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Sanga: ecco come cambierà il credito cooperativo

Dopo la legge sul rientro dei capitali dall'estero per l'onorevole Giovanni Sanga (Pd) c'è un nuovo incarico: è relatore in Commissione Finanza e in Aula della Legge sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo.

Diciotto articoli in tutto. È l’impianto del disegno di Legge che va a riformare le Banche di Credito Cooperativo, le storiche Casse Rurali. Una riorganizzazione delicatissima che è stata affidata all‘onorevole Giovanni Sanga (Pd) che sarà relatore in Commissione Finanze e in Aula di questa Legge, come è già avvenuto l’anno scorso per il rientro dei capitali.

Che cosa prevede questa riforma?
È strutturata su quattro ambiti: la riforma delle Banche di Credito Cooperativo; la garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione delle sofferenze; le disposizioni fiscali relative alle procedure di crisi e, infine, le norme in materia di gestione collettiva del risparmio”.
Partiamo dal primo ambito, il nocciolo della riforma del credito cooperativo.
“Le Bcc sono una realtà importante del sistema bancario italiano. Hanno radici profonde e una storia che ha caratterizzato la vita, l’evoluzione, la crescita di territori e comunità. In Italia ci sono ben 365 Banche di Credito Cooperativo, insediate in più di 2.700 Comuni con circa 4.400 sportelli, 1.233.000 soci, 37.000 dipendenti. Un sistema complesso, articolato, ricco di specificità”.

Da diversi anni si parla di riforma delle Bcc, ora finalmente si pone rimedio a un ritardo? Come siete arrivati a questo disegno di legge?
“C’è stata una discussione ampia che ha coinvolto molti soggetti istituzionali, economici e sociali del nostro Paese il cui contributo è stato decisivo nella stesura del Decreto che oggi andiamo a discutere. La riforma del credito cooperativo sta dentro un processo di cambiamento e di innovazione del legislazione dell’intero sistema bancario che lo scorso anno ha visto anche l’approvazione della legge di riforma delle banche popolari insieme ad altri provvedimenti volti a favorire da un lato una maggiore trasparenza, dall’altro a dare una stabilità all’intero sistema del credito”.

Entriamo nel dettaglio di questa riforma. Che cosa cambierà di fatto?
“Per poter esercitare l’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo la nuova legge prevede l’adesione obbligatoria a un gruppo bancario cooperativo. Il gruppo bancario è strutturato con una società capogruppo costituita in forma di Spa il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria dalle banche di credito cooperativo appartenenti al gruppo. Inoltre la capogruppo esercita l’attiva di direzione e coordinamento sulle società del gruppo sulla base di un contratto di coesione. Questo contratto assicura l’esistenza di un’autorità di controllo e il requisito minimo di patrimonio netto della società capogruppo è di un miliardo di euro”.

Che cosa disciplina questo contratto?
“Disciplina la direzione e il coordinamento della capogruppo sul gruppo: i poteri della capogruppo nel rispetto delle finalità mutualistiche strategiche del gruppo e l’equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti dall’attività comune. Inoltre il contratto prevede la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle altre banche aderenti”.

È possibile uscire da questo impianto del sistema cooperativo?
“È prevista la possibilità per una cooperativa di trasformasi in società per azioni sempre che eserciti l’attività bancaria. Ovviamente in questo caso sulle riserve patrimoniale che erano state costituite dalla cooperativa e che godevano di agevolazioni fiscali devono pagare un’imposta straordinaria del 20% per poter essere liberate”.

Le banche hanno anche molti crediti in sofferenza. Come verrà affrontato questo problema?
“Con la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza. Sono misure volte a definire un meccanismo per smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari, da attuare mediante la concessione di garanzie dello Stato nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza. Come rilevato dalla Banca d’Italia, l’eccezionale gravità della recessione ha inciso significativamente sulla qualità degli attivi delle banche italiane e questo costituisce il principale fattore di vulnerabilità del sistema. A fine giugno i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18 per cento del totale. All’interno di questo aggregato, le ‘sofferenze’ ammontavano a 210 miliardi (10,3 per cento degli impieghi). Nel 2008, prima della doppia recessione, l’incidenza dei crediti deteriorati era del 6 per cento e quella delle sofferenze del 3,8%”.

Come possiamo sintetizzare in un messaggio l’obiettivo di questo provvedimento?
“Con questa riforma valorizziamo la capacità e la specificità delle Bcc e le rafforziamo sul piano delle garanzie patrimoniali verso terzi. Sarà un beneficio per il sistema bancario ma soprattutto per le imprese e per i consumatori”.

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