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Grande Guerra, Pillola 73: le battaglie mesopotamiche fotogallery

Durante la stagione invernale, ossia nel periodo meno propizio per questo genere di operazioni, i comandanti britannici in Mesopotamia tentarono a più riprese di raggiungere il generale Townshend, assediato a Kut dalle forze di Khalil Pascià, che ammontavano, ormai a più di 30.000 uomini

Durante la stagione invernale, ossia nel periodo meno propizio per questo genere di operazioni, i comandanti britannici in Mesopotamia tentarono a più riprese di raggiungere il generale Townshend, assediato a Kut dalle forze di Khalil Pascià, che ammontavano, ormai a più di 30.000 uomini. Da questi tentativi, tutti peraltro destinati al fallimento, derivò una serie di scontri lungo il corso del Tigri, che assunsero i nomi di battaglia di Sheik Sa’ad, dello Uadi, di Hanna e di battaglia di Dujaila, ma che, in pratica, rappresentarono un’unica campagna, che aveva l’obiettivo finale di raggiungere le truppe assediate a Kut, risalendo il grande fiume.

Townshend, all’inizio di dicembre 1915, aveva comunicato al proprio comandante in capo, il generale Nixon, di avere rifornimenti per un paio di mesi: subito, Nixon assegnò al suo subordinato, il generale Aylmer, l’incarico di liberare Townshend. Alymer, forte di 3 nuove divisioni giunte dall’India, mosse dalla base avanzata di Ali Gharbi (200 km più a nord del comando supremo, sul Tigri), verso Kut, con quasi 20.000 uomini, 46 cannoni, 2 aerei e 2 monitori fluviali. A questo corpo di spedizione sbarrava la strada l’armata turca del generale Nur-Ud-Din, forte di 23.000 uomini e 72 cannoni, schierata su entrambe le rive del Tigri, a una trentina di chilometri a sud di Kut, in una località chiamata Sheik Sa’ad.

La battaglia cominciò il 6 gennaio, con un fallimento dell’attacco britannico e la perdita di 4.000 uomini: un secondo tentativo, avvenuto nella notte tra l’8 ed il 9 gennaio, diede il risultato sconcertante di un assalto a trincee abbandonate. Inspiegabilmente, il comandante turco aveva fatto ritirare i propri soldati su posizioni più arretrate e, per questo, venne subito sostituito da Khalil Pascià. Aylmer, che si trovava al punto di partenza, riprese la propria avanzata verso Kut, con forze diminuite e linee di rifornimento sempre più lunghe: questo gli fece esprimere seri dubbi sulle sue possibilità di successo, ma Nixon, che sottovalutava gravemente il potenziale militare degli avversari (Khalil avrebbe, infatti potuto contare su ingenti rinforzi da Baghdad, in caso di necessità), era, viceversa, convinto che lo sforzo congiunto di Aylmer e dei 10.000 assediati sarebbe stato più che sufficiente ad infrangere l’assedio.

Si arrivò, così, al secondo scontro, ai banchi dello Uadi, da cui si doveva passare per forza, se si voleva raggiungere Kut. Le forze britanniche attaccarono la linea turca la mattina del 13 gennaio 1916: la punte d’attacco britanniche avanzarono con sospetta estrema facilità oltre le prime linee nemiche, ma qui furono prese d’infilata dal fuoco che proveniva dalle loro spalle: un attacco frontale della 28a brigata indiana venne respinto con gravi perdite, mentre lo schieramento assumeva un andamento del tutto anomalo, con i britannici colpiti dai tiri che provenivano quasi sempre da dietro la loro linea. La sera del 13, Aylmer ordinò di sospendere l’attacco: i suoi soldati avevano conquistato le posizioni turche, ma il nemico era ancora solidamente attestato alla gola di Annah, poco più a nord e non mostrava di voler cedere facilmente. La battaglia dello Uadi costò al contingente britannico altre 1.600 perdite.

La battaglia successiva, nota come battaglia della gola di Annah, iniziò nella notte tra il 20 ed il 21 gennaio 1916 con un bombardamento del tutto inutile, che mise sul chi vive la guarnigione turca: poi, le truppe di Aylmer avanzarono sotto un forte temporale, attraversando mezzo chilometro di terra di nessuno allagata, sotto il tiro delle mitragliatrici nemiche: nessuno di quei soldati raggiunse le trincee nemiche. Altri 2.700 uomini della colonna britannica erano fuori combattimento: le medicine e le munizioni scarseggiavano, e questo, alla fine, indusse il comandante inglese a sospendere l’operazione.

Ormai, le forze di Aylmer erano in un rapporto di 1 a 5, rispetto a quelle di Khalil Pascià e il comandante britannico era certo dell’impossibilità di raggiungere Townshend a Kut: nonostante questo, il nuovo comandante in capo inglese in Mesopotamia, il generale Lake, subentrato a Nixon, gli ordinò di fare un ennesimo tentativo di sfondamento.

Questo tentativo, però, non sarebbe potuto avvenire prima dell’arrivo di consistenti rinforzi e, perciò, si stabilì di riprendere l’offensiva dopo la metà di marzo, quando i britannici avrebbero cercato di dare l’assalto alle forti posizioni nemiche della ridotta di Dujaila, che erano rimaste come un cuneo tra le forze britanniche, dopo la battaglia di Hanna, difese da 6.500 uomini.

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