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La quinta del sarto di Ferrario Freres alla galleria Zanni

“La quinta del sarto" di Ferrario Frères scopre nuovi "Moroni" nella Galleria d'arte Zanni di Bergamo in via Santa Caterina dal 25 febbraio al 12 marzo.

Rivela nuovi lavori il progetto “La quinta del Sarto” che il gruppo artistico Ferrario Frères ha messo in campo in occasione della permanenza temporanea del “Sarto” di Giovan Battista Moroni all’Accademia Carrara, per giocare ancora una volta con le occasioni d’arte e cultura che la città di Bergamo propone.

Accanto alle elaborazioni de il ritratto di bambina di Casa Redetti, il ritratto di Isotta Brembati Grumelli e il Battesimo del Cristo, esposti nel salone d’ingresso dell’Accademia Carrara, a Palazzo Moroni e al Museo Bernaggi fino al 28 febbraio, nella Galleria d’Arte Zanni di Bergamo, in via Santa Caterina 22/24, dal 25 febbraio e fino a sabato 12 marzo, oltre a questi tre lavori trovano casa 2 nuove opere di piccolo formato che concludono “La quinta del Sarto”: una variante del ritratto del Sarto che presenta un “mercante” odierno di tessuti preziosi del nostro territorio (Nicola Scaglione) e una radiografia del dipinto stesso.

Nella Galleria troverà spazio anche il racconto “Congetture sulla collezione del Sarto” da cui è partita l’operazione dei Ferrario Freres e altre opere significative di questo percorso che rendono omaggio a Palma il Vecchio e Coubert.
Il luogo dei “ritrovamenti d’arte” non è causale. Zanni Galleria d’Arte è specializzata in antiquariato
certificato di alta epoca con un occhio particolare all’arte lombarda, dal XIV al XIX secolo. Uno
spazio che, anche con il suo laboratorio di restauro, entra a pieno titolo in questa proposta di arte e
cultura contemporanea.

La galleria Zanni e lo studio di restauro Restauro & Antichità sorgono nel cuore di Santa Caterina, un borgo che, posto alla confluenza delle valli seriana e brembana, storicamente costituiva una via commerciale importante per uomini e mercanzie in transito verso la città murata. In questi spazi antichi, che sono stati essi stessi teatro di ritrovamenti duranti i lavori di ristrutturazione, e nei quali si è stratificata la vita e si sono sovrapposti nei secoli i volti di chissà quante persone, oggi la “Quinta del Sarto” dei Ferrario Freres, trova il suo contesto espositivo naturale.
Una tela antica viene esibita con alcuni saggi di pulitura: all’interno delle finestre i colori si accendono e si intuiscono particolari prima nascosti (un sole spirituale irradia il volto di San Francesco da Paola). Anche la tela, svelata solo nei campioni di pulitura, diventa parte stessa dell’invenzione dei Ferrario Freres, in un gioco continuo di rimandi all’idea di ritrovamento e sovrapposizione.
Questo atto finale del progetto “La quinta del Sarto”, chiude il cerchio dei Ferrario Frères sulla ricerca avviata, in occasione della mostra del 2015 dedicata a Palma il Vecchio, sul ritratto e la stratificazione ai tratti somatici originali di tratti contemporanei. In Galleria sono quindi esposti anche i lavori “Ninfa in un paesaggio” e “Fanciulla di profilo” di Palma il Vecchio, oltre a un’elaborazione de “L’origine del mondo” di Gustave Coubert, autore che con diversi dipinti ha ispirato l’opera dei Ferrario Freres “Atelier, scena III”, esposta attualmente alla GAMeC di Bergamo nella mostra “Atlante delle immagini e delle forme” (fino al 27 marzo).
La Quinta del Sarto e il Sarto di Giovan Battista Moroni
Il progetto “La quinta del Sarto” dei Ferrario Freres fa riferimento a una fantasiosa casa in cui il personaggio di un ipotetico racconto, “Congetture sulla collezione del Sarto”, aveva collocato la sua piccola collezione di opere del Moroni. Il richiamo è alla Quinta del Sordo, la casa in cui Goya dipinse a olio su muro le sue celebri pitture nere (oggi visibili al Museo del Prado a Madrid).

Nel racconto, usato come trama dell’opera, si sviluppano supposizioni basate su ricerche radiografiche antiche. Secondo uno studioso, il quadro scoperto sotto un dipinto di un minore del Cinquecento, era una variante del ritratto virile eseguito più tardi; per la presenza di alcune opere del Moroni sullo sfondo, si suppone che il personaggio fosse stato ritratto in età più avanzata e, molto probabilmente, fosse lui stesso un collezionista delle opere del Moroni.

Il gioco artistico si dipana sull’identità del personaggio ritratto e sulle congetture sopra i quadri appesi alla parete di fondo che apparivano in una prima versione del dipinto del “Sarto” e che, nella versione finale, sarebbero stati eliminati.

Sulla base di queste congetture Ferrario Freres ha progettato e eseguito una doppia opera in cui si
recupera l’impianto originale del Sarto costruendo il ritratto di un personaggio contemporaneo della
città di Bergamo, con un’ attività basata sulla creazione e la commercializzazione di tessuti pregiati.

Ferrario Freres
Un’identità collettiva per interpretare e rileggere il mondo nelle sue mille sfaccettaure provocati da un’idea, da un luogo, da un’opera d’arte, a partire dalla fotografia e dai suoi derivati, contaminata con tecniche antiche e moderne. Dalla metà degli anni ’90 Ferrario Freres legge con occhio acuto e sensibile eventi e suggestioni della realtà cercando di instaurare con l’osservatore una relazione emozionale originaria, una relazione che faccia emergere quanto di più sensibile abita dentro di noi. Un viaggio intimistico per ritrovare se stessi cercando di mantenere la purezza del punto di vista suggerito dall’operazione artistica.
www.ferrariofreres.it
www.zanniantiquariato.com

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