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Caso simile a quello del prof Rho, ma il pm chiede d’archiviare: fatto lieve fotogallery video

La vicenda riguarda C.N., un docente di chimica in servizio (tuttora) in un istituto tecnico dell'hinterland. Il pm Mancusi ha chiesto l'archiviazione del caso

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Se per il caso del professor Stefano Rho in molti hanno alzato la voce e sono scesi in piazza per gridare allo scandalo e chiedere di “chiudere un occhio”, per un episodio simile, avvenuto proprio in Bergamasca, c’è un magistrato che – senza manifestazioni o proclami – nei mesi scorsi ha respinto la denuncia della scuola e ha chiesto al giudice di archiviare il caso per “la particolare tenuità del fatto”.

La vicenda riguarda C.N., un docente di chimica in servizio (tuttora) in un istituto tecnico dell’hinterland. Nel settembre del 2015 il professore, prima di entrare in servizio,  autodichiarò alla dirigenza scolastica “di non aver mai riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi scritti dal Casellario giudiziario ai sensi delle vigente normativa”. Esattamente come fece il prof Rho che aveva preso una multa per aver fatto pipì, di notte, in un cespuglio e non aveva poi segnalato la condanna avvenuta a seguito di questa sanzione non pagata.

La scuola, come da procedura, fece richiesta alla procura di Bergamo di poter consultare il Casellario giudiziario dell’uomo. Dal quale emersero non una semplice sanzione amministrativa come nel caso di Rho, ma un decreto penale e un patteggiamento della condanna (con una pena pecuniaria di 730 euro). Il primo risalente al 2006, la seconda al 2009. Entrambe per il medesimo reato: violazione degli obblighi di assistenza familiare. In pratica non aveva pagato gli alimenti alla moglie dopo il divorzio.

Il preside decide così di denunciare il professore. Il caso arriva sul tavolo del pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Il pm, una volta valutate le due condanne a carico e aver ritenuto i reati di lieve entità, lo scorso 16 novembre decide di chiedere al giudice l’archiviazione secondo il decreto legislativo numero 28 del 16 marzo 2015, che ha introdotto un nuovo istituto giuridico: la non punibilità per particolare tenuità dell’offesa.

La disciplina, ideata per snellire il lavoro dei tribunali, togliendo casi non particolarmente gravi, si applica a tutti quei reati per i quali è prevista la sola pena pecuniaria o la pena detentiva non superiore a cinque anni, sia nelle ipotesi che le due tipologie di pena siano congiunte sia che siano previste in modo distinto. La norma indica, quali criteri di valutazione, la modalità della condotta, l’esiguità del danno o pericolo e la mancanza di abitualità nel comportamento dell’offensore.

Ora la palla passa quindi al giudice del tribunale di Bergamo a cui è stato assegnato il caso, che deve decidere se accogliere la richiesta – di buon senso – avanzata dal dottor Mancusi. E scongiurare, chissà, nuovi movimenti di piazza.

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