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Sequestrati beni a imprenditore con doppia identità: provò a corrompere la Finanza

I militari della Guardia di Finanza di Treviglio hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal Tribunale di Bergamo nei confronti dell’amministratore di alcune società operanti nel settore edile della Bassa Bergamasca.

Il provvedimento è giunto al termine di una complessa indagine di polizia giudiziaria, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Bergamo Fabrizio Gaverini, ed ha riguardato tutti i beni nella disponibilità dell’indagato nonché delle società a lui riconducibili. L’attività investigativa ha avuto origine da un controllo operato su strada da una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Romano di Lombardia, nel corso del quale l’imprenditore è stato trovato in possesso di due diversi documenti di identità, riferibili a due distinti nominativi (entrambi stranieri) ma recanti la foto dello stesso soggetto, nonché di un cospicuo numero di assegni emessi per importi rilevanti. A nulla è valso il tentativo di offrire ai militari dell’Arma un’ingente somma di denaro: il soggetto è stato subito denunciato dalla pattuglia alla Procura della Repubblica di Bergamo per tentata corruzione.

Gli accertamenti foto dattiloscopici hanno poi consentito di accertare la reale identità del fermato, celata all’occorrenza dietro l’altro nominativo, rivelatosi un mero alias utilizzato nei documenti d’identità (italiano e straniero) e per il certificato di attribuzione del codice fiscale. Le successive indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Treviglio, hanno permesso di scoprire che il soggetto, sfruttando la “doppia identità”, aveva costituito nel tempo quattro diverse società, tutte nel settore della costruzione di edifici, nessuna delle quali aveva mai presentato le previste dichiarazioni fiscali. Le stesse società, pur non possedendo una vera e propria struttura aziendale (le sedi legali si sono rivelate dei meri recapiti) né qualsivoglia documentazione contabile, hanno disposto nel tempo di un rilevante numero di lavoratori dipendenti, tutti di origine extracomunitaria, nei cui confronti sono stati puntualmente pagati i previsti contributi previdenziali ed assistenziali, non già attraverso un effettivo esborso di denaro ma mediante compensazione con crediti d’imposta risultati inesistenti.

In particolare, dalla ricostruzione effettuata dai finanzieri è emerso che, negli anni 2013 e 2014, le predette società hanno indebitamente compensato imposte e contributi per un ammontare complessivo di circa 6 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato a garantire l’ingente credito erariale, ha colpito l’appartamento e l’autovettura di proprietà dell’indagato, nonché le quote societarie ed i rapporti bancari e finanziari intestati allo stesso ed alle sue imprese. L’attività svolta si inquadra nel più ampio disegno strategico/operativo del Corpo teso a scoprire e contrastare le condotte lesive degli interessi erariali nonché, in una prospettiva di maggiore concretezza ed incisività, ad assicurare l’effettivo recupero delle risorse illecitamente sottratte allo Stato.

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