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Con Christo passeggeremo sul lago stravolgendo il nostro sguardo: sarà arte fotogallery

Attilio Gobbi, architetto bergamasco di fama internazionale, spiega l'arte di Christo e la nuova opera che il genio sta realizzando sul lago d'Iseo: "passeggeremo a pelo d'acqua percorrendo nuovi sentieri all'interno della nostra mente, rivisitando con occhi nuovi la nostra idea di questo bel luogo"

Attilio Gobbi, architetto bergamasco di fama internazionale, legge l’arte di Christo e la nuova opera che il genio sta realizzando sul lago d’Iseo: “Passeggeremo a pelo d’acqua percorrendo nuovi sentieri all’interno della nostra mente, rivisitando con occhi nuovi la nostra idea di questo bel luogo”.

 

Non so se avete notato come a volte, anzi direi piuttosto spesso, dopo aver “creato” qualcosa, per esempio un disegno, ci viene la voglia di guardarlo strizzando un po’ gli occhi.

Visto che lo fanno tutti è evidente che un motivo ci deve essere, ma qual è?

Strizzando un po’ gli occhi si vede la realtà un po’ diversamente. Lo stesso effetto si potrebbe ottenere guardando la stessa cosa da lontano, ma si fa prima a star fermi e strizzare gli occhi. Così facendo la realtà si vede sfuocata.

Provate a fare un esperimento, magari con questo stesso testo, e vi accorgerete che strizzando gli occhi potrete ancora capire che si tratta di un testo, che è composto da righe e le righe da parole, ma non sarete più in grado di leggere le singole lettere. E’ come se volontariamente perdeste la capacità di notare i dettagli e vi metteste nella condizione di vedere non più le cose, ma la loro sostanza.

Questo trucco ci aiuta a capire meglio quello che abbiamo appena fatto. E ci dice anche che nella nostra mente, di ciascuna cosa creiamo non una sola immagine, ma almeno due, quella dettagliata e quella sfuocata. Anzi ben più di due: se infatti vedessimo questo stesso testo da diverse distanze, esso ci apparirebbe sempre meno dettagliato e presto ci troveremmo nella situazione di non essere più in grado di distinguere nemmeno le singole righe e ci sentiremmo di affermare solo se il foglio è bianco o se invece c’è scritto qualcosa.

Tutto questo per dire che tutte le immagini che ci costruiamo nella nostra mente non sono mai singolari, ma sempre plurali: ognuna di esse corrisponde a una certa distanza di osservazione, a un certo grado di attenzione per i dettagli. E sono anche una dentro l’altra, come se fossero inserite all’interno di una piramide, dove il vertice rappresenta la versione più sintetica e la base quella più dettagliata.

Anche quando vogliamo capire un luogo è importante osservare, ma consiglio sempre di farlo con un po’ di distacco, con un certo grado di distanza dalla realtà.

E’ anche questo un trucco, un po’ come strizzare gli occhi davanti a questo foglio, ma garantisco che funziona: così facendo si capisce meglio la struttura, quali sono le forze invisibili che agiscono in quel luogo, dove è compresso, dove è svuotato, quali sono le sue parti e come sono tra loro relazionate.

C’è un uomo che, in questi anni, con sua moglie Jeanne-Claude e con incredibile passione e sforzi giganteschi, ha impacchettato ponti, monumenti, alberi e addirittura interi edifici.

E’ come se, così facendo, avesse ogni volta modificato la realtà permettendoci di vedere – anche se solo per un paio di settimane – non la cruda realtà dei luoghi ma una sua forma nuova, diversa e sempre affascinante. Un po’ come succede strizzando gli occhi come accennavo poco fa.

Christo non sempre ha “impacchettato”.

A volte ha punteggiato intere valli con migliaia di ombrelloni colorati oppure Central Park a New York con montagne di archi con drappi color arancio. Potrebbe sembrare che in questi casi egli abbia adottato un diverso atteggiamento creativo, ma non è così.

Infatti se siamo d’accordo che la nostra percezione del mondo è basata sempre su una molteplicità di immagini sovrapposte e che queste si comportano come fossero elementi di un grande campo magnetico, è chiaro che è la stessa cosa evidenziare queste forze avvolgendone la loro estensione oppure sottolineandone i punti, i magneti che ne sono i generatori.

Marcare la posizione di questi “poli” con ombrelloni gialli o blu, oppure con archi di colore arancione ha permesso di capire meglio ciascun luogo offrendone allo stesso tempo una visione diversa e assolutamente affascinante.

Come tutti sappiamo Christo si è imbarcato in questi giorni nell’incredibile avventura di mostrare la struttura del lago d’Iseo senza avvolgerlo né individuandone i poli, ma sottolineandone invece le connessioni: sta per utilizzare in questo caso non volumi né superfici né punti, ma piuttosto linee, o meglio pontili galleggianti e vie ricoperte di tessuto.

Ma ancora una volta direi che la sostanza del messaggio resta sempre la stessa: interpretare i luoghi e offrire una visione diversa di ciò che ci sembrava di conoscere già.

Quindi prepariamoci.

Tra pochi mesi saremo in grado di passeggiare a pelo dell’acqua, ma in realtà percorreremo nuovi sentieri all’interno della nostra mente, rivisiteremo con occhi nuovi la nostra idea di questo bel luogo.

E sarà di sicuro memorabile.

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