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“Prostituzione minorile continuata”, quattro gli arrestati in Bergamasca

La maxi inchiesta coinvolge in tutto 12 persone, accusate di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet

Sono quattro gli arresti effettuati in provincia di Bergamo nella maxi inchiesta della Procura di Brescia che coinvolge in tutto 12 persone, accusate di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet. 

Oltre al parroco di Solza, don Diego Rota, sono finiti ai domiciliari un agente di polizia locale in servizio a Boltiere, Egidio Bosio, un allenatore di calcio di Treviglio, Cristian Zilli, e Pierluigi Rossi, 50enne di Bergamo.

Don Rota, dopo l’ordinazione nel 1995, è stato vicario parrocchiale di Gorle fino al 2002, quindi parroco delle frazioni di San Pietro e San Gallo in San Giovanni Bianco, prima del trasferimento a Solza.

don Diego

Sono tre gli episodi contestati al parroco, sospeso, della parrocchia di Solza e agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta contro la prostituzione minorile della Procura di Brescia.Il sacerdote, che si muoveva a bordo di un Suv scuro, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali a pagamento con due minori e tentato di ottenere prestazioni sessuali da un altro giovane che non sarebbero avvenute per l’intervento del fratello del ragazzo. Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge, infatti, che lo scorso 28 ottobre il fratello di un ragazzino che si prostituiva aveva affrontato il sacerdote chiedendo come si chiamasse e il numero di cellulare. L’uomo aveva risposto Marco e dato il numero. Il giovane che aveva avuto rapporti con il sacerdote, nel tentativo di allontanare il fratello aveva manifestato “grande agitazione” e tornando a casa si era sentito male accusando una crisi di pantoclastia (l’impulso a rompere tutto, ndr) che aveva reso necessario l’intervento di un’ambulanza.

Don Rota si presentava ai giovani appunto come “Marco”. Il primo incontro con i ragazzini è avvenuto presso il cimitero di Seriate, nella Bergamasca. Il sacerdote, lo scorso 10 settembre, a due giovani aveva regalato un cellulare ciascuno, telefoni del valore complessivo di 399 euro. Nel corso di uno scambio di sms intercettato un minore chiede al sacerdote: “Ma quante volte lo dobbiamo ancora fare gratis?”. Don Diego Rota risponde: “Abbiamo appena cominciato, ce ne hai per 15 volte su 20 pattuite. Se fai meglio e se non mi bidoni sempre potrei scontarne qualcuna”.

Bosio, originario di Milano, ex guardia giurata, ha 53 anni e coordina la polizia locale di Boltiere e in forma associata i comuni di Premolo, Parre, Gorno e Oneta, di cui il paese della Bassa capofila.

A Generica

Zilli è sposato e risiede a Treviglio, dove allena la squadra degli allievi classe 1999, del settore giovanile dell’Acos.

A Generica

A Rossi, nato a Dalmine nel 1966 e residente in città, gli inquirenti collegano un episodio con un minore, consumato a Seriate.

L’inchiesta del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani ha interessato anche le province di Brescia, Milano, Pavia, Monza e Brianza, Parma. Avviata nell’agosto dell’anno scorso dai carabinieri di Brescia e dalla Sezione di polizia giudiziaria, ha consentito di identificare quattro minorenni che avevano avuto rapporti sessuali a pagamento. I ragazzi stabilivano i contatti attraverso social e chat. Secondo gli investigatori, sono stati numerosissimi gli episodi di rapporti consumati a bordo di autovetture in parcheggi di centri commerciali, come quello del cimitero di Bergamo o dell’Iper di Seriate, o in luoghi di intrattenimento e nelle abitazioni di alcuni degli indagati. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche numerosi computer.

Per tutti gli arrestati l’accusa è prostituzione minorile continuata. Il pm aveva chiesto il carcere, ma il gip Alessandra Sabatucci che ha invece disposto i domiciliari spiegando che “sebbene alcune abitazioni degli indagati siano servite da luogo di incontri, non vi sono ragioni per ipotizzare che gli stessi non rispettino le prescrizioni della misura”.

Gli arrestati in Bergamasca non si conoscevano tra loro, ma frequentavano gli stessi ragazzini conosciuti in rete. Ancora all’estero una delle dodici persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare, una ventina in tutto gli indagati.

Le indagini sono partite dalla denuncia di una madre bresciana, che ha trovato sul cellulare del figlio 16enne alcuni sms sui rapporti sessuali che il giovane consumava con persone maggiorenni. Lo stesso ragazzino ha poi ammesso, e fatto il nome di alcuni amici che come lui avevano intrapreso relazioni con adulti conosciuti in chat.

“La nostra intenzione era quella di guadagnare soldi con i gay”. Questa l’iniziale volontà del gruppo di ragazzini coinvolti. “La loro idea originaria – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – era quella di incontrare i soggetti, di chiedere il pagamento anticipato della prestazione sessuale per poi scappare. Se il cliente non accettava la condizione del pagamento anticipato l’incontro saltava. Ai propri interlocutori non mentivano mai sulla loro reale età, del resto direttamente percepibile al momento degli incontri”, scrive il gip.

Alcuni dei soggetti arrestati avevano anche fornito ad alcuni ragazzini dei telefoni cellulari da utilizzare per scambi di sms erotici. In base alla prestazione, pagavano dai 20 ai 100 euro oltre a fare alle vittime regali di vario genere. In un caso, ad esempio, anche una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter, ma anche biglietti per il parco divertimenti di Gardaland, gelati, cene al McDonald’s.

Nell’inchiesta figura anche Claudio Tonoli, sieropositivo 56enne, arrestato già nelle scorse settimane dalla Polizia locale di Montichiari perché chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti. A casa dell’uomo i vigili avevano trovato molti contatti sul telefonino ma anche su agende e quaderni. Già in occasione di quell’arresto gli investigatori spiegarono che il provvedimento rientrava in un’indagine più ampia e ancora in corso ma che “l’uomo andava fermato”. Tonoli, due anni fa, era stato al centro di un caso giudiziario, quando un 13enne raccontò di essere stato avvicinato dall’uomo che gli aveva mostrato immagini pornografiche.