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Sindacati dei pensionati: “Profughi e stranieri, ricchezza per la città”

I direttivi di SPI, FNP e UILP di Bergamo - le sigle dei sindacati dei pensionati - a confronto sull’immigrazione lanciano un il richiamo all'accoglienza a Bergamo: “Profughi e stranieri, ricchezza per la città”.

Nel nostro Paese quasi sempre l’accoglienza non si accompagna all’integrazione. Emerge più l’emergenza, la tensione, una gestione non coordinata degli arrivi.

Per questo occorre andare oltre la visione semplice e “cristiana” di “tetto e cibo” senza pensare a cosa succederà dopo. Serve ripensare una nuova cultura dell’accoglienza. A questo hanno pensato i direttivi cittadini di SPI, FNP e UILP (le sigle dei pensionati di CGIL CISL UIL) di Bergamo. Per questo, dopo i “nonni – vigile”, i “nonni baby-sitter”, arriveranno i “nonni mediatori culturali”.

La sfida delle sezioni cittadine di FNP SPI e UILP parte da un’operazione culturale importante: “conoscere e far conoscere meglio i fenomeni delle migrazioni, andando oltre i luoghi comuni. Non servono né “soldi” né “spazi”: serve sperimentare l’accoglienza, con chi già si occupa di questi temi. Il vero nodo aperto oggi è il futuro di queste persone”.

I direttivi unitari delle tre sigle si sono riuniti nei giorni scorsi per conoscere dall’esperienza di Marco Zucchelli, responsabile di Caritas Bergamo, la reale entità della “situazione profughi” per strutturare una risposta che sappia portare all’interno delle realtà cittadine e dei quartieri accoglienza, solidarietà e conoscenza.

La Lombardia è la regione dove arrivano più richiedenti asilo. Secondo i dati del Viminale infatti, al 10 febbraio 2016, sul territorio lombardo ne sono ospitati 13.062. In più ci sono altri 1.052 migranti già inseriti nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. In totale, la Lombardia accoglie il 13% di chi chiede asilo, la Sicilia il 12% e poi seguono più staccate Lazio, Campania, Veneto e Piemonte (tutte all’8%).

Alla fine dello scorso anno, secondo dati distribuiti dalla Giunta Regionale Lombarda, la presenza di cittadini stranieri nelle strutture di accoglienza era particolarmente rilevante nelle province di Como (1.378), Bergamo (1.314) e Brescia (1.291).

Quella di Milano, con i suoi 1.202 richiedenti asilo ospitati, è solo quarta e precede Varese (1.015), Pavia (964), Lecco (843), Monza e Brianza (754) e Mantova (753). In fondo alla classifica si trovano i territori di Cremona (730), Sondrio (521) e Lodi (479).

“La migrazione è un fenomeno strutturale e organico – ha detto Zucchelli. È un avvenimento, un evento che investe la nostra terra e che trasforma una terra da paese di emigrazione in un luogo di immigrazione. È un fenomeno strutturale, radicato e costitutivo della nostra società che sempre più è multietnica e interculturale. Organico in quanto non è possibile pensare alla nostra terra senza immigrati. Nell’ultimo anno, grazie ai servizi di accudimento e cura delle persone anziane e altri lavori usuranti, la popolazione immigrata ha generato un peso economico pari all’11% del Pil, 11 miliardi di euro tra tasse, Iva, rinnovo permessi, contributi previdenziali, ecc. contro 10 miliardi di uscite”.

Gli stranieri residenti a Bergamo sono quasi 19.000, quasi tutti concentrati nelle periferie. Molti di loro sono già integrati; il “problema”, di questi tempi, è rappresentato dai profughi o dai richiedenti asilo.

“Una certa informazione – dicono i Pensionati di CGIL CISL UIL della città – non ha esitato a parlare di invasione, ma per la città stiamo parlando di 1000 persone. Pertanto se non venissero sollevati, ad arte, vergognosi muri cementati dall’odio alimentato da parte degli imprenditori della paura, anche in provincia i profughi potrebbero essere distribuiti a piccoli gruppi nei 240 comuni bergamaschi. Questa iniziativa pubblica si proponeva di informare i direttivi dei sindacati dei pensionati per meglio poter affrontare la situazione. E’ abbastanza noto che spesso alcuni anziani abbiano difficoltà ad affrontare cambiamenti sociali così repentini che coinvolgono una quantità enorme di persone provenienti da paesi con culture diverse. Che possono fare i sindacati dei pensionati in questa situazione drammatica? Per prima cosa non essere indifferenti ai drammi di migliaia di persone tra cui numerose donne e incolpevoli bambini.
Conoscere più a fondo il fenomeno per non lasciarsi condizionare dallo strisciante razzismo, frutto dell’ignoranza e della paura alimentata da squallide figure. Lasciato alla Caritas il lodevole compito dell’accoglienza come cittadini aderenti ai sindacati dei pensionati occorre trovare le modalità per sollecitare chi ne ha il potere, sindaci, presidenti e consiglieri provinciali, di comunità montane e presidente e consiglieri regionali, a predisporre progetti di integrazione di cui oggi nessun ente ha dato prova di avere”.
I segretari dei Pensionati cittadini di CGIL CISL UIL, Sergio Marletta, Roberto Corona e Emanuele dal Fino, pensano a iniziative “di quartiere” per facilitare l’incontro tra residenti vecchi e nuovi, favorire la conoscenza e l’integrazione, magari partendo da azioni di “badantato” e custodia sociale.

“Non è possibile pensare alla nostra città, alla nostra provincia, senza la presenza degli immigrati nell’accudire i nostri anziani, le persone sole, o nei lavori cosiddetti usuranti. Allora dove è il problema per una serena integrazione e convivenza? Bisogna organizzarsi e bene, nonostante il fatto che la Regione Lombardia, al contrario delle altre, si è chiamata fuori dalla gestione territoriale dell’accoglienza profughi lasciando il tutto demandato alle varie prefetture.
Siamo consapevoli, come organizzazioni sindacali dei pensionati della città, che tutti devono mettersi in gioco e che il primo grosso problema sia l’accoglienza, diffusa e coordinata, aiutata, supportata, e sta a noi dimostrare una maggior sensibilità e presenza nel collaborare con le varie strutture, affinché i tanti Aylan abbiano anche loro il diritto ad essere felici nella nostra e loro terra nella pace”.

Sarà importante per i “Nonni mediatori culturali” avere un bagaglio di informazioni sul tema, che permetterà di dare il contributo attivo in un processo di cambiamento “dove le paure ci sono e sono reali: dobbiamo tenerne conto e cercare di governare, e non subire, le trasformazioni sociali, economiche e culturali che ci attendono, contrastando una comunicazione a volte più concentrata sull’emergenza che sulla spiegazione e comprensione”.

“Parlare di emergenza profughi è riduttivo – concludono i pensionati -. Si devono invece affrontare gli argomenti che sono strettamente correlati al tema: l’integrazione, le religioni, il terrorismo, l’attuale situazione economica e sociale in cui tutto ciò avviene, l’informazione, l’incidenza sulla economia italiana e locale, le seconde generazioni e molto altro. Temi, come si può ben intuire, molto ampi e diversi tra loro, ma che hanno un unico denominatore: la storia non si ferma e noi dobbiamo decidere se subire gli eventi o piuttosto cercare di capirli e governarli”.

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