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Ultrà e associazione a delinquere: anche le telefonate del Bocia hanno prosciolto Belotti foto

Ci sono anche le intercettazioni di Galimberti nella sentenza di proscioglimento dello scorso 21 gennaio da parte del giudice Vincenza Maccora

Ci sono anche alcune telefonate del Bocia Claudio Galimberti tra le motivazioni della sentenza di proscioglimento per non aver commesso il fatto (dello scorso 21 gennaio) da parte del giudice Vincenza Maccora nei confronti di Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega Nord, imputato nell’ambito del maxi processo ultrà.

L’accusa rivolta a Belotti, a seguito dell’articolata inchiesta sulla tifoseria atalantina coordinata dal pubblico ministero Carmen Pugliese era grave: concorso esterno nell’associazione in quanto, con una serie di indicazioni e proposte relative ad alcune iniziative illegittime organizzate dal capo della tifoseria Galimberti, il leghista dal 2006 al 2010 avrebbe apportato consapevolmente un contributo morale e materiale all’organizzazione criminale pur non facendone parte.

Belotti era accusato di essere l’uomo ombra dietro la Curva Nord, il regista degli scontri e l’autore dei volantini contro la questura.

La sua difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Saita, ha sempre sostenuto la tesi che la sua volontà non era quella di consapevolmente rafforzare l’associazione illecita ma di impedire che la tifoseria, nel dimostrare attaccamento alla squadra, sentimento da lui condiviso, ponesse in essere atti illeciti a cui Belotti non ha mai partecipato e che ha, per quanto nella sua disponibilità ostacolato, alcune volte cercando di veicolare le iniziative legittime di protesta.

Nel corso del dibattimento è emerso proprio che l’esponente politico, noto tifoso atalantino, ha sempre e solo svolto un ruolo da mediatore tra la Curva e le forze dell’ordine.

Soprattutto durante il suo mandato in Regione Lombardia, dove è stato consigliere e poi assessore regionale, Belotti è stato il collegamento tra la tifoseria e le istituzioni.

E nelle dieci pagine delle motivazioni della sentenza di proscioglimento sono emerse anche una serie di telefonate intercettate al Bocia Galimberti, che secondo il giudice sono servite a scagionare Belotti dal capo di accusa.

“… però Belotti è un politico. E sai bene che politico e questore non si mangiano mai. O viceversa”. Diceva Galimberti in un telefonata con “Baffo” Palafreni, il 16 dicembre del 2009.

I due vengono intercettati anche un mese più tardi: “… poi per quanto riguarda il mio modo di essere, che devo sempre diversificarmi dagli altri, perché con quella che mi chiama di Bergamonews devo parlare in una certa maniera, col Belotti in un’altra, con lo Svizzero e gli altri tifosi in un’altra ancora”.

Secondo il giudice questi dialoghi sono la dimostrazione del distacco di Belotti con la parte più calda della tifoseria nerazzurra.

Una versione confermata anche dalla quasi totalità dei testimoni chiamati in Aula. A partire dall’ex prefetto di Bergamo Federico Cono: “Gli incontri con Belotti avvenivano su mia iniziativa e servivano a tenere calma la piazza”, ha spiegato in Aula.

Anche Salvatore Longo, questore a Bergamo dal 2004 al 2008, ha rilasciato dichiarazioni dello stesso tenore: “Ho avuto due incontri con lui. In un’occasione si è presentato anche l’onorevole Giacomo Stucchi. Sapevamo che Belotti era molto ben visto dalla tifoseria e pensavamo potesse aiutarci a farli rientrare nella legalità”.

Ancora più esplicite le affermazioni di Dario Rotondi, questore dal 2008 al 2009: “Appena arrivato ho visto alcune intercettazioni telefoniche svolte per delle indagini sulla tifoseria e ho capito che Belotti era una persona affidabile, che cercava di risolvere i problemi. Gli incontri con lui sono stati positivi”.

Esemplificativo quanto ha detto in Aula Vincenzo Ricciardi, questore di Bergamo dal 2010 al 2012: “Belotti ha facilitato il dialogo con la tifoseria. In occasione di un incontro avvenuto alla presenza anche del Bocia, lui sembra patteggiasse per noi”.

Dichiarazioni parzialmente diverse dagli altri questori solo quelle di Matteo Turillo, a Bergamo dal 2009 al 2010 che ha parlato di un incontro con Galimberti e Belotti, in cui quest’ultimo sembrava un organico degli ultras e la sua presenza era stata inutile. Ha agginuto per che la sera della Berghem fest di Alzano Lombardo, con la protesta degli ultrà al ministro Maroni, era preoccupato e fece da mediatore.

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