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Bergamo Film Meeting: buona la prima, e chi ben comincia…

Il Bergamo Film Festival, che per nove giorni riunirà a Bergamo cinefili da tutta Europa, è iniziato ancora una volta all’insegna della qualità, della ricerca e dell’originalità.

Il Bergamo Film Festival è iniziato, ancora una volta, all’insegna della qualità, della ricerca e dell’originalità.

Sabato 5 marzo, all’Auditorium di Piazza della Libertà è andata in scena la proiezione del film bulgaro “Sete”, che ha ufficialmente aperto la mostra concorso. Venerdì 4 marzo l’inaugurazione della videoinstallazione dell’artista lituano Deimantas Narkevičius e il concerto synth rock al Teatro Sociale del gruppo islandese Mum – eccezionale commento sonoro della splendida pellicola muta di Billy Wilder “Menschen am Sontag”– sono stati il ghiotto antipasto di un nutritissimo calendario che per nove giorni riunirà a Bergamo cinefili da tutta Europa.

Il festival si compone come sempre di una mostra concorso rigorosamente basata sulle preferenze espresse dal pubblico (tutte le sere alle 20,30 all’Auditorium e in replica la mattina successiva al cinema S. Marco), e di molteplici importanti iniziative a corollario.

Citiamo la retrospettiva dedicata all’attrice danese Anna Karina – musa della Nouvelle Vague, che sarà a Bergamo nei prossimi giorni -; la straordinaria rassegna che omaggia il maestro ungherese Miklos Jankos, scomparso nel 2014 -; la sezione “Visti da Vicino” dedicata al genere documentario e quest’anno arricchita dal Premio Miglior Documentario Cgil Bergamo; la personale dedicata all’animatore lettone Vladimir Leschiov, completata dalla mostra dei suoi disegni originali; la sezione Europe! Now con un focus su tre autori del nuovo cinema europeo. E ancora: restauri di grandi classici, anteprime, incontri con gli autori, proposte formative.

Il programma merita di essere letto attentamente per selezionare appuntamenti irripetibili, volti a indagare la cinematografia del continente tra passato e presente, offrendo spunti, sollecitazioni, novità e riletture e spaziando tra le infinite contaminazioni del cinema con l’arte, la letteratura, la musica, i fumetti.

Il film in concorso ieri sera, “Sete”, è il primo lungometraggio dell’attrice, regista e produttrice bulgara Svetla Tsotsorkova. E’ la storia di una famiglia – una coppia con un figlio adolescente – che vive piuttosto isolata in cima a una collina, alle prese con la siccità che ostacola la loro attività di servizio di lavanderia per gli alberghi della zona. Decidono quindi di affidarsi a una ragazzina rabdomante e al padre di lei per trovare una sorgente nella loro proprietà.

Iniziano gli scavi e nel frattempo la siccità si intensifica acuendo in qualche modo anche una sete interiore che va aldilà della necessità d’acqua e una pericolosa arsura dei luoghi e degli animi.

L’opera – che ha un’impronta autobiografica rivela l’autrice poiché anche la sua nonna si occupava di lavare la biancheria per le pensioni vicine- dimostra padronanza della fotografia, della produzione di senso attraverso le immagini, e originalità del soggetto, ma forse una certa lentezza e mancanza di definizione delle dinamiche relazionali.

E’ vero che si costruisce a poco a poco un crescendo fino alla “deflagrazione” finale, ma la storia, più che parlare di “quel tipo d’amore che non conosce confini…ed è più potente della morte” (sono le parole della regista), ci pare la storia di anime prosciugate che arrivano a spaccarsi proprio come la terra arsa dal sole.

La pioggia che arriva sarà un po’ scontatamente catartica. Belle le immagini delle lenzuola stese, che fanno da punteggiatura visiva alla narrazione, di volta in volta espressione del duro lavoro minacciato dalla siccità, di un biancore precario così come la leggerezza fugacemente ritrovata nella scena di madre e figlio che ballano sulle note della radio mentre stendono. Nel complesso un buon inizio per il festival, avanti così.

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