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Bocia, raccolta firme per dire no alla sorveglianza speciale

Dopo i messaggi di diversi personaggi, gli striscioni negli stadi italiani, ecco la raccolta firme per dire no alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza

Dopo i messaggi di diversi personaggi, gli striscioni negli stadi italiani, ecco la raccolta firme per dire no alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Nel testo della petizione (visibile a questo link), lanciata attraverso la pagina Facebook “Sostieni la Curva”, si legge: “E’ ovvio che su Bocia pendano una serie di accuse figlie di comportamenti censurabili e sbagliati (che tuttavia ha pagato, sta pagando e pagherà), ma com’è possibile che in Italia rigidità e pugno di ferro ben oltre il consentito vengano utilizzati soltanto nei confronti di determinate categorie? Colpire ed eliminare un’icona della tifoseria atalantina per eliminare l’intera tifoseria? E’ forse questo che si vuole?”.

Nel frattempo, proprio in queste ore, è previsto il verdetto dei tre giudici, Ilaria Sanesi, Vito di Vita e Federica Gaudino, chiamati a decidere sulla richiesta del pubblico ministero Laura Cocucci di tre anni di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Bergamo.

La richiesta è stata avanzata dalla questura di Bergamo, dopo un primo avviso verbale del questore nel giugno scorso e due denunce in un mese: la prima a settembre per aver minacciato il capo della Digos Giovanni Di Biase nel corso di una manifestazione in via Noli; la seconda a ottobre per aver picchiato un ragazzo che lo aveva rimproverato dopo averlo scoperto scrivere su un muro “Digos infami”.

La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza si applica ai soggetti che vengono ritenuti pericolosi per la sicurezza e per la pubblica moralità. Può durare da uno a cinque anni e prevede pesanti restrizioni per la libertà personale, come il ritiro di patente e passaporto, l’obbligo di rimanere a casa in determinati orari, e di non frequentare specifici luoghi o persone.

Intanto, venerdì 12 febbraio, è arrivata una nuova tegola per il Bocia, che è stato colpito da un “divieto di rientro” nella provincia di Ascoli della durata di tre anni (Leggi qui)

 

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