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Cesare Prandelli: “Io di nuovo a Bergamo? Un giorno ci penserò”

Il tecnico di Orzinuovi è il doppio ex di Atalanta-Fiorentina: "Sono il bresciano più amato a Bergamo? Mi fa piacere, in fondo mi sento un po' bergamasco anch'io. Domenica i nerazzurri diranno la loro, come sempre contro le big"

Se gli dite che sicuramente è il bresciano più amato dagli sportivi bergamaschi… sorride e vi risponde: “In fondo sono un po’ bergamasco anch’io, ho vissuto lì per quindici anni e a Bergamo è nata mia figlia Carolina”.

E se gli chiedete che cosa rappresenta per lui l’Atalanta… “E’ un pezzo della mia vita, lì ho vissuto tanti anni e ci sono tante persone a cui sono molto legato tuttora. Ed è naturale che il pensiero torni spesso a quella squadra, a quei colori che mi hanno dato emozioni, sentimenti speciali, a partire dal settore giovanile dove ho vissuto anni straordinari”.

Cesare Prandelli è molto più che un doppio ex, alla vigilia di Atalanta-Fiorentina. Perché al di là delle squadre che hanno segnato la sua carriera (da calciatore Cremonese, l’Atalanta con cui ha esordito in A, Juventus… e poi ancora, da tecnico, Atalanta, Lecce, Verona, Venezia, Parma, Roma, Fiorentina, la Nazionale, il Galatasaray) Cesare, giocatore prima e allenatore poi, è sempre stato fedele al suo stile di grande uomo di sport. Di classe.

Cesare Prandelli

Amico fraterno di Scirea alla Juve, uomo spogliatoio a Bergamo, lui e Stromberg esemplari per correttezza e umanità. Lo svedese si diverte a fare il commentatore in tivù, Cesare ancora preferisce sentire da vicino l’odore dell’erba del campo di calcio. In attesa di tornare in panchina, lo troviamo… in quale parte del mondo? “Nella mia casa di Orzinuovi”.

Prandelli maestro di calcio, che con le giovanili atalantine ha vinto tutto, lo scudetto allievi e Primavera, il Torneo di Viareggio. Lavorando, tra l’altro, con un altro grande maestro, Mino Favini: “Ho iniziato nel 90” ricorda Cesare “l’anno dopo è arrivato Favini. Con lui sono stati anni meravigliosi, abbiamo condiviso la crescita dei ragazzi sul piano tecnico e umano. Con lui c’era una forte empatia, ma anche con il Vava, con Genio (Perico, ndr), Gustinetti, Finardi… gli allenatori di quel settore. Il segreto? Semplice: eravamo tutti i giorni nello stesso spogliatoio e c’era condivisione dei problemi, del lavoro. Se io allenavo la Primavera sapevo che negli allievi del Vava c’era magari qualcuno che mi poteva essere utile, era un lavoro d’équipe, non eravamo compartimenti stagni. Chiamatela cantera, laboratorio o come volete…Per noi era lo spogliatoio in cui condividevamo il nostro settore giovanile. E quando alleni a quei livelli sei un missionario, devi fare investimenti su te stesso e forse adesso tanti non capiscono ancora bene cosa vuol dire curare un settore giovanile, c’è un po’ di confusione”.

Cesare Prandelli

Grassi se n’è andato al Napoli, adesso abbiamo Conti… “Per fortuna, sono ragazzi interessanti e per l’Atalanta deve essere la regola, ogni anno dalla Primavera dovrebbero arrivare due giocatori in prima squadra, ne sono convinto fin da allora”.

Prandelli, ma questa Atalanta in crisi di risultati come la mettiamo? “La forza dell’Atalanta è sempre stata la città, la tifoseria e per tutti venire a Bergamo a vincere era un problema. Bisogna tornare lì, ritrovare quei valori, il carattere, l’essere atalantini, squadra e tifosi assieme. Quindi fare gruppo e superare questo momento. Ma non dimenticherei che si viene da un girone d’andata in cui la squadra ha saputo stupire, è stata bella, concreta, ha mostrato ordine, equilibrio”.

Ora sono arrivati Diamanti, Borriello: che cosa possono dare all’Atalanta? “Diamanti è una garanzia assoluta, è un giocatore di temperamento, lo stimo tantissimo, a me sembra l’ideale per trascinare l’ambiente. E Borriello ha sempre fatto gol, ha motivazioni forti, ha qualità. Ma chiaro che quando cambi tanto ci vuole tempo per consentire ai nuovi di inserirsi e mettersi in sintonia col resto della squadra, così come sono convinto che Gomez tornerà ai suoi livelli. Mi ha sorpreso de Roon, mi piace molto la sua continuità, i tempi di inserimento nell’azione”.

Il problema è che… bisogna affrontare la Fiorentina: “Sfida molto difficile. La Fiorentina con il Napoli è la squadra che gioca il miglior calcio in serie A e certo Edy (Reja, ndr) e Bollini stanno preparando al meglio questo incontro, tra l’altro l’Atalanta quando deve contrapporsi fa meno fatica e gioca meglio, si è visto con altre grandi come Napoli o Inter”.

Cesare Prandelli

La forza di questa Fiorentina? “Ha gioco, è veloce a ripartire, ha personalità, tecnica”.

Prandelli, che ha portato il colore viola ai fasti della Champions League tra il 2005 e il 2010, ammette: “Sono rimasto sorpreso dall’inizio dei viola: la Fiorentina aveva un’intensità e un ritmo che poche squadre hanno e Sousa ha portato soprattutto questo. Ha ereditato una squadra che Montella per tre anni ha fatto giocare bene con Borja Valero, Pizarro e… Paulo Sousa ha avuto l’intelligenza di continuare con Gonzalo che costruisce da dietro e in più ha aggiunto molto pressing. Questa Fiorentina abbina pressing e possesso palla che è una delle cose più difficili da fare, sicuramente lotterà fino alla fine per il terzo posto”.

Quindi? “Sfida difficile ma bella, l’Atalanta dovrà fare la sua partita…da Atalanta, come sa fare contro le grandi e capire se si può uscire da questa flessione di rendimento. Ma si riprenderà”.

Prandelli, lo sa che è in testa al gradimento dei tifosi per un futuro sulla panchina nerazzurra? Cesare sorride e risponde… “Dico solo grazie. Sono considerazioni che faremo a suo tempo”.

A presto, allora.

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