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Siglato il nuovo contratto per l’alimentare: interessa 6.000 bergamaschi

Siglato a Roma da FAI CISL, FLAI CGIL, UILA UIL con Federalimentare il nuovo Contratto nazionale di lavoro per il settore alimentare che interessa 6000 bergamaschi. Bramaschi, Cisl: “Le parti sociali diventano vera autorità salariale”.

“La chiusura positiva del rinnovo del Contratto nazionale dell’industria alimentare riafferma ancora una volta quanto sia importante l’azione sindacale unitaria per ottenere buoni risultati. Un segnale importante, questo rinnovo per la nostra provincia, dove sono presenti aziende multinazionali importanti, che hanno partecipato al tavolo di trattativa a Roma”.

Così Gigi Bramaschi, segretario generale della FAI CISL di Bergamo saluta la firma definitiva sul Contratto nazionale del lavoro dell’industria alimentare, firmato venerdì 5 febbraio a Roma da FAI CISL, FLAI CGIL, UILA UIL e Federalimentare.
Il Contratto interessa 6000 persone nella nostra provincia, che lavorano in aziende come Sanpellegrino, Wuber, Parmalat e Heineken.
I punti qualificanti dell’accordo danno corpo ai progetti sindacali nella partecipazione dei lavoratori alle dinamiche d’impresa; negli assetti contrattuali, “ora coerenti con la proposta unitaria di un nuovo sistema di relazioni industriali”; nella bilateralità; nella formazione congiunta, nelle nuove modalità su telelavoro e lavoro agile. Il contratto, quadriennale, integra linee guida che rafforzano ed estendono significativamente il secondo livello, rilanciando innovazione, produttività, competitività e condizioni di lavoro dei dipendenti..
Viene potenziata ed estesa la bilateralità di settore, che per la prima volta viene definita dal Ccnl. Si dà vita ad un fondo specifico che interviene a sostegno dei lavoratori che perdono occupazione a due anni dalla pensione. Tale fondo interverrà anche per lavoratori che volontariamente vogliono trasformare il contratto da full a part-time e promuoverà il turnover: un vero ‘ponte generazionale’.
Quanto agli aspetti salariali, non ci si limita ad un’ottica difensiva, ma viene incrementato il potere d’acquisto dei lavoratori attraverso aumenti salariali pari a 105 euro, condizione necessaria per sostenere il reddito delle persone, rilanciare i consumi e contribuire alla ripresa della domanda aggregata. “Le parti sociali attraverso la libera contrattazione e negoziazione diventano oggi più di ieri vera autorità salariale, protagonisti di una ripresa che coinvolge tutti: lavoratori, imprese e l’intero sistema paese”.

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