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Scuola, presidio dei precari davanti alla Prefettura

I sindacati: “Necessario un confronto col Ministero sul piano assunzioni in cui vengano compresi anche i docenti della scuola dell'infanzia”.

Hanno chiesto un confronto con il Ministero per la messa a punto di un piano di assunzioni dei precari che comprenda anche i docenti della scuola dell’infanzia e, questa volta, lo hanno fatto alzando la voce, nelle piazze di tutto il Paese: oggi, contemporaneamente in tutte le province d’Italia, i sindacati della scuola FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS-CONFSAL e FGU hanno organizzato presidi a sostegno di chi nel mondo dell’istruzione aspetta da troppo tempo un’occupazione stabile, intrappolato in un precariato storico che sembra non avere più fine.

Anche a Bergamo le organizzazioni sindacali sono scese in presidio, sotto la pioggia, davanti alla Prefettura in via Torquato Tasso dalle 16 alle 17.30.

Attorno alle 17 una delegazione di sindacalisti composta dai segretari generali di categoria ha incontrato il Vicecapo di Gabinetto Iole Galasso. A lei è stata illustrata la difficile situazione dei precari, sia dal punto di vista nazionale, attraverso la consegna di una nota unitaria (che riportiamo qui sotto), sia dalla prospettiva provinciale: nel territorio orobico, infatti, molti posti del Piano assunzioni non sono stati assegnati per esaurimento delle graduatorie provinciali, quando nelle graduatorie di istituto sono presenti insegnanti con gli stessi requisiti che ricoprono in modo precario da anni incarichi su posti liberi.

“Il concorso pubblico è lo strumento di reclutamento che garantisce assunzioni trasparenti in contrapposizione alla chiamata diretta da parte dei Dirigenti Scolastici. Prima però vanno gestite le situazioni di eccezionalità che ancora permangono, nonostante le assunzioni del piano nazionale, ancora insufficienti” si legge in una nota unitaria nazionale.

Tali eccezionalità avranno termine, anche da un punto di vista giudiziario, solo con la fine del precariato storico. La sentenza della Corte di Giustizia Europea, che vieta la reiterazione dei contratti, va attuata entro il triennio. Deve essere avviato il terzo ciclo di TFA per i docenti di terza fascia, spesso in possesso di molti anni di servizio, che non possono partecipare ai concorsi in quanto privi del requisito dell’abilitazione”.

“L’iniziativa nasce per la totale assenza di confronto tra il Ministero e le organizzazioni sindacali su un tema, l’annunciato bando del concorso, che non può essere affrontato ignorando la realtà di un precariato al quale la legge 107 (la cosiddetta Buona Scuola) non ha dato le risposte che il Governo aveva assunto come suo preciso impegno” continua la nota nazionale.

“Un precariato fatto di docenti in servizio da anni, che hanno conseguito una costosa abilitazione, conciliando a fatica il lavoro a scuola con le esigenze personali e familiari, spesso costretti a trasferirsi in altra regione pur di avere un contratto a tempo determinato; di docenti della scuola dell’infanzia, vincitrici di concorso e/o inserite in Graduatorie a Esaurimento, ingiustamente estromesse dal piano nazionale di assunzioni col pretesto di dovere attendere l’attuazione del percorso 0-6, smentito dalla legge di stabilità; di docenti cui è stata preclusa dal MIUR la possibilità di conseguire abilitazioni per TFA non attivati.
La sentenza della Corte europea del novembre 2014 ha ribadito il diritto alla stabilizzazione dei lavoratori assunti a tempo determinato per più di tre anni, ma nonostante ciò si lascia come unica opportunità quella di partecipare a un concorso in cui peraltro non viene adeguatamente riconosciuto il valore del servizio svolto.

Il concorso resta in linea di principio lo strumento da utilizzare per l’accesso al lavoro pubblico, garantendo ai concorrenti trasparenza ed equità; ma quello annunciato rischia di rivelarsi inopportuno per i modi e tempi con cui viene gestito, in un contesto di criticità non risolte, di impegni disattesi, di obiettivi mancati, di diritti negati: una situazione che rende facilmente prevedibile e inevitabile il moltiplicarsi di occasioni di contenzioso”.

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