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Unioni civili: rispetto per le convinzioni altrui, ma non diventino divieti per legge

Mentre iniziano al Senato le votazioni sul disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, riceviamo e pubblichiamo l'opinione di un collega giornalista bergamasco.

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Mentre iniziano al Senato le votazioni sul disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, riceviamo e pubblichiamo l’opinione di un collega giornalista bergamasco, Stefano Contu.

“Il 50% degli intervistati se fosse in Parlamento voterebbe a favore del ddl Cirinnà; il 43% voterebbe contro la legge, mentre il 7% non prende posizione. Il 73 per cento è contrario alle adozioni per coppie dello stesso sesso, mentre è favorevole uno su 5.” Così, testualmente da un sondaggio nazionale pubblicato anche  Bergamonews.

La lettura di questi dati ci consegna una popolazione che crede di poter decidere chi fa parte della serie A dei cittadini e chi no. E per la promozione si decide anche quali caratteristiche avere.

Si parla di normalità e di famiglia naturale: chi decide cosa è normale e naturale? In natura non esiste “una” famiglia: i leoni hanno la famiglia composta da un capobranco, tante femmine e qualche maschio. Il rapporto procreativo è dettato dai tempi delle femmine, mentre il rapporto sessuale lo esercita il maschio spesso con gli altri maschi. Ci sono altre specie che hanno la famiglia composta da un solo elemento, capace di ingravidarsi da solo. Ci sono ancora altre specie nelle quali il maschio ingravida la prima femmina che si trova di fronte, senza alcun legame affettivo, spesso dopo aver ucciso i figli del partner precedente (o anche i suoi). Ci sono coppie di animali che stanno insieme tutta la vita (della stessa razza o anche di razze diverse…)

E allora dov’è la normalità che ci insegna la natura? L’omosessualità nella storia non ha mai provocato scandalo fino a quando una certa morale cattolica ha deciso che non era “naturale”. Da allora la cultura imperante ha deciso che gli omosessuali erano malati, spesso pericolosi, di sicuro peccatori.

La stessa morale cattolica e cultura imperante che tollera i papà che violentano le figlie e picchiano le mogli, i preti che abusano dei chierichetti, i mariti che vanno a prostitute (anche minorenni), i parlamentari che divorziano e poi vanno in piazza a sostenere la famiglia naturale fatta di un uomo una donna, due figli e un cane….

Ma il ragionamento “culturale” rischia di far restare ognuno sulle proprie posizioni, e non basta dire a un cattolico che sarebbe sufficiente l’amore e il rispetto per creare una famiglia.

E allora parliamo di diritti. I diritti umani si basano sul principio del rispetto nei confronti dell’individuo. La loro premessa fondamentale è che ogni persona è un essere morale e razionale che merita di essere trattato con dignità. Sono chiamati diritti umani perché sono universali.

C’è chi sulla Costituzione ha giurato, che giura ancora che nella Costituzione è vietato il matrimonio omosessuale, ma nessuno ancora ne ha citato l’articolo, mentre tutti dimenticano che proprio all’inizio di quel testo si fa riferimento ai diritti dei “cittadini”: ART. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Qualche pagina più avanti (e qui già diventa più complicato arrivarci per i difensori a ore della morale imperante) si parla di famiglia. Ma il “padre costituente”, 70 anni fa, non faceva riferimento ad alcuna naturalità né normalità della famiglia: 3 articoli semplici che basterebbe richiamare per non sentire la necessità di alcuna legislazione: ART. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare. ART. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità. ART. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Intendiamoci: tutto è opinabile e interpretabile… ma nessuno può dire che la Costituzione della Repubblica Italiana parli di famiglia composta da un padre e una madre, e che solo a questo tipo di famiglia è consentito esistere e ottenere diritti per la crescita e l’educazione dei figli.

Tanto per essere più espliciti, nel Testo non si parla di concepimento o nascita, ma di mantenimento, crescita e educazione. E poi, il lessico “istituzionale” parla di “padri della Patria”, mai di madri… quindi anche lo Stato è cresciuto in una famiglia omosessuale (effettivamente, però, qualche guaio qui lo si può facilmente sottolineare).

Rispetto le convinzioni religiose di ognuno, ma che queste convinzioni debbano diventare legge dello Stato lo trovo francamente assurdo e intollerabile.

C’è evidentemente una gran paura, da parte di questi esteti del cattolicesimo governante, di vedere un’altra verità, che possa velocemente smontare i pilastri di una costruzione traballante, basata su dogmi sociali e politici (di quelli religiosi non mi interesso) pronti a crollare al primo refolo contrario.

La fede e la spiritualità dovrebbero invece fondarsi su un’interiorità inattaccabile, perché innanzitutto non prevede l’annullamento di chi la pensa diversamente. Invece, o tutti fanno quello che dice il Papa, oppure la sciagura dello Stato diventa inevitabile.

Un buon cattolico (protestante, musulmano, induista, …) è tale se segue i precetti della sua fede. Un buon cittadino segue i principi dell’impianto legislativo del suo Stato. Se il mio Stato dice che i suoi cittadini hanno diritto, tutti i cittadini devono aver diritto, sennò, per quei gruppi di cittadini che non hanno alcuni diritti andrebbero pensati anche alcuni “sconti” sui doveri, tipo quello fiscale….

 

Ma in fondo, tornando al DDL Cirinnà, di cosa si ha paura? Che nel volgere di due generazioni si diventi tutti omosessuali? Mi piace ricordare che tutti gli omosessuali sono nati da famiglie eterosessuali… Che i bambini eventualmente adottati siano a rischio, perché, si sa, gli omosessuali non riescono a tenere a bada i loro istinti animaleschi… mentre tutti i casi di cui la cronaca parla (violenze familiari, prostituzione minorile, pedopornografia…) escono da strati sociali cosiddetti “normali”, sempre che non siano manipolazioni della potente lobby giudo-plutaico-masso/omosessuale…

Uno degli insegnamenti più belli del Cristianesimo (diverso dal Cattolicesimo) è “ama il prossimo tuo”.

Il Cattolicesimo lo ha trasformato (anche con Papa Francesco) in “curalo, abbine misericordia e aiutalo a uscire dal peccato”. Mancano del tutto il rispetto e l’accoglienza, no?

Ma ho fatto un sogno… ho visto un Paese nel quale le leggi vengono fatte per gli uomini, non per gruppi di uomini, e quando si parla di diritti, l’unica distinzione sarà tra chi le leggi le rispetta e chi no.

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