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Il rinascimento del vino bergamasco a 30 anni dalla batosta del metanolo

Dai gravi fatti del 1986, che pur non essendosi verificati nella Bergamasca hanno creato notevole subbuglio, molte cose sono cambiate e oggi il settore è molto cresciuto dal punto di vista della qualità e vanta produzioni di assoluto pregio con esempi di eccellenza.

A trent’anni dallo scandalo del metanolo che ha sconvolto il mondo dell’enologia italiana è tempo di bilanci per il vino bergamasco. Dai gravi fatti del 1986, che pur non essendosi verificati nella Bergamasca hanno creato notevole subbuglio, molte cose sono cambiate e oggi il  settore è molto cresciuto dal punto di vista della qualità e vanta produzioni di assoluto pregio con esempi di eccellenza  che hanno conquistato premi e riconoscimenti di alto livello.

L’istituzione di organi di controllo e il varo di misure in materia di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari sono stati fondamentali  per dare nuove chance al comparto e ripristinare, ancora più saldamente rispetto a prima, la fiducia tra viticoltore e consumatore.

Se l’introduzione di controlli stringenti ha avuto un ruolo cruciale per la rinascita della viticoltura, ora è necessario procedere alla riorganizzazione delle incombenze burocratiche a carico delle imprese, alleggerendone il peso garantendo però gli stessi standard di garanzie per il consumatore.

Secondo Coldiretti Bergamo la dematerializzazione delle pratiche è la  principale via da seguire per la semplificazione visto che le tecnologie per passare dalla carta ai supporti digitali sono già largamente diffuse.

La provincia di Bergamo è la quinta area vitata della Lombardia con una superficie coltivata a vite di circa 700 ettari e vanta 4 denominazioni d’origine: una DOCG (la più piccola a livello nazionale), Moscato di Scanzo; 2 DOC, Valcalepio e  Terre del Colleoni; una IGT, Bergamasca.

“Nella nostra provincia – afferma Coldiretti Bergamo – i produttori hanno saputo essere protagonisti di un’incedibile parabola di crescita che ha portato il vino bergamasco a raggiungere ottimi livelli qualitativi e ad avere le carte in regola per poter guardare oltre i confini nazionali. Per chi vuole giocare la carta dell’internazionalizzazione presenteremo a breve un servizio per accompagnare le imprese che vogliono approcciare i mercati esteri. Dalla batosta del metanolo a oggi molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare. Ad esempio il vino può giocare un ruolo centrale nello sviluppo sul nostro territorio di attività legate al turismo enogastronomico”.

Il dinamismo dei viticoltori bergamaschi si sta concretizzando non solo sul fronte della qualità ma anche attraverso la realizzazione di iniziative particolari come il recupero di vitigni autoctoni, la produzione di spumante Made in Bergamo con polvere d’oro, l’utilizzo bottiglie rivestite da veri cristalli Swarovsky oppure di etichette “da comporre” che raccontano antichi mestieri e la produzione di cosmetici a base di vino.

E’ in aumento anche l’attenzione della viticoltura bergamasca alla produzione con metodi biologici, con la diffusione di superfici sempre più estese di viti coltivate utilizzando esclusivamente sostanze che si trovano in natura o che l’uomo può ottenere con semplici processi.

“La vivacità e la preparazione dei nostri viticoltori – sottolinea Coldiretti Bergamo – si evince anche dall’attenzione sempre più marcata all’utilizzo delle nuove tecnologie e alla sperimentazione di nuovi canali di vendita. Sono diverse infatti le aziende che si sono lanciate con l’ e – commerce e grazie  a questi canali stanno raggiungendo nuovi mercati e costruendo nuovi sbocchi. Coldiretti sta puntando molto sulla realtà del vino mettendo a disposizione dei propri associati servizi sempre più efficienti ed esperti sempre più preparati”.

Poiché nel mondo una bottiglia di vino su cinque è italiana, per sostenere le nostre produzione all’estero è necessario agire con determinazione sul fronte della lotta alle contraffazione e all’italian sounding, fenomeni che sottraggono quote di mercato al nostro vino e ne rovinano la reputazione.

Il comparto del vino è importante anche dal punto di vista dell’occupazione. Si stima infatti che il vino offra durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi).

Secondo uno studio della Coldiretti la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben 18 settori: 1) agricoltura, 2) industria trasformazione, 3) commercio/ristorazione, 4) vetro per bicchieri e bottiglie, 5) lavorazione del sughero per tappi, 6) trasporti, 7) assicurazioni/credito/finanza, 8) accessori come cavatappi, sciabole e etilometri, 9) vivaismo, 10) imballaggi come etichette e cartoni, 11) ricerca/formazione/divulgazione, 12) enoturismo, 13) cosmetica, 14) benessere/salute con l’enoterapia, 15) editoria, 16) pubblicità, 17) informatica, 18) bioenergie.

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