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“Mi picchiano, portatemi in comunità”, condannati a due anni e quattro mesi

E' la storia di un bimbo ucraino di 12 anni, residente a Bergamo e maltrattato dalla madre e dal suo compagno: i due sono stati condannati dal giudice a due anni e quattro mesi di reclusione.

I maltrattamenti che subiva, i racconti alla compagna di classe e il passaparola generale che fa arrivare il caso prima ai servizi sociali e poi in procura.

E’ la storia di un bimbo ucraino di 12 anni, residente a Bergamo e maltrattato dalla madre e dal suo compagno: i due sono stati condannati dal giudice a due anni e quattro mesi di reclusione.

Nel giugno del 2015 il ragazzino trova finalmente il coraggio di alzare il telefono e chiedere aiuto alla polizia: “Mi picchiano, portatemi in comunità” è la supplica straziante del piccolo, mosso dalla disperazione e dalla voglia di sfuggire a un ambiente che di tutto sa tranne che di casa.

La madre e il compagno si difendono dicendo che sono “solo maniere forti per punire il piccolo”. Per esempio quando disobbedisce, prende brutti voti a scuola o diventa capriccioso. Ecco allora le punizioni manifestarsi sotto forma di cinghiate, vuoi con la cintura vuoi con un filo elettrico, o stando in ginocchio sui legumi secchi. “Perché da noi si fa così”, hanno risposto agli inquirenti.

Anni di silenzi e soprusi  vengono però interrotti dall’intervento di una mamma, quella di una sua compagna di classe alla quale aveva raccontato tutto quello che gli veniva fatto a casa. La madre della bambina segnala il caso agli insegnati che, a loro volta, richiamano all’attenzione servizi sociali e procura. Fino alla chiamata del bambino al 113, che da una sterzata decisiva alla sua uscita di casa e al fascicolo aperto dal pm.

Adesso il ragazzo si trova in comunità, dove gli è stato affidato un avvocato in veste di curatore speciale.

Giovedì 3 marzo, la coppia che lo maltrattava è stata condannata a due anni e quattro mesi di reclusione con la formula del rito abbreviato.

 

 

 

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