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Processo delitto Yara, la moglie di Bossetti stizzita nei confronti del marito fotogallery video

Forse un gesto di stizza dovuto alla tensione della giornata. O magari il segnale di una fiducia non totale nei confronti dell’uomo che ha sposato sedici anni fa. Sono le 16.43 di mercoledì 24 febbraio e Marita Comi, moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, nel corso dell’attesissima deposizione di fronte alla Corte d’Assise, si lascia un po’ andare. Alla domanda del pubblico ministero Letizia Ruggeri sui presunti 560mila euro che il marito ha raccontato ad alcuni compagni di cella gli erano stati sequestrati risponde “Sì, magari avessimo avuto tutto quel denaro…”, e poi, di fronte a tutti, alza il braccio verso “Massi” come per mandarlo a quel paese per la balla che ha inventato.

E’ soltanto uno dei momenti più caldi vissuti nel corso di una delle udienze più delicate dall’inizio del procedimento per il delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola. Unico imputato il carpentiere 45enne di Mapello, come sempre presente e come ogni volta non troppo teso nonostante il pesante capo d’imputazione.

La giornata era iniziata con la deposizione di Alma Azzolin, la casalinga di Trescore Balneario che aveva raccontato ai carabinieri di aver visto Bossetti in auto con una ragazzina. Una circostanza confermata a processo, quando alla domanda dell’avvocato Pelillo “Riconosce quell’uomo in quest’aula?”, la signora ha risposto convinta “Sì, è lui”, indicando con un dito Bossetti. Secondo il racconto della Azzolin, l’avvistamento del muratore con la giovane risale a fine estate del 2010.

La donna ha spiegato di essere sicura che fosse proprio lui per via degli “occhi azzurri chiarissimi, che sembravano quelli di una volpe”, con i quali l’aveva “fissata con forte intensità, tanto da metterla a disagio”. E alla domanda di uno dei legali di Bossetti, Claudio Salvagni, se la ragazzina potesse essere o meno Yara, la testimone ha spiegato che inizialmente ha pensato fossero padre e figlia, ma che “sì, poteva essere lei. Portava l’apparecchio ai denti e aveva i capelli castano chiaro”.

E’ toccato poi a Rodolfo Locatelli, il collaboratore di giustizia ed ex compagno di cella di Bossetti,  che ha deposto in Aula protetto da un paravento per non farsi riconoscere. Locatelli ha spiegato di non aver mai parlato con Bossetti di Yara “in modo specifico, ma che lui era sempre concentrato sulle fasi processuali, su come difendersi”. Ha raccontato poi degli apprezzamenti che il carpentiere fece, in due occasioni, verso sua sorella 19enne che gli aveva fatto visita al penitenziario di via Gleno, e di come guardava in modo interessato le ragazzine dei programmi tv di Maria De Filippi.

Nel pomeriggio erano in programma le audizioni della mamma di Bossetti, Ester Arzuffi e del fratello Fabio, ma entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Ha parlato invece la moglie Marita, con indosso un piumino nero. Dopo la questione della presunta maxi somma di denaro sequestrata al marito, le è stato chiesto delle ricerche a sfondo sessuale, di cui è stata trovata traccia sul pc di famiglia.

La donna ha ammesso di aver visitato siti porno sia da sola che con il marito, ma ha negato di aver fatto ricerche a proposito di ragazzine 13enni. E quando l’avvocato Pelillo, della famiglia Gambirasio, ha iniziato a incalzare la Comi sulla natura di tali ricerche (se abbia mai digitato “ragazza rossa imbragata” o “bionda sottomessa”), ha replicato stizzita al legale: “Perché, non sono lecite?”, prima del marito che ha sbottato gridando: “Basta, è inammissibile!”.

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