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Al Druso con il Teatro Degli Orrori: “la nostra musica politica perché racconta l’Italia di oggi”

Il Teatro degli Orrori torna a Bergamo. La band di Pierpaolo Capovilla suonerà al Druso venerdì 22 febbraio. Il nuovo album è un viaggio nell'Italia di oggi, scandito dalla rabbia viscerale e lo struggente disincanto che da sempre animano la band.

Pensi alla musica indipendente italiana e, probabilmente, pensi a loro, al Teatro Degli Orrori: “il nome rappresenta fedelmente la società nella quale viviamo”, spiega Gionata Mirai, storico chitarrista della band. “Del resto, basta guardarsi attorno per capirlo, no?”.

Guardarsi attorno, oppure, dare un ascolto al loro ultimo, omonimo, album: un viaggio nell’Italia di oggi, scandito dalla rabbia viscerale, l’ironia e lo struggente disincanto che da sempre animano il gruppo: “cerchiamo di fotografare il Paese da quella che è la nostra prospettiva; di scattare, attraverso i nostri testi e la nostra musica, un’instantanea della realtà che ci circonda”.

Quel che ne esce è un ritratto tutt’altro che edificante: dodici tracce che raccontano di vuoto esistenziale (‘La Paura’), disagio psichico (‘Benzodiazepina’ e ‘Slint’) e dell’inconsistenza dei modelli sociali (che rendono ‘Disinteressati e indifferenti’); ma anche del dramma dei profughi in fuga dalla guerra (‘Bellissima’) e di ferite mai ricucite, come quella del G8 (‘Genova’).

Un album fortemente ‘politico’, tanto da considerare ‘Il lungo sonno’ una sorta di lettera aperta al Partito Democratico. Considerato, a tutti gli effetti, un gran ‘voltagabbana’: “praticamente è diventato un partito di destra… Un partito che parla tanto di sviluppo e poco di progresso”.

L’unico brivido di calore subentra al tramonto del disco. Con quella che, paradossalmente, s’intitola ‘Una giornata al sole’: “è la domenica del lavoratore che dedica un po’ di tempo a sé stesso – continua Gionata – è la sua ora d’aria. Oggi giorno le ore di lavoro si moltiplicano: da otto diventano dieci e da dieci diventano dodici, senza che, il più delle volte, vengano nemmeno riconosciute”.

Il tema portante sembra proprio quello del lavoro, che “dovrebbe costruire l’identità di una persona e permetterle di vivere in maniera dignitosa. Oggi, invece, ha i connotati del ricatto sociale”. Eccolo qui, dunque, il teatro degli orrori: “un paese che dovrebbe cambiare e che non cambia mai. O, semplicemente, non vuole cambiare”.

L’album è il quarto edito dalla band per l’etichetta ‘La Tempesta’ dopo ‘Dell’impero delle tenebre’ (2007), ‘A sangue freddo’ (2009) e ‘Il mondo nuovo’ (2012). Per la prima volta nella storia del gruppo, un disco ha visto prendere parte sei componenti al posto che quattro. Questo grazie al contributo delle new entry Kole Laca (synth e tastiere) e Marcello Batelli (chitarra). “Per questo lo abbiamo chiamato ‘Il Teatro degli Orrori’. Perché è un nuovo inizio. Che, in un certo senso, ci rappresenta. Il disco esprime la rabbia per il menefreghismo della massa nei confronti di quello che sta succedendo in Italia e nel mondo. Perché ci si lamenta sempre, senza mai far niente. Noi cerchiamo di affrontare l’attualità in modo radicale, senza compromessi, e senza rincorrere per forza il favore dell’ascoltatore. E’ un qualcosa che abbiamo in testa, da sempre”.

La band suonerà venerdì 12 febbraio al Druso di Ranica: Appuntamento alle 22,30. Biglietti acquistabili direttamente in cassa il giorno dell’evento.

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