura del prete illuminata dal tema misericordia,

Il Vescovo nella sua meditazione, partendo dal racconto “La fine del mondo” di Dino Buzzati, ha proposto ai sacerdoti un esame di coscienza domandando quale tipo di identificazione ci sia in un prete tra la missione ricevuta e la sua vita. Vi può essere il rischio di alcune degenerazioni: quella del prete come “funzionario appassionato” che estranea il suo io dalla missione; quella del prete come “ministro del culto a tempo e responsabilità limitata” con la definizione di spazi privati (anche moralmente) scavati nelle pieghe della missione; e quella del prete come “apostolo a oltranza” che ha perso il senso della figliolanza e del discepolato, in una schizofrenia esistenziale.

Mons. Beschi ha poi esortato i sacerdoti a tornare alla sorgente della Parola di Dio, con un invito ad una fiducia ritrovata e ad una memoria feconda per essere “sacerdoti degni di fede”, cioè capaci di mettere gli uomini in relazione con Dio. Preti misericordiosi, capaci di comprensione, di aiuto e di correzione fraterna. Un prete in cui manchi il senso del servizio di Dio si trasforma in un mero operatore sociale; un prete in cui manchi la compassione dell’uomo si riduce a un funzionario del sacro.

Ha concluso il Vescovo: la misericordia di Cristo si manifesta credibile a partire da una condivisione che non si sottrae alla sofferenza. La partecipazione alla sofferenza dell’uomo diventa la condizione nella quale si manifesta la misericordia di Dio: egli sa “com-patire” e non “compeccare”. Non si deve confondere complicità con il peccato e condivisione liberante con i peccatori.

Ecco la preghiera del vescovo:

“Signore Gesù, mi faccio eco sommessa della voce che è appena salita a Te la voce di noi, i tuoi amici, i tuoi ministri, i tuoi messaggeri. È una voce rotta da un’interiore commozione, da un sospiro che Ti chiede pietà dalla tentazione di ritornare muta. È  voce che diventa coro e canta miserere, è voce che si innalza al cielo, è voce che aspira a raggiungere il cuore d’ogni persona umana. Miserere, misericordia chiediamo a Te, al Tuo popolo, all’umanità. Domandiamo insieme pietà per i nostri peccati nascosti e per quelli che stanno davanti agli occhi, per quelli personali e per quelli che ci han visto tristemente anche se inconsapevolmente complici. Domandiamo perdono e dichiariamo pentimento, per presunzione e sicumere per pigrizie affannate, per ipocrisie giustificate. Chiediamo misericordia e manifestiamo pentimento per superbe immunità, per sicurezze ostentate, per il sottile gusto del potere. Chiediamo pietà a te, ai piccoli, a coloro che Ti credono e coloro che non ti credono per le infedeltà celate e quelle svelate, per gli scandali di nostre azioni devastanti, per le giustificazioni pretestuose e le difese ingiustificabili. Chiediamo il dono della misericordia a Te, alle nostre Comunità, a tutti. Chiediamo la forza della conversione a Te, al tuo Vangelo, ad una rinnovata, umile gioiosa fedeltà.Chiediamo umilmente la pace, per essere uomini di pace”.

 

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