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Bergamo secondo la Rai nel 1955: “Quasi una grande città moderna”

Nel 1955 la Rai dedicò una trasmissione alla città di Bergamo: il giornalista Guido Piovene la descriveva come fusione perfetta tra vita umana e paesaggio.

Città Alta e Città Bassa fusione perfetta fra la vita umana e paesaggio”: così il giornalista Rai Guido Piovene descriveva Bergamo nella trasmissione “Viaggio in Italia”, dedicata in questa puntata, andata in onda nel 1955 su Radio Uno, al capoluogo orobico.

La prima caratteristica ad essere sottolineata è la tipica e netta divisione tra le due parti della città: “Quella bassa, campo di prova dell’edilizia recente, assorbe tutto ciò che occorre alla vita pratica e ha l’aspetto di una quasi grande città moderna. Bergamo Alta riveste una collina alle sue spalle, sullo sfondo delle montagne, ed è fra le meraviglie lombarde”.

“Pur avendo in comune con il resto della Lombardia operosità e praticità, Bergamo fa parte a sé nella Regione: la sua popolazione non è chiusa nell’animo e nell’amministrazione dei beni come quella di Brescia, è portata piuttosto al piacere di vivere nella tradizionale modestia delle abitudini. Il gusto artistico è vivace, diffuso più che in ogni altra provincia lombarda: lo si avverte dovunque, nelle osterie, nelle botteghe, nelle abitazioni più povere ma sempre in qualche modo ornate”.

Lusinghiero è, sin dall’inizio, l’elogio delle capacità artistiche bergamasche: in particolar modo, sul piano delle arti drammatiche, il Teatro delle Novità suscita il plauso della critica nazionale per la metodica istituzione di opere liriche.

Altrettanto incensata è la nostra creatività pittorica, con affascinati riferimenti al realismo lombardo e alle straordinarie collezioni dell’Accademia Carrara.

Il riferimento ai morbi endemici della provincia, quali gozzo e pellagra, offre poi al vicentino la possibilità di una pittoresca digressione sulle maschere tradizionali; una su tutte, il Gioppino.

Proprio questa buffa figura, sempre sorridente sebbene affetta da ingombranti disfunzioni tiroidee, permette appunto una divertita riflessione sulla natura del popolo bergamasco, “capace di autoironia persino in merito alle sue stesse disgrazie e difficoltà”.

Ammirato è lo sguardo rivolto al grande potenziale industriale, che pur avendo in passato affrontato una situazione critica nel settore metallurgico ed edile, veniva ora ad essere rilanciata da colossi quali Italcementi e Dalmine.

Le donne, “di carattere e occupazione virile”, vengono identificate come colonna portante di un’economia bergamasca ormai in crescita inarrestabile.

Nella parte conclusiva la descrizione adotta toni elegiaci, dal sapore vagamente etnografico, in cui Piovene torna a ribadire come il patrimonio genetico bergamasco risulti e si manifesti quale sintesi sublime fra estro artistico e intuito per gli affari, ragionevoli motivazioni alla prosperità della regione.

Clicca qui per la trasmissione.

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