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“Prostituzione minorile”: sei i bergamaschi coinvolti, tra loro un presentatore tv

La maxi inchiesta coinvolge in tutto 12 persone, accusate di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet

Sale a sei il numero di bergamaschi coinvolti nella maxi inchiesta della Procura di Brescia, con dodici persone accusate di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet. 

Oltre al 45enne parroco di Solza, don Diego Rota, a un agente di polizia locale in servizio a Boltiere, il 54enne Egidio Bosio, a un allenatore di calcio di Treviglio, il 42enne Cristian Zilli, a Pierluigi Rossi, 50enne assicuratore di Bergamo ci sono Ettore Tucci, 40 anni di Bergamo, impiegato e volontario del gruppo alpini di Fiorano al Serio e Corrado Fumagalli, 48enne presentatore televisivo, che in passato ha condotto programmi riservati a un pubblico adulto. 

Nei confronti di Fumagalli  non è ancora scattata l’ordinanza di custodia cautelare in quanto il 48enne si trova in vacanza all’estero, in Brasile.

L’inchiesta del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani ha interessato anche le province di Brescia, Milano, Pavia, Monza e Brianza, Parma. Avviata nell’agosto dell’anno scorso dai carabinieri di Brescia e dalla Sezione di polizia giudiziaria, ha consentito di identificare quattro minorenni che avevano avuto rapporti sessuali a pagamento. I ragazzi stabilivano i contatti attraverso social e chat. Secondo gli investigatori, sono stati numerosissimi gli episodi di rapporti consumati a bordo di autovetture in parcheggi di centri commerciali, come quello del cimitero di Bergamo o dell’Iper di Seriate, o in luoghi di intrattenimento e nelle abitazioni di alcuni degli indagati. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche numerosi computer.

Per tutti gli arrestati l’accusa è prostituzione minorile continuata. Il pm aveva chiesto il carcere, ma il gip Alessandra Sabatucci che ha invece disposto i domiciliari spiegando che “sebbene alcune abitazioni degli indagati siano servite da luogo di incontri, non vi sono ragioni per ipotizzare che gli stessi non rispettino le prescrizioni della misura”.

Gli arrestati in Bergamasca non si conoscevano tra loro, ma frequentavano gli stessi ragazzini conosciuti in rete. Ancora all’estero una delle dodici persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare, una ventina in tutto gli indagati.

Le indagini sono partite dalla denuncia di una madre bresciana, che ha trovato sul cellulare del figlio 16enne alcuni sms sui rapporti sessuali che il giovane consumava con persone maggiorenni. Lo stesso ragazzino ha poi ammesso, e fatto il nome di alcuni amici che come lui avevano intrapreso relazioni con adulti conosciuti in chat.

“La nostra intenzione era quella di guadagnare soldi con i gay”. Questa l’iniziale volontà del gruppo di ragazzini coinvolti. “La loro idea originaria – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – era quella di incontrare i soggetti, di chiedere il pagamento anticipato della prestazione sessuale per poi scappare. Se il cliente non accettava la condizione del pagamento anticipato l’incontro saltava. Ai propri interlocutori non mentivano mai sulla loro reale età, del resto direttamente percepibile al momento degli incontri”, scrive il gip.

Alcuni dei soggetti arrestati avevano anche fornito ad alcuni ragazzini dei telefoni cellulari da utilizzare per scambi di sms erotici. In base alla prestazione, pagavano dai 20 ai 100 euro oltre a fare alle vittime regali di vario genere. In un caso, ad esempio, anche una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter, ma anche biglietti per il parco divertimenti di Gardaland, gelati, cene al McDonald’s.

Nell’inchiesta figura anche Claudio Tonoli, sieropositivo 56enne, arrestato già nelle scorse settimane dalla Polizia locale di Montichiari perché chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti. A casa dell’uomo i vigili avevano trovato molti contatti sul telefonino ma anche su agende e quaderni. Già in occasione di quell’arresto gli investigatori spiegarono che il provvedimento rientrava in un’indagine più ampia e ancora in corso ma che “l’uomo andava fermato”. Tonoli, due anni fa, era stato al centro di un caso giudiziario, quando un 13enne raccontò di essere stato avvicinato dall’uomo che gli aveva mostrato immagini pornografiche.