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Bossetti in Aula: “Mai conosciuta Yara”, niente indugi e niente alibi fotogallery video

Il presunto omicida ha iniziato il suo interrogatorio di fronte alla Corte d'Assise: "Me lo dica lei cosa ho fatto il 26 novembre 2010"

Determinato, sfrontato, a tratti strafottente. Nell’udienza di venerdì 4 marzo, Massimo Giuseppe Bossetti ha iniziato il suo interrogatorio di fronte alla Corte d’Assise, in un’Aula gremita di cronisti e di suoi sostenitori.

Cadenza bergamasca non troppo accentuata, voce inizialmente traballante ma poi via via più convinta, jeans e felpa blu, il carpentiere di Mapello non ha risparmiato attacchi ma anche sorrisini nel corso del suo esame.

Una cinquantina di minuti di domande serrate da parte del pubblico ministero Letizia Ruggeri, alle quali il 45enne presunto omicida di Yara Gambirasio ha risposto senza indugi, ma anche senza fornire alibi.

Come quando il pm gli ha chiesto cosa fece la sera del delitto della ragazzina di Brembate, il 26 novembre 2010. “Come faccio a ricordare con precisione cosa ho fatto 6 anni fa? – la risposta dell’imputato – . Non so nemmeno cosa ho mangiato ieri. So solo che sono un abitudinario e che vado ogni giorno al lavoro. Me lo dica lei cosa ho fatto. Credo sia una domanda insensata“.

Il carpentiere di Mapello ha negato invece con fermezza di aver conosciuto Yara, come raccontato da una testimone che li vide in auto insieme: “Mai vista prima che comparisse sui giornali. Lei come nessuno della sua famiglia. Vidi solo un paio di volte di sfuggita il padre, perché venne sul cantiere per alcuni lavori”.

Poi Bossetti, rinvigorito dagli sguardi di approvazione dei suoi fan posizionati tra le prime file del pubblico, passa all’attacco: “Mi creda dottoressa, non sto mentendo. Sono l’unico che qua dentro sta dicendo la verità. Prima di me hanno mentito tutti. Tranne i miei consulenti”.

Il carpentiere, non risparmia nemmeno una frecciatina alla moglie Marita Comi, che aveva deposto nel corso della scorsa udienza (Leggi qui): “Anche lei, nei primi mesi dopo l’arresto, quando veniva in carcere a trovarmi mi poneva moltissime domande. Leggeva le notizie che uscivano e voleva chiarire. Credeva più a voi che a me. Mi ha mancato di rispetto. Ma poi le ho raccontato la mia verità, cioè che io non c’entro nulla con questa storia”.

La giornata era iniziata con il controesame dei consulenti informatici della procura e i dubbi avanzati dai legali di Bossetti su un possibile spionaggio e su un dna artificiale (Leggi qui).

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