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Inchiesta sanità, minoranze: “Maroni si dimetta”, Pdl e Lega: “No, ma chi sbaglia paga”

Bruni, Saita, Scandella, Sorte e Violi, cinque politici bergamaschi in Regione Lombardia commentano l'ultima inchiesta sulla sanità che ha portato all'arresto del braccio destro del presidente Roberto Maroni.

Il Pirellone batte i denti dopo l’ultima inchiesta “Smile” della Procura della Repubblica di Monza e dei Carabinieri di Milano che ha portato all’arresto di Fabio Rizzi, 49 anni, della Lega Nord braccio destro del presidente Roberto Maroni e presidente della Commissione Sanità.
“L’arresto di Fabio Rizzi sancisce definitivamente, il fallimento di quella discontinuità necessaria alla guida della Regione dopo gli eventi che avevano portato al crollo della Giunta Formigoni – afferma Roberto Bruni, consigliere del Patto Civico –. Maroni ha fallito. Il succedersi degli scandali, l’ultimo dei quali coinvolge una persona a lui vicinissima come il consigliere Rizzi, pone un problema politico gigantesco ed ormai ineludibile: Maroni non ha avuto la forza e la capacità, e forse nemmeno la volontà, di agire in discontinuità rispetto alla precedente gestione formigoniana”. Non usa mezzi termini Bruni che conclude: “Non sono bastati proclami e promesse: l’inadeguatezza di Maroni è ormai evidente, non resta che chiedere con forza le sue dimissioni presentando una mozione di sfiducia: ne va della residua credibilità della Regione Lombardia”.

Sulla stessa linea anche Jacopo Scandella del Partito Democratico. “Personalmente provo un senso di rabbia e di frustrazione – dichiara Scandella -. Un altro consigliere che avrebbe preso soldi per truccare appalti nella sanità è un altro colpo che fa male a tutta la politica. Credo che in Lombardia troppo potere stia da troppo tempo dalla stessa parte. E ormai troppi si sentono intoccabili. Anche per questo serve cambiare aria. Maroni si è presentato tre anni fa con la scopa, promettendo pulizia e trasparenza. A ottobre ha detto: ‘le tangenti in Lombardia non esistono, chiunque dica il contrario ne risponderà davanti ai giudici’. Purtroppo, non è così”.

A chiedere le dimissioni di Maroni è anche Dario Violi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.
“Aspettavamo Maroni in aula per avere chiarimenti dell’arresto del leghista Rizzi, invece come al solito è venuto per difendere la sua poltrona, ribadire il suo garantismo e cercare di nascondere ancora un po’ di polvere sotto il tappeto – commenta Violi -. Nella riforma il M5S è riuscito ad ottenere l’agenzia dei controlli del sistema sanitario, ma come al solito le altre forze politiche di minoranza ci hanno escluso dalla composizione della stessa, impedendoci di proporre dei candidati esterni alle loro logiche”. Per il consigliere regionale dei Cinque Stelle: “Questa vicenda ha dimostrato che basta un cittadino onesto per far emergere il marcio che c’è nel sistema, basti pensare che tutto è partito dalla denuncia di un revisore dei conti che ha deciso di fare il suo dovere. Dopo l’arresto dell’ex Assessore alla Sanità Mantovani durante la giornata della trasparenza – prosegue Violi -, oggi, mentre si celebrava la giornata della memoria, è toccato al Presidente della Commissione Sanità e autore della riforma sanitaria Fabio Rizzi. Le scope di Maroni erano solo uno slogan perché le pulizie a casa della Lega le sta facendo, ancora una volta, la magistratura. Ora più che mai c’è bisogno di gente onesta a governo della Lombardia, ora serve una Lombardia a guida 5 stelle”.

Se le minoranze chiedono le dimissioni, la Lega Nord fa quadrato attorno al suo presidente Roberto Maroni. Silvana Santisi Saita, consigliere regionale che ha lavorato a fianco di Rizzi non nasconde il suo dolore: “Sono basita, delusa, arrabbiata e addolorata – esordisce. Ho lavorato con Rizzi e mi auguro che la Giustizia faccia presto il suo corso: se ha sbagliato paghi. Vivo questo momento come un tradimento prima al ruolo politico e poi alla Lega. L’etica e il rigore stanno alla base del nostro cammino”. Saita entra nel merito anche della procedura degli appalti: “Credo sia corretta e controllata, è la misura migliore per affidare lavori e forniture. Da sindaco l’ho testata più volte e ho potuto verificare la severità dei controlli, purtroppo il malaffare riesce anche a rovinare un meccanismo ottimo per la pubblica amministrazione”. E sulle dimissioni che le minoranze chiedono a Maroni, la consigliere regionale non ha dubbi: “Chi sbaglia paga, ma Maroni come tutti noi è stato tradito”.

Sul “chi sbaglia paga” c’è anche Alessandro Sorte (Pdl) assessore regionale alle Infrastrutture: “Qualora fossero riconosciute delle responsabilità a Rizzi è giusto che ne renda conto e paghi. I suoi gesti e le sue azioni avrebbero tradito la fiducia di altre persone – afferma Sorte che poi però precisa -: non si deve dimenticare che stiamo parlando della Lombardia e del sistema sanitario che è riconosciuto come il migliore di tutto il Paese. Se Rizzi ha sbagliato, e questo lo dimostrerà la Giustizia, devo sottolineare che è stato un semplice revisore dei conti ha denunciare il meccanismo, segno che ci sono persone, e sono molte, che fanno onestamente il proprio lavoro e che segnalano le anomalie”.
L’assessore regionale risponde anche alle minoranze che chiedono le dimissioni di Maroni e non si scompone: “Io credo sia normale, non possono sperare di vincere le elezioni e non resta loro che chiedere le dimissioni di Maroni. Noi ci affidiamo alla Giustizia per questa vicenda, in cui la Regione Lombardia è parte lesa. Continuiamo e continueremo il nostro lavoro che è buono, dobbiamo portare avanti la Regione meglio governata d’Italia”.

Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    1. Il sistema sanitario nazionale può restare in gestione alle Regioni, ma deve tornare ad essere totalmente pubblico e tutte le procedure e tutti i protocolli di cura devono essere per legge omogenei su tutto il territorio nazionale, senza deroghe a nessuna regione 2. Vanno proibite per legge le convenzioni o gli appalti esterni 3. Il privato che investe nella sanità deve utilizzare esclusivamente i suoi denari 3. il personale del SSN deve avere un contrato di lavoro pubblico 4. i dirigenti del SSN devono avere un contratto privato che preveda spostamenti, licenziamenti, cassa integrazione e tutto ciò che è attualmente previsto pere i dirigenti del settore privato. Punto.

  2. Scritto da magnone

    È il modello che non funziona. Troppo potere e volpi e coccodrilli da troppi anni. Arroganza ciellina, incapacità mista a malaffare dei leghisti hanno trasformato un sistema virtuoso già da anni, da ben prima che Formigoni vi mettesse mano, in un divoratore di soldi pubblici e privati. La Lombardia è la regione dove i cittadini tirano fuori di tasca propria la maggior quantità di denaro. Denaro che serve per mantenere la sciagurata libera scelta che ha fatto di noi il sistema dove l’offerta induce la domanda. Un vero fallimento che si continua a negare. E i meriti di medici, infermieri e professionisti sono accaparrati da una classe politica che di meriti non ne ha!