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Tedeschi Trucks Band: arriva al quarto album la consacrazione foto

"Let Me Get By": da comprare assolutamente se siete amanti di Southside Johnny, della Allman Brothers Band e in genere se dalla musica vi aspettate emozioni, quelle vere. Parola di Brother Giober

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa;

ARTISTA: Tedeschi Trucks Band

TITOLO: Let Me Get By

GIUDIZIO: ****

A scanso di ogni equivoco, ritengo la TTB la migliore band, tra quelle sorte nell’ultimo decennio, in circolazione. Ho amato visceralmente il loro live Everybody talkin’ , un po’ meno le prove in studio anche se il lavoro precedente a questo, Made Up Mind, era un disco di ottimo valore.

Let Me Get By è la quarta uscita della band, quella che nelle aspettative dei loro fan avrebbe dovuto sancire una sorta di consacrazione, la piena espressione delle potenzialità di un gruppo, capitanato dai due coniugi Susan Tedeschi e Derek Trucks e composto da fior di musicisti ai quali il ruolo di comprimari sta forse stretto.

La storia è nota: Derek Trucks è un grande chitarrista che grazie alla sua abilità e anche a qualche nobile parentela è riuscito in giovane età e per un certo periodo di tempo ad entrare nella Allman Brothers Band. Quindi ha fondato un proprio gruppo, la Dereck Trucks Band, autore di ottimi lavori, dove blues, rock, southern music hanno trovato una miscellanea assai pregevole.

Lei è Susan Tedeschi, cantautrice, pure profondamente influenzata dal blues e protagonista di una carriera solista che a me non è mai sembrata tutto questo granché.

Sta di fatto che i due, a un certo punto convolano a giuste nozze e non si sa se per convenienza economica o affinità artistiche decidono poi di unire le anime (musicali) e di dare vita alla TTB.

Della scelta l’unico a perderci è probabilmente Mike Mattison, grande vocalist originario della Derek Trucks Band e ora solo comprimario anche se ancora protagonista in fase compositiva.

La creatura musicale che ne sortisce è un gruppo aperto di dieci, talvolta dodici elementi, caratterizzato da una sezione fiati di notevole impatto e autore di una musica fortemente ancorata alle atmosfere del blues, del soul e, in misura inferiore, del Southern rock. Una musica eccitante che sino a questa ultima prova ha trovato la sua massima espressione nella dimensione live.

Let me Get By è un lavoro pieno, corposo e vario. Tutte le composizioni sono al di sopra della media e offrono una varietà di stili, a volte spiazzante ma, a ben vedere, risultato di un progetto musicale che invece appare del tutto razionale e che si sostanzia nell’attaccamento ad una solida tradizione musicale (il soul, il r&b, il rock) con aperture, seppur non troppo rimarcate, a nuove influenze e generi con il tutto che dà origine ad suono ricco, potente e originale.

Il disco esordisce con Anyhow che è uno dei brani di punta dell’intero lavoro. Preceduto da un intro blues fatto di chitarra e percussioni, la composizione si apre con la voce di Susan e con un basso pulsante, sino ad arrivare al ritornello, incisivo e riuscito. Ma non è finita perché la canzone, una sorta di mini suite divisa in più parti, acquisisce con il trascorrere dei minuti maggiore solennità grazie all’intervento della sezione fiati e delle voci che, sullo sfondo, fanno da coro. L’epilogo è una sorta di jam dove il blues, il southern rock, il sound stile Muscle Shoals si mischiano perfettamente. Per me uno dei migliori brani ascoltati negli ultimi anni e candidato, sin da ora, ad essere miglior singolo dell’anno.

Laugh About It prende l’avvio da un riff di chitarra su quale interviene quasi da subito la voce della Tedeschi, sino all’ingresso dei fiati e al ritornello, bello e ampio. Del suo ci mette anche Susan con un’interpretazione di grande livello che trasuda feeling da ogni nota. Il finale è affidato ad un “solo” di Derek Trucks che è lì a dimostrare perché oggi possa essere considerato uno dei migliori chitarristi in circolazione.

Rock blues è quello che si sente all’inizio di Don’t You Know What It Means appena addolcito dal ritornello cantato a più voci che ha il pregio di rendere l’atmosfera appena più leggera, mentre atmosfere old time sono quelle che arieggiano nella successiva Right on Time, dove emerge in particolare il suono della tromba.

Il brano che dà il titolo all’intera raccolta ha movenze funk, con chitarra e fiati a tirare il suono e la voce della Tedeschi più convincente che mai. Non mi sembra francamente il brano più rappresentativo del lavoro ma il ritmo è di quelli che coinvolgono e che inducono il piede al movimento.

Ancora blues ed ecco arrivare Just As Strange che precede Cryn’ Over You/Swamp Raga For Holapfel, un brano lungo oltre 8 minuti, dalla struttura complessa, molto seventies e affidato alla voce di Mike Mattison dove, tutto sommato, è la vena più leggera, quella più melodica a prevalere almeno sino a quando irrompe la chitarra di Trucks autore di un solo di grande pregio; la seconda parte del brano è solo strumentale, i suoni sono essenzialmente acustici ed evocano periodi remoti. Mah! Sognante è sognante ma è anche qualcosa completamente fuori dal contesto sonoro generale e senza un grande perché.

Sono invece lidi conosciuti quelli di Hear me, una ballata con tanto di chitarra protagonista che cala l’ascoltatore in pieno periodo anni ‘70, dove è la dolcezza a farla da padrona. Al resto ci pensa la voce di Susan Tedeschi mai così funzionale alle atmosfere del brano, una sorta di Blue Sky del terzo millennio.

I Want More è un brano dai forti connotati rock che sicuramente farà bella figura dal vivo ma che tutto sommato non mi entusiasma granché.

Chiude il disco In Every Heart, una grande ballata sostenuta in modo impeccabile dalla sezione fiati e dalle tastiere con  il sovrapporsi delle voci che dà un’impronta gospel all’insieme e ne eleva lo standard qualitativo e il solo di Derek Trucks posto verso la fine ancora una volta meritevole di menzione.

La versione in mio possesso è quella Deluxe e in quanto tale è arricchita da alcune alternative mix oltre che da tre brani dal vivo registrati al Beacon Theatre che però nulla aggiungono alla bellezza del disco.

Finalmente alla quarta prova la TTB centra in pieno l’obiettivo e ci offre un lavoro completo, pieno di canzoni particolarmente riuscite. Da comprare assolutamente se siete amanti di Southside Johnny, della Allman Brothers Band e in genere se dalla musica vi aspettate emozioni, quelle vere.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Anyhow

Se non ti basta ascolta anche:

Southside Johnny and the Ashbury Jukes – Soul time

JJ Grey & Mofro – Ol’ Glory

Allman Brothers band – One Way Out

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