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Va bene il Bocia come Cristo, e in croce finiscono i giornalisti

La notizia è questa: il volto del Cristo nella chiesa dell'ospedale di Bergamo è quello di Claudio Galimberti, detto il Bocia e capo degli Ultrà dell'Atalanta. A lui si è ispirato l'artista Andrea Mastrovito. A pubblicare la notizia è stato Il Corriere della Sera. Ma sui social si critica il giornalismo.

L’arte si è sempre ispirata alla realtà. Questa non è una novità e nemmeno fa notizia. Basti pensare a Caravaggio che ritrasse più volte il suo giovane amante in tele che oggi sono capolavori assoluti. Si scopre però che Andrea Mastrovito, artista bergamasco che ha lavorato alla nuova chiesa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, ha preso in prestito il volto di Claudio Galimberti, detto il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, per raffigurare il Cristo in croce.

Questa è una notizia.

Forse potrà sembrare bizzarra, originale, scontata, paradossale. Ci si può sbizzarrire sugli aggettivi, poi si deve tornare al punto di partenza: è e rimane una notizia. Raddoppia il suo valore in tempi in cui il Bocia è al centro di un caso giudiziario e quando alcune strade di Bergamo vengono invase un sabato sera da centinaia di persone in corteo che chiedono di scagionarlo. Bravo il giornalista Armando Di Landro che ha scovato la notizia, confermata dai frati dell’ospedale che sapevano e dall’artista Andrea Mastrovito che non ha mai nascosto la sua fede calcistica.

Eppure la polemica si sposta dal fatto in sé, dalla scelta del’artista, per concentrarsi sulla necessità o meno di dare la notizia, relegando la stessa a gossip o a inutile scoop. Al centro dei commenti sui social c’è il giornalismo, che pure – sia chiaro – non è esente da pecche e superficialità.

Per esempio Giovanna Brambilla, responsabile dei Servizi educativi alla Gamec scrive: “”Noi pittori ci pigliamo la licenza che si pigliano i poeti e i matti”, questo rispose Paolo Veronese al tribunale della Santa Inquisizione sottolineando l’importanza della libertà della creatività e rifiutando di emendare la sua opera (un’Ultima cena) preferendo cambiarvi il nome (Convito in Casa Levi). Non diversamente accadde una cinquantina d’anni dopo alla struggente “Madonna dei pellegrini” di Caravaggio di cui il pettegolo Baglione disse “ne fu fatto dai preti e da’ popolani estremo schiamazzo”, per i piedi sporchi dei pellegrini, e per l’amicizia dell’artista con la modella che aveva posato. Quattrocento anni dopo siamo ancora lì. Non posto nemmeno l’articolo del Corriere, non credo ne valga la pena. Prima il Cristo non andava bene perché non aveva stigmate e dolore – cosa di cui chi prega, in ospedale, fa volentieri a meno perché le piaghe ce le ha sotto gli occhi – poi non andava bene il papa, che alla crocifissione c’era quanto c’ero io, Andrea, il Bocia o chiunque altro. Poi…. in effetti, con la distruzione della Giungla di Calais, il nostro ottuso arrocco da struzzi davanti ai migranti che si gettano disperati contro il filo spinato, gli ospedali di Medici Senza Frontiere bombardati, e la profonda demagogia della politica, nonché i futuri referendum sulla riforma costituzionale, beh, che dire, certo la notizia dell’anno, quella da Pulitzer, non può essere che questa. Dopo la Querelle sul Sarto del Moroni e l’Oscar a Di Caprio, s’intende”.

E Giuliano Zanchi, già direttore del Museo Bernareggi, per intenderci una delle più belle menti pensanti di Bergamo posta su Facebook: “La prima cosa che mi ha fatto pensare questa fatua cagnarra giornalistica, intrisa di inconfessata grettezza, è come l’informazione della carta stampata sia ormai un anziano che insegue ansimante la vitalità guizzante della rete, raccoglie le minime flatulenze dei social, riempie la carta incitando inconsistenti dibattiti sul nulla”.

Sotto il post di Zanchi non mancano commenti come questo: “L’informazione giornalistica è ormai diventata così umiliante che leggere l’interpretazione di alcuni avvenimenti fa capire quanto ormai non ci sia più discernimento su niente. Inoltre la gente si lamenta che dilagano la cattiveria, il pensiero cattivo e l’aggressività sui social. Peccato che non ci si accorge che i giornali e le reti televisive incitano proprio a questo”.

E ancora: “il valore relativo e transeunte degli “scoop” dei giornali è sintetizzato in un frase di Mario Missiroli che ho più volte sentito ricordata dal grande Gianni Brera: “Nulla è più inedito della carta stampata”. Ogni giorno è come se fosse il primo giorno e basta ricordare che quel tipo di carta, almeno ai tempi di Missiroli, il giorno dopo faceva mostra di sé appesa nelle ritirate pubbliche e private”. 

Sia chiaro, ognuno può esprimere il proprio pensiero sul Cristo col volto di Bocia. Può anche descrivere con parole non proprio lusinghiere il giornalismo bergamasco, anzi metterlo pure in croce. Resta il fatto che di notizia si tratta. Attorno a questa notizia si è creato un dibattito che può avere il pregio di far riscoprire quelle meravigliose opere della chiesa dell’ospedale (un vero capolavoro). E riproporre anche una discussione e un approfondimento sugli spunti dei protagonisti delle opere d’arte. Più che sugli scoop.

In effetti qualcuno di questo parla sui social, per esempio Enrico Baleri, designer e progettista che non ha bisogno di molte presentazioni visto il suo curriculum, che scrive: “Cemento oro zecchino quattro milioni di euro oblò alla Corbusier e, infine, il “bocia” che mi sembra di tutto l’unico valore che sdogana la chiesa dall’ipocrisia storica dei Bertone contro i Bergoglio! Finalmente il Cristo è uomo come lui voleva con le sue fattezze umane. Oggi Mastrovito per quei gesti mi piace di più e molto più di quanto gli sta attorno”.

La notizia c’era e c’è tutta.

Commenti

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  1. Scritto da Patrizio

    Lo trovo uno scandalo all’Italiana.
    Valori ZERO!
    Forse meritiamo quello che abbiamo.