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L’alternativa dei fondi e l’incentivo ai minibond per le imprese

"Finanza innovativa per Pmi: crescere con canali alternativi al credito bancario" è l'incontro che si è svolto nei giorni scorsi nella sede di Confindustria Bergamo.

L’ingresso di un Fondo nel capitale di una società o l’emissione di un Mini Bond costituiscono percorsi che consentono di reperire importanti quantità di risorse a sostegno della crescita ma richiedono un grande sforzo interno alle imprese che devono strutturarsi e presentarsi in modo adeguato ad investitori esterni.

Quali criticità può incontrare una PMI che si affaccia a queste nuove opportunità? Sono strumenti realmente alternativi al credito bancario o hanno finalità diverse? A queste ed altre domande cercheremo di dare una risposta nel secondo appuntamento del ciclo di incontri “Finanza innovativa per Pmi: crescere con canali alternativi al credito bancario” che si è svolto nei giorni scorsi nella sede di Confindustria Bergamo.

Durante l’incontro sono stati presentati alcuni innovativi strumenti finanziari finalizzati al reperimento di risorse attraverso canali alternativi al credito bancario, tra cui Fondi, Private Equity, Private Debt e Minibond.

Dopo una prima fase teorica introduttiva, nuovi protagonisti dei mercati finanziari hanno portato la loro testimonianza riguardo operazioni perfezionate ed opportunità anche per PMI. L’incontro era destinato a imprenditori, responsabili amministrativi e finanziari e ai loro collaboratori. Il ciclo di incontri è stato promosso e organizzato da Punto Finanziario di Confindustria Bergamo in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo.

“In un mondo come quello attuale l’imprenditore ha sempre più l’esigenza di dotarsi di nuovi strumenti finanziari per supportare la sua azienda, prendendo l’esempio anche da altri paesi europei in cui la dipendenza dal sistema bancario è meno marcata – Olivo Foglieni, presidente Gruppo di lavoro Credito e Finanza di Confindustria Bergamo -. Come imprenditori abbiamo anche la necessità di poter avere strumenti per calmierare l’attuale fase di turbolenza dei mercati, di disporre di nuove risorse che ci consentano di programmare, perché senza programmazione non possiamo fare il nostro mestiere. Da parte nostra dobbiamo sempre agire con spirito etico nei confronti dei nostri partner finanziari, sapendo che la trasparenza verrà premiata. Bergamo ha i numeri per lavorare bene, Confindustria Bergamo vuole sostenere le imprese del territorio anche ampliando gli orizzonti della cultura finanziaria”.

Il comune denominatore di tutti gli operatori di capitali di rischio è fornire, oltre al finanziamento, la propria competenza per sviluppare le aziende in cui investono. Rispetto al credito bancario, i capitali di rischio posso essere paragonati ad un “partner” dell’imprenditore.

Mediamente gli investimenti durano tra i cinque e i sette anni, il fondo raccoglie inizialmente capitale dal mercato (banche, assicurazioni, investitori esteri), seleziona le possibilità di business, valuta i piani aziendali delle imprese che devono essere il più strutturati possibile, sostiene la crescita e poi disinvestire per remunerare i sottoscrittori.

Per investimenti sotto i 100mila euro sono pronti ad intervenire i “Business angel”, che solitamente sono ex manager. Per una cifra tra i 500 mila e il milione di euro, la competenza è degli operatori di venture capital che intervengono nella fase iniziale dell’impresa, start up o con pochi anni di vita, per farla crescere rapidamente. Le aziende più strutturate, invece, si rivolgono – per svilupparsi su mercati esteri – ad operatori di private equity per finanziamenti dai 5 ai venti milioni di euro e oltre.

Da non dimenticare che nella fase finale, ovvero dall’uscita del fondo, la società è pronta per una serie di soluzioni che vanno dall’essere quotata in Borsa al passaggio ad un altro operatore di privaty equity, o ancora essere ceduta ad un competitor dello stesso settore.

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