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Daffra, la mia Carrara: moderna, social, internazionale, ma resta lei

Il 28 febbraio si chiude la mostra dedicata al Sarto di Moroni. Con la nuova direttrice dell'Accademia Carrara abbiamo fatto il punto della situazione per capire cosa ancora manca a una delle istituzioni culturali più importanti della città.

Classica ed elegante, dallo spirito giovane e intraprendente. Emanuela Daffra è così: come la sua Carrara. O come vorrebbe che diventasse: perché, al netto del grande successo che la pinacoteca ha riscosso dal giorno della sua riapertura, c’è ancora molto lavoro da fare.

Da meno di un mese è alla direzione dell’Accademia Carrara. Cosa prova e quale aria respira a Bergamo?

“E’ un’esperienza che faccio fatica a definire. Senz’altro soddisfacente e coinvolgente. Da un certo punto di vista è un ritorno a casa: ho seguito per tanti anni le valli orobiche da funzionario della Soprintendenza, ed è un territorio che apprezzo tantissimo. Noto un maggiore coinvolgimento della città rispetto a Brera, proprio perché una delle caratteristiche dei bergamaschi è il cocciuto amore per il loro patrimonio”.

A proposito: la mostra de ‘Il Sarto’ chiuderà i battenti domenica 28 febbraio. Pensa sia doveroso continuare a riscoprire e valorizzare il patrimonio artistico locale o meglio allargare i propri orizzonti?

“I risultati della mostra sono ottimi e il flusso di visitatori è lì a testimoniarlo. Tuttavia, credo sia fondamentale allargare i propri orizzonti. All’Accademia Carrara non si viene solo per ammire i quadri di Giovan Battista Moroni, Lorenzo Lotto o Carlo Ceresa. Le sale, tanto per fare un esempio, custodiscono uno dei corpus più ricchi di pitture del Botticelli, e non si tratta di un pittore lombardo. Insistere sul patrimonio locale può gratificare, ma bisogna avere il coraggio di guardare altrove e battere nuove strade. Prendiamo ‘Il Sarto’: ha riscosso successo a prescindere dal fatto che sia stato dipinto da un pittore bergamasco. Il suo segreto è da ricercarsi nell’intelligenza e nella complessità che hanno contraddistinto l’esposizione. E’ stato preso un capolavoro e gli si è creato attorno un contesto: quello dei dipinti esposti all’Accademia Carrara, a Palazzo Moroni e al Museo Bernareggi. Un’operazione del genere avrebbe raccolto consensi anche se il pittore fosse nato a Civitanova Marche. In ogni caso, la valorizzazione del patrimonio artistico locale è un qualcosa che non va assolutamente trascurato nè tantomeno abbandonato”.

I giudizi sono unanimi, ma ci sarà pur qualcosa da migliorare. Ad esempio: la Carrara ha bisogno di nuovi spazi?

“Ne ha disperatamente bisogno. Per tutta una serie di necessità strutturali e attività che nell’immediato futuro contribuiranno a renderla un museo ‘vivo’. Ha bisogno di spazi per conservare e depositare i quadri, di una sala conferenze e di una sala multimediale. E, allo stesso tempo, di uno spazio per le esposizioni permanenti, anche quelle più piccole. Un’attività espositiva mirata, piccola e costante fa parte della vita di un museo, e al momento questo è un qualcosa che non c’è. Infine, mancano gli spazi per gli uffici: un museo, per essere ‘vivo’, dev’essere anche fatto di persone che muovono i fili dietro le quinte. Insomma, se c’è qualcosa che non manca, quella è il lavoro da fare”.

E un Caffè? Lo vedrebbe bene all’interno dell’Accademia Carrara, come alla Triennale di Milano o in altri grandi Musei?

“Senz’altro. Mentre in alcuni casi la caffetteria del museo è superflua, in questo caso non lo sarebbe affatto. Anzi, calzerebbe a pennello: sia come momento di pausa per chi si trova all’interno della pinacoteca, sia come luogo di ristoro e relax per chi volesse accedervi separatamente. Sarebbe intelligente abbinare un bar a una piccola sala di consultazione o biblioteca, dove poter sorseggiare un caffè e allo stesso tempo leggere dei libri”.

L’Accademia Carrara, come tutti i musei d’arte antica, è un luogo ‘difficile’ per il pubblico di oggi, a prescindere dall’età. Abbinare alla sua natura classica un portamento ‘moderno’ potrebbe essere d’aiuto?

“Viviamo in un mondo che non è più abituato al tipo di fruizione che un museo d’arte tradizionale impone. Il che significa: mettersi di fronte a delle immagini ferme, guardarle, decifrarle e, con lentezza e pazienza, interpretarle. E’ un tipo di fruizione che sta scomparendo e che va assolutamente recuperato. Personalmente, credo che questo sia uno dei compiti più urgenti da assolvere: trovare le chiavi per rendere questo libro così ‘difficile’ accessibile al maggior numero di persone”.

Una strategia necessaria e forse già ben avviata. Basti pensare alle attività della scuola d’arte annessa alla pinacoteca, alle performance musicali dentro e fuori le sale, alle videoproiezioni e alle recenti campagne social su Facebook, Twitter e Instagram: tutti indizi che offrono l’idea di museo dinamico, tutt’altro che avverso al cambiamento.

“Vero, verissimo. Quel che non vorrei, però, è che il museo diventasse il palcoscenico per qualcosa che non c’entra nulla. Sarebbe bello costruire dei percorsi in cui tutte queste facciate si integrino e si completino. Dunque: sì all’utilizzo dei social, sì ai concerti rock, purché governati con attenzione”.

E’ questo il sogno da realizzare per completare la metamorfosi della Carrara?

“In un certo senso sì. Credo che il patrimonio culturale, e quello artistico in particolare, siano una straordinaria fonte di conoscenza e piacere. Abbiamo ereditato dal pensiero illuminista uno straordinario giocattolo, il museo, e non siamo ancora riusciti a renderlo trasparente e fruibile per il mondo di oggi. Mi piacerebbe rendere Bergamo e l’Accademia Carrara una sorta di laboratorio sperimentale per mostrare come una pinacoteca d’arte antica, composta essenzialmente dall’unione di tante collezioni private, possa diventare un luogo non solo di identificazione, ma anche di crescita culturale per tutta la comunità che gli ruota attorno. Questo cercando di far convivere cultura e intrattenimento, conoscenza e piacere”.

Qualche anticipazione sul futuro, ce la può dare?

“Comincerei dal presente, ovvero da Giovanni Morelli. Giovedì 25 febbraio abbiamo presentato una serata che vuole essere la prima di una lunga serie di iniziative organizzate dal museo che consentiranno di conoscere e approfondire la figura di questo straordinario personaggio, tra i più importanti storici dell’arte e collezionisti italiani. Inoltre, posso anticiparvi che da Londra viaggerà in direzione Bergamo una meravigliosa ‘Madonna col Bambino’ di Carlo Crivelli, mentre dalle gallerie dell’Accademia di Venezia è in arrivo un’opera di Boccaccio Boccaccino dipinta su tavola”.

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