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I ragazzi disabili di Mozzo e Curno imparano a convivere senza genitori foto

La legge è appena stata approvata, ma a Mozzo c'è chi l'ha già applicata. Stiamo parlando del disegno di legge "Dopo di noi", varato dalla Camera dei deputati, rivolto all'assistenza delle persone con disabilità gravi che restano senza sostegno familiare. E che intende abbandonare l'approccio assistenziale in favore di un'autentica prospettiva di emancipazione.

La legge è appena stata approvata, ma a Mozzo c’è chi l’ha già applicata. Stiamo parlando del disegno di legge “Dopo di noi”, varato dalla Camera dei deputati, rivolto all’assistenza delle persone con disabilità gravi che restano senza sostegno familiare. E che intende abbandonare l’approccio assistenziale in favore di un’autentica prospettiva di emancipazione.

La legge – sottoposta al vaglio del Senato – ha l’obiettivo di evitare la “sanitarizzazione” dei casi più gravi nel momento in cui vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti, permettendo loro di continuare a vivere nelle proprie case o in case-famiglia.

Una legge che “interessa direttamente migliaia di famiglie e riguarda il livello di civiltà di un intero paese”, ha scritto il Premier Matteo Renzi su Facebook. Una legge “che non migliora solo il destino dei disabili quando rimarranno soli, ma anche quello dei genitori che fino ad oggi hanno vissuto con grande preoccupazione”.

Ma per un “dopo di noi” occorrono anche un “prima” e un “durante”. E a Mozzo, infatti, c’è già chi si è portato avanti: in via Verdi, a pochi metri dalla sede del Comune, un gruppo di nove ragazzi disabili sta già sperimentando quel che significa misurarsi con una realtà diversa, esterna al “nido” di casa.

L’emancipazione, in questo caso, veste le fattezze di un grazioso trilocale: cucina con soggiorno, bagno e due stanze da letto (messo a disposizione dal Comune) dove Cristina, Vanessa, Mauro, Sabrina, Laura, Anna, Dario, Luca e Riccardo – la maggior parte di loro compresi tra i 30 e i 40 anni – convivono già da un paio di mesi. Non tutti insieme, ovviamente. Ma a turni composti da tre persone, una volta al mese durante il weekend – con la supervisione, almeno per i primi tempi, di un educatore -.

Qui svolgono tutte le attività tipiche della vita domestica e non solo: cucinano, fanno le pulizie, affinano l’arte della convivenza e organizzano l’agenda della loro giornata. Dentro e fuori la casa, ovviamente.

L’iniziativa si chiama “Una casa per noi – Welcome” ed è promossa dall’associazione “Abilitare Convivendo” con la partecipazione dei comuni di Mozzo e Curno, delle cooperative “Lavorare Insieme”, “Alchimia” e della Fondazione Comunità Bergamasca che ha fornito un contributo di 5.000 euro nell’ottica di promuovere soluzioni abitative vicine ad una dimensione di vita famigliare vincolata alla comunità territoriale che ospita le persone disabili.

“E’ un progetto di carattere sociale, non sanitario – commenta l’assessore ai servizi sociali di Mozzo Nuccia Gasparini – reso possibile da un lungo ed efficace lavoro di rete tra i comuni di Mozzo e Curno che hanno collaborato alla riuscita del progetto. La “casa” sarà un motivo di crescita non solo per i ragazzi che a turno l’abiteranno ma anche per l’intera comunità, che li conosce ed interagisce con loro già da parecchi anni”.

L’inaugurazione dell’appartamento è avvenuta il 28 novembre alla presenza dei sindaci Paolo Pelliccioli (Mozzo) e Perlita Serra (Curno) e dell’onorevole Elena Carnevali (Pd), tra le principali sostenitrici del “Dopo di noi”: “vogliamo invertire il dato che vede oltre l’80 per cento di adulti disabili ricoverati in istituti dedicati con più di 30 posti, per puntare ad un’accoglienza diffusa (gruppi appartamento, case famiglia, appartamenti protetti), rispondendo così ad uno degli impegni contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, cioè il diritto di scegliere liberamente dove e con chi vivere”.

“Per raggiungere questo obiettivo – continua Elena Carnevali – finanziamo l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia, perché non c’è un Dopo di noi se non attraverso i progetti di distacco dalla famiglia, di sperimentazioni progressive che si realizzano durante la vita delle persone con disabilità grave”.

“Il sostegno alle persone disabili ha bisogno di una rivoluzione, questo è un primo gesto concreto”.

Commenti

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  1. Scritto da scapigliato

    Sacrosanta iniziativa. Per i genitori delle persone con disabilità – che invecchiano con l’angoscia di doverli abbandonare – e per gli stessi figli, sempre meglio tutelati nella loro dignità di persone.