BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Ryan McGinley alla Gamec, la critica Soler: da non perdere

La critica d'arte Elisabetta Soler sul sito www.istantaneevariabili.it recensisce la mostra di Ryan McGinley in corso alla Gamec di Bergamo: "Consiglio vivamente di andarla a visitare anche per la GAMeC di Bergamo è poco conosciuta ma merita, specie per la nuova vitalità che sta attraversando".

La critica d’arte Elisabetta Soler sul sito www.istantaneevariabili.it recensisce la mostra di Ryan McGinley in corso alla Gamec di Bergamo: “Consiglio vivamente di andarla a visitare anche per la GAMeC di Bergamo è poco conosciuta ma merita, specie per la nuova vitalità che sta attraversando”.

Ryan McGinley è uno dei fotografi più promettenti e considerati uno dei bravi della sua generazione. Americano, nato nel 1977, si è fatto conoscere come narratore di una gioventù che vive giorno dopo giorno, sulle strade, ma anche ha approfondito lo sguardo sulla classe media americana e la sua etica.

All’inizio degli anni zero inizia a dedicarsi sempre di più ai corpi ma anche all’ambiente. Temi che porterà avanti con originalità e che lo faranno conoscere al grande pubblico. Il GAMeC gli dedica la prima personale qui in Italia. Mossa intelligente e coraggiosa. È anche la prima volta che la galleria d’arte contemporanea di Bergamo dedica una mostra a un fotografo, in più non conosciuto in Italia.

La mostra si intitola “Four Seasons” e inizia con la stagione dell’inverno. In tutte e quattro le sale ho trovato delle fotografie assolutamente coinvolgenti e significative. Si nota anche la cura con cui McGinley ha realizzato questo progetto. Come viene spiegato ha iniziato a cercare paesaggi incontaminati per poter rappresentare al loro interno il corpo umano in condizioni estreme fin dal 2004. E vi ha lavorato per ben dieci anni. (Esponendo poi ora tutto il progetto si ricollega per esempio sia alla tematica dell’ambiente e sua crisi sia al film The Revenant di Inarritu).

Sono immagini sia fortemente intime sia però con un gusto selvaggio e propense alla “vastità”. Si intuisce l’influenza artistica di pittori del Romanticismo ma anche degli scritti e delle poesie sulla natura dell’americano Thoreau, all’inizio dell’Ottocento. Per non parlare poi del forte richiamo alla musica di Vivaldi. Aggiungerei ma non sono sicura che il fotografo conosca le opere dei pittori tedeschi del Cinquecento ( a cui però si ispirarono sicuramente i pittori che invece McGinley richiama) quali Altdorfer, Elsheimer o Dürer.

Le fotografie sono assolutamente bellissime, con un retrogusto alla nostalgia, al mistero e al silenzio ma che arricchiscono la visione. Complimenti al curatore Stefano Raimondi per la scelta del progetto e alla direttrice responsabile Cristina Rodeschini.

La mostra si concluderà il 15 maggio.

Consiglio vivamente di andarla a visitare anche per il GAMeC di Bergamo è poco conosciuto ma merita, specie per la nuova vitalità che sta attraversando. Oltre alla personale di McGinley, con il biglietto, potrete visitare altre due mostre di arte contemporanea, sempre di alto livello.

“Reasons” di Rashid Johnson, sempre curata da Stefano Raimondi, e “Atlante delle immagini e delle forme” cioè le nuove donazioni alla Galleria.

La GAMeC sta vivendo una rinascita dal forte respiro internazionale e anche solo per questo, come sostegno, mi pare giusto andarla a visitare.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.