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“Claudio non è pericoloso”, ricorso contro la sorveglianza speciale al Bocia foto

La misura, sancita sabato 13 febbraio dal consiglio dei giudici presieduto da Vito Di Vita, include l'obbligo per 18 mesi di restare in casa dalle 22 alle 6

L’attualità della pericolosità sociale di Claudio Galimberti non sussiste. Basandosi su questa tesi Andrea Pezzotta, avvocato del “Bocia”, ha presentato ricorso alla Corte d’Appello di Brescia contro il regime di sorveglianza speciale al leader della Curva Nord.

La misura, sancita sabato 13 febbraio dal consiglio dei giudici presieduto da Vito Di Vita, include l’obbligo per 18 mesi di restare in casa dalle 22 alle 6, e il divieto di partecipare a riunioni pubbliche frequentate da pregiudicati.

Secondo il suo legale, al contrario di quanto sostenuto dal tribunale di Bergamo, Galimberti attualmente non è pericoloso, in quanto non è rimasto coinvolto nei recenti scontri tra tifosi, come in occasione della partita Atalanta-Inter del 16 gennaio.

I giudici bresciani hanno trenta giorni di tempo per fissare l’udienza in cui verrà discusso il ricorso.

La richiesta iniziale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a Galimberti era stata avanzata dalla questura di Bergamo, dopo un primo avviso verbale del questore nel giugno scorso e due denunce in un mese: la prima a settembre per aver minacciato il capo della Digos Giovanni Di Biase nel corso di una manifestazione in via Noli; la seconda a ottobre per aver picchiato un ragazzo che lo aveva rimproverato dopo averlo scoperto scrivere su un muro “Digos infami”.

La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza si applica ai soggetti che vengono ritenuti pericolosi per la sicurezza e per la pubblica moralità. Può durare da uno a cinque anni e prevede pesanti restrizioni per la libertà personale, come il ritiro di patente e passaporto, l’obbligo di rimanere a casa in determinati orari, e di non frequentare specifici luoghi o persone.

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