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Spirano, neonato morto dopo il parto in casa: aveva aria nei polmoni

Tra le ipotesi quella che l’aria fosse quella insufflata dal padre, nel disperato tentativo di rianimarlo

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Aveva aria nei polmoni. E’ questo è emerso dall’autopsia sul cadavere del neonato morto a Spirano dopo essere stato partorito in casa.

Tra le ipotesi quella che l’aria fosse quella insufflata dal padre, nel disperato tentativo di rianimarlo, praticandogli la respirazione bocca a bocca, come ha raccontato nel corso dell’interrogatorio.  Ma non è escluso che il neonato non sia venuto alla luce già morto e che abbia respirato per qualche istante.

Le conclusioni dell’autopsia saranno presentate tra un paio di mesi. Il medico legale in particolare dovrà stabilire, insieme al pubblico ministero Davide Palmieri, se nel decesso del piccolo ci siano responsabilità dei genitori

Nel frattempo entrambi sono stati iscritti nel registro degli indagati. Un atto dovuto per consentire loro di nominare un consulente per l’autopsia.

L’ipotesi di reato avanzata dal pubblico ministero Davide Palmieri è quella di infanticidio.

Il dramma si è consumato nella notte tra sabato 6 e domenica 7 febbraio, in un appartamento Aler del paese della Bassa, in via Fiume 9.

S. T., 36enne del paese, ha deciso di far nascere il terzo figlio tra le mura domestiche, come era avvenuto per gli altri due bimbi che ora hanno 3 e 4 anni. Ma stavolta qualcosa è andato storto e il piccolo è morto.

Nella stanza da letto dove è venuto alla luce, pare ci fossero solo la madre e il compagno, mentre gli altri due figli erano in un’altra camera.

Quando il padre, che aveva già deciso di chiamarlo Zeno, si è accorto che qualcosa non andava, ha chiamato la madre della donna, che ha potuto solo rendersi conto che il piccolo era morto.

Inutile anche l’intervento del personale medico. Il corpicino è stato portato prima all’ospedale di Treviglio e poi al Papa Giovanni di Bergamo.

Dopo la tragedia il padre era stato interrogato dai carabinieri. Nel corso della deposizione ha raccontato che insieme alla compagna, per il parto dei loro figli, ha sempre seguito i dettami delle pubblicazioni del chirurgo francese Michel Odent. Il medico, 70enne, è noto per aver creato, in ambito ospedaliero, la prima “salle souvage”, un ambiente simile a una stanza di casa, una mediazione tra parto in casa e parto medicalizzato in clinica.

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