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Feltri contro il Carnevale: “Poveri bimbi, obbligati a vestirsi da idioti”

Dalle colonne de Il Giornale Vittorio Feltri esprime la propria opinione, a modo suo, sulla tradizione del Carnevale: "Circolano nelle città piccoli mostri bardati da Zorro, da Arlecchino, da D'Artagnan, da fatine, da principesse, da cretine".

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di Vittorio Feltri per Il Giornale

Ci risiamo col Carnevale. Come se fosse una cosa seria, esso viene ancora celebrato, dopo secoli e secoli, duranti i quali il mondo è cambiato e non può più riconoscersi in una festa dai caratteri tribali, oggidì fuori da qualsiasi logica. Un tempo era diverso: la gente non viveva, al massimo tirava a campare. Parlo del popolazzo. Per i ricchi, invece, erano sempre bagordi, bevute senza limiti, sesso a volontà; e di lavorare i signori non ne parlavano neanche.

Non poteva durare. Cosicché per un certo periodo non infinito, i nobili consentirono alle plebi di sfogarsi. Addirittura permettevano loro di comportarsi liberamente, sospendendoli dalla schiavitù in cui erano schiacciati. La mia è una sintesi brutale. In effetti, il Carnevale è talmente antico da perdersi nella memoria: fu il paganesimo a introdurlo come una forma di (fasullo) appiattimento sociale. Se il povero e l’ abbiente, periodicamente e per breve durata, godevano di pari diritti e di licenza di peccare, la pace era assicurata.
Ora, con la democrazia rappresentativa consolidata e coi sindacati che si agitano non ha più senso mascherarsi per mandare al diavolo il capufficio o il padrone di casa, che reclama il pagamento della pigione. Chi desidera sollevarsi si rivolge alle organizzazioni che difendono i consumatori o va in piazza, tanto per dire. Non ha bisogno di farsi giustizia da sé, neanche per scherzo.
Eppure il Carnevale resiste nel costume degli occidentali, forse perché quello di Venezia, sopitosi per un secolo, non è mai morto e si è riproposto con clamore negli anni Ottanta, creando una moda.
Un rilancio in piena regola spettacolare, benché privo di contenuti. E allora eccoci qua di nuovo a travestirci: costumi secenteschi e settecenteschi, un tuffo nel passato, una ammucchiata di persone che si lasciano andare ad atteggiamenti talmente superati e idioti da essere incomprensibili.

Venezia è ricaduta in pieno nella peggiore tradizione carnascialesca e mostra di non volersi evolvere. Ma sarebbe crudele criticare soltanto la Serenissima: già, l’Italia intera non è capace di rinunciare alla buffonata che precede la Quaresima. Le vittime di questa orrenda abitudine tendente a trasformare l’esistenza in una burla sono, in particolare, i bambini, obbligati dai genitori a indossare abiti stravaganti e ad andare in giro per strada esibendo travestimenti indegni di una civiltà decente.

Circolano nelle città piccoli mostri bardati da Zorro, da Arlecchino, da D’ Artagnan, da fatine, da principesse, da cretine. L’ infanzia ridotta a recitare ruoli scriteriati per divertire papà e mamme tutti impegnati a rendere ridicoli i propri eredi senza capire che essi non sono giocattoli, bensì uomini e donne in miniatura che, un domani, rammenteranno con raccapriccio di essere stati usati quali marionette di un gioco osceno.

Occorre inoltre segnalare un fenomeno diffusissimo: dato che il buon gusto è sparito dalla circolazione, la maggior parte degli adulti si concia abitualmente e non solo a Carnevale come clochard: felpe sdrucite, jeans non solo orripilanti ma anche stracciati a bella posta, dato che lo sbrego è chic, scarpe grosse e cervello da gallina, giubbotti da idraulico in servizio permanente effettivo, cuffie da sciatori trogloditi.

L’estetica quanto l’etica è andata a farsi friggere. Per costoro di fatto è trasgressione continua. Fanno schifo. Non ci resta che confidare nella Quaresima, sperando che ispiri un abbigliamento castigato o almeno sobrio. Per favore, un minimo di compunzione e di rispetto per il comune senso del livore.

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