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Caso Yara, la madre di Bossetti: “Ecco perché non ho risposto in Aula” fotogallery video

"Volevo tutelare la mia immagine di donna, moglie e madre, per questo ho preferito avvalermi della facoltà di non rispondere"

“Volevo tutelare la mia immagine di donna, di moglie e di madre, per questo ho preferito avvalermi della facoltà di non rispondere”. Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello a processo come unico imputato per il brutale delitto di Yara Gambirasio, spiega così la decisione di non parlare all’udienza in cui era stata convocata come testimone. (Leggi QUI).

La 67enne, attraverso il suo avvocato Benedetto Maria Bonomo, ha voluto chiarire il motivo del cambio di rotta dopo l’annuncio attraverso un articolo su Bergamonews (Leggi qui) di non avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte alle domande del pubblico ministero Letizia Ruggeri e dei legali di suo figlio e della famiglia Gambirasio.

“Confermo che l’intenzione iniziale era quella di parlare. Ma dopo l’uscita di quell’articolo – spiega la donna tramite il suo legale – all’interno di diverse trasmissioni televisive nazionali è tornato in discussione il discorso della paternità di mio figlio.

Temevo che potesse così riemergere anche in Aula, e non mi andava di affrontarlo di fronte a tutti. Anche perchè la verità ormai è nota e l’argomento credo possa considerarsi chiuso”.

Una questione, quella della paternità dell’imputato (e della sorella gemella Laura Letizia), che finora ha fatto da contorno al processo, ma che è stata fondamentale per gli inquirenti nell’arresto di Bossetti dopo le tracce di dna ritrovate sul cadavere della giovane ginnasta.

Se Massimo è sempre stato convinto di essere primogenito di Giovanni Bossetti, deceduto lo scorso 25 dicembre all’ospedale di Bergamo dopo una lunga malattia, prima del suo arresto la procura aveva invece scovato un’altra verità. Secondo le comparazioni del dna, il presunto omicida e la gemella sono figli di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999.

Una tesi confermata da un’indagine che la famiglia Bossetti fece eseguire privatamente nell’estate del 2014 all’Università di Torino, per verificare appunto la paternità di Massimo.

Al di là di questo discorso, Ester Arzuffi rimane comunque convinta che il suo “Massi”, nonostante gli indizi a suo carico e quel codice genetico ritrovato su slip e leggins della piccola Yara, non c’entri nulla con l’omicidio della ragazzina di Brembate Sopra.

“Anche se lo avessi detto in Aula, non sarebbe cambiato molto a livello processuale. Spero solo che la verità possa venire a galla e che il mio Massi possa tornare a casa dalla sua famiglia”. E prima di uscire dall’Aula dopo aver annunciato la sua decisione, la donna ha voluto mandare a un bacio a suo figlio seduto al banco degli imputati.

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