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Allenatore di Treviglio arrestato per pedofilia, ora per i ragazzini consulti con psicologi

Il coinvolgimento del 42enne nell'inchiesta nata a Brescia, e in cui ci sono altri tre bergamaschi, ha scosso l'intera comunità trevigliese

Quando la notizia che anche Cristian Zilli, l’allenatore degli allievi 1999 Figc della squadra di calcio A.s.d. Acos Treviglio, è stato accusato, assieme a una decina di altre persone, di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet, a Treviglio è scattato il tam tam.

L’uomo vive a Treviglio insieme alla moglie, con la quale si è unito in matrimonio il 13 settembre 2014 e al figlio della donna, che, secondo i più informati, proprio lo stesso Zilli avrebbe allenato sul verde di via Ai Malgari.

Il coinvolgimento del 42enne nell’inchiesta nata a Brescia, e in cui ci sono altri tre bergamaschi, ha scosso l’intera comunità trevigliese, lasciando a bocca aperta chi, soprattutto, Zilli lo conosce, e bene.

“Insospettabile”, lo hanno definito alcuni conoscenti.

“Un mister apprezzato che motivava sempre gli aspiranti bomber. Non di certo uno da tenere alla larga”, hanno affermato altri. Anche secondo alcuni vicini di casa l’allenatore è visto come una persona normale e, dicono, “posata”. Incapace, dunque, di poter compiere azioni come quelle per cui, ora, risulta indagato.

Anche la società sportiva per cui il 42enne collabora ha diramato un comunicato in cui viene annunciato un incontro, che si terrà nella serata di giovedì 11 febbraio, tra collaboratori e dirigenti per affrontare la vicenda, al quale seguirà un incontro con le famiglie e i ragazzi della squadra Allievi 1999.

“Nei prossimi giorni – si legge nella comunicazione – , con la consulenza di educatori, psicologi e figure competenti, valuteremo che percorso intraprendere.

Consapevoli del fatto che la nostra associazione non abbia nulla a che vedere con le gravi accuse rivolte al signor Cristian Zilli”.

Nei suoi confronti, la società sportiva ha inoltre fatto sapere di avere immediatamente avviato la pratica per chiedere alla Figc la revoca del tesseramento.

“Era un atto dovuto, – hanno concluso – pur nella certezza che una persona indagata non è da ritenersi colpevole fino a che la giustizia non avrà completato il proprio corso”.

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