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Licenziato per aver fatto pipì: Misiani e i deputati Pd interpellano i ministri sul caso del prof Rho

La vicenda un po' kafkiana del licenziamento di Stefano Rho, insegnante al Falcone di Bergamo, per non aver dichiarato di aver avuto un procedimento penale a suo carico, procedimento legato a una multa per aver fatto pipì, undici anni orsono, nei pressi di un cespuglio, in piena notte, approda sul tavolo del Governo.

La vicenda un po’ kafkiana del licenziamento di Stefano Rho, insegnante al Falcone di Bergamo, per non aver dichiarato di aver avuto un procedimento penale a suo carico, procedimento legato a una multa per aver fatto pipì, undici anni orsono, nei pressi di un cespuglio, in piena notte, approda sul tavolo del Governo.

Attraverso una interrogazione proposta, come promesso nei giorni scorsi, da Antonio Misiani con i parlamentari bergamaschi del Pd e rivolta in particolare al Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e al Ministro dell’Economia e delle Finanze.

L’interrogazione a risposta scritta vuole per prima cosa per sapere se i ministri sono a conoscenza della vicenda legata al licenziamento del professor Rho e “se intendano effettuare una ricognizione su scala nazionale relativamente ai provvedimenti di decadenza ai sensi dell’art. 75 del DPR n. 445 del 2000 adottati dalle Amministrazioni dello Stato, con particolare riferimento agli Uffici scolastici territoriali, derivanti da dichiarazioni mendaci nelle dichiarazioni sostitutive di certificazioni”.

Inoltre i deputati chiedono “quali interventi d’urgenza ritengano opportuno promuovere per superare le problematiche, consentire la reintegrazione del prof. Rho e dei dipendenti colpiti da analoghi provvedimenti di decadenza ed evitare il ripetersi in futuro di casi simili, eventualmente circoscrivendo – mediante una circolare interpretativa – l’insussistenza di precedenti penali richiesta nelle dichiarazioni sostitutive di certificazioni di cui all’art. 46, comma 1, lettera aa) ai precedenti risultanti dal certificato del casellario giudiziale o, preferibilmente, alle “condizioni ostative” di cui alla legge n. 16 del 1992”

 

L’interrogazione porta la firma di: Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Elena Carnevali, Beppe Guerini e Daniela Gasparini

 

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