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Centro Islamico di via San Fermo, il Consiglio di Stato dà ragione a Palafrizzoni

Il Comune di Bergamo ha agito correttamente stoppando il progetto dello spazio di San Fermo dove sarebbe dovuto sorgere il centro islamico voluto dalla CIB, la Comunità Islamica Bergamasca guidata da Imhed el Joulani: il Consiglio di Stato ha così posto fine alla querelle tra il medico portavoce del gruppo dissidente della Comunità Islamica di via Cenisio dando definitivamente ragione a Palazzo Frizzoni, che aveva fatto valere le proprie ragioni già nella sede del TAR di Brescia.
Si chiude così un capitolo che aveva visto la CIB ricorrere di fronte alla decisione del Comune di Bergamo di fermare qualunque lavoro all’interno della ex concessionaria FIAT di via San Fermo, acquistata con fondi provenienti dal Qatar per realizzare il centro islamico di Bergamo.

Rimane invece aperto l’altro capitolo che vede coinvolto il medico musulmano, ovvero l’accusa di appropriazione indebita mossagli da parte del Presidente della Comunità di via Cenisio Mohammed Saleh: el Joulani avrebbe acquistato l’area di via San Fermo con denaro che non gli apparteneva, una denuncia che ha fatto prima scattare i sigilli sulla struttura che sorge accanto alla ex Tastex e poi aperto una spaccatura profonda all’interno della comunità islamica di Bergamo.

Anche venerdì 26 febbraio, infatti, un nutrito gruppo di fedeli islamici ha protestato fuori dalla moschea di via Cenisio, evidenziando di nuovo il proprio dissenso di fronte alla scelta di Mohammed Saleh di chiudere il luogo di culto per lavori di manutenzione.

Nei giorni scorsi si sono susseguiti i tentativi di comporre la frattura in seno alla comunità musulmana da parte dell’Assessore del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni: una schiarita sembrava essere arrivata giovedì sera, con il raggiungimento di una presunta tregua tra le due fazioni.

Una tregua che rimane comunque fragile: il comitato di protesta potrebbe ora sottoscrivere il nuovo regolamento stilato da Saleh, documento pensato per migliorare la rappresentanza democratica dell’Associazione di via Cenisio e già sottoscritto da oltre 300 persone.

“Questa contrapposizione rappresenta una pessima figura per l’Islam cittadino, – ha sottolineato Angeloni – speriamo che nei prossimi giorni si possa trovare un accordo tra le parti e che si possa ripartire in un percorso fatto di dialogo serio e credibile. Se ciò non dovesse succedere, non abbiamo nascosto la possibilità di chiudere la moschea di via Cenisio, anche per evitare ulteriori disagi ai residenti e agli altri nostri concittadini”.

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