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Voyerismo ed esibizionismo, come gestire i disturbi sessuali

Lo psicologo Massimo Masserini oggi per Bergamonews affronta il tema delle parafilie, cioè dei disturbi sessuali particolarmente diffusi anche grazie ai social media

Lo psicologo Massimo Masserini oggi per Bergamonews affronta il tema delle parafilie, cioè dei disturbi  sessuali particolarmente diffusi anche grazie ai social media.

Voyeurismo

E’ definito voyeurismo, la parafilia (disturbo) della sfera sessuale. Consiste nel ricercare in modo esclusivo l’eccitazione e la soddisfazione sessuale nello spiare, in luoghi sicuri e a loro insaputa, coppie nella loro intimità sessuale, o persone nude o intente a spogliarsi.

Il voyeur, solitamente, ha difficoltà ad avere rapporti sessuali e limita per lo più la sua attività sessuale alla masturbazione. Il fenomeno del voyeurismo riguarda quasi prevalentemente gli uomini. La sessualità maschile è differente da quella femminile: l’uomo usa in prevalenza canali visivi, mentre la donna ha più un bisogno di eccitarsi mentalmente con vicinanza e di tenerezza.

I voyeur sono passivi: il loro piacere è soddisfatto dal fatto che violano l’intimità delle persone che osservano, evitando il contatto. Il voyeurismo basato sulla vista dell’invisibile, del “proibito vedere”.

Nel Voyeurismo, spesso la vittima è inconsapevole. Con i nuovi mezzi tecnologici, (fotografia, televisione, internet ecc…..) c’e’ stata una evoluzione: il “voyeurismo mediatico”, e con una semplice web-cam, si può entrare a spiare in ogni luogo. L’ esordio può avvenire spesso nell’età adolescenziale, per poi manifestarsi prevalentemente in età adulta.

Esibizionismo sessuale

L’esibizionismo sessuale e’ una parafilia (disturbo) della sfera sessuale. Si pratica con l’esposizione dei propri organi genitali verso estranei, non consenzienti e in situazioni particolari. L’uomo (molto spesso) o la donna esibizionista potrebbe anche masturbarsi (o fantasticare sulla masturbazione) durante l’esposizione dei propri organi sessuali, senza nessuna intenzione di attività sessuale verso l’altra persona. il soggetto ha spesso il desiderio consapevole di spaventare, stupire e/o turbare la vittima.

L’esibizionista può anche avere pensieri deliranti di fantasticare che la vittima si ecciterà sessualmente. Ha una estrema dipendenza di ricerca di “stupire”, “provocare una reazione” verso la vittima inconsapevole, alla ricerca di emozioni che gli procurino una forte carica di adrenalina provocando un effetto (choc) sulla vittima, e che poi può concludersi con autoerotismo compulsivo.

Con le nuove tecnologie in ogni caso questo disturbo si sta evolvendo, e anche le donne oggi si “mettono” di fronte ad un computer cercando di contattare chiunque con immagini e filmati (choc), creando anche un effetto dipendenza nelle vittime (solitamente maschi con tratti voyeuristici): anche a scopo di lucro. L’esordio può avvenire spesso nell’età adolescenziale, per poi manifestarsi prevalentemente in età adulta.

Oggi il bisogno “narcisistico” del voler apparire e mettersi in evidenza, è una realtà preoccupante e spinge alcune persone a cercare a tutti i costi di ricevere piu’ consensi e “like” possibili, sui social media.

Disturbi come il voyeurismo e l’esibizionismo sono fenomeni sempre più diffusi e importanti.

Per fare una diagnosi clinica è necessario che il fenomeno si manifesti per un periodo di almeno sei mesi, ma per formulare una diagnosi attendibile, è necessario rivolgersi ad un esperto.

Come psicologo clinico e consulente sessuologico, noto che chi soffre di questi disturbi, difficilmente è disponibile a farsi aiutare: il sentimento prevalente che lo blocca è la vergogna.

Le possibili cause di questi disturbi della sfera sessuale, se non hanno natura biologica, potrebbero derivare da abusi o comportamenti sessuali subiti o a cui si ha assistito nell’infanzia.

Trattamento:

i pazienti che soffrono di parafilie, possono essere curati, attraverso una psicoterapia da un esperto in disturbi sessuali, che li aiuti a trovare una sufficiente capacità di approfondire le eventuali cause remote e profonde, attraverso un percorso costante e con prescrizioni comportamentali adeguate, insegnando a gestire le proprie pulsioni ed emozioni, proiettandole verso comportamenti sociali accettabili.

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